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PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

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LA CORSA ALL'ORO VERDE NELLA SELVA LACANDONA 10/2/04

Un altro contributo dalla collega di Radio Sherwood sul Chiapas. Il 28 gennaio la Ue ha firmato direttamente con il governo dello Stato di Chiapas un progetto quadriennale di 31 milioni di euro per “ridurre la povertà e la pressione sulle risorse naturali della Selva”. Partner del progetto: Oxfam, Fondazione Ford, GTZ. Ma non tutto ciò che luccica...

Giovanna Gasparello

Martedi' 10 Febbraio 2004
San Cristobal de las Casas (Chiapas) - La zona della Selva Lacandona, nel sud dello stato di Chiapas, oltre che cuore pulsante del movimento zapatista che vi sta costruendo il progetto di un mondo diverso, è un punto strategico all’interno della mappa mondiale delle riserve di ossigeno, biodiversità, acqua e molte altre risorse.
La riserva della Biosfera dei Montes Azules, creata negli anni 70 con l’intento di sgomberare le comunitá indigene presenti sul territorio, forma parte del Corredor Biológico Mesoamericano (CBM) che comprende attualmente vari stati della República Mexicana così come paesi vicini interessati dal Plan Puebla Panamá (PPP).
La Riserva dei Montes Azules, come del resto tutta la Selva Lacandona, raccoglie una enorme ricchezza di forme di vita e di risorse che hanno risvegliato gli appetiti dei governi che hanno deciso come sia importante preservare questa riserva ecologica permemttendo che grandi imprese transnazionali investano in grandi megaprogetti come superstrade, dighe, enormi monoculture di palma africana, eucalipto, gomma, coltivazioni transgeniche ma soprattutto bioprospezione e biopirateria...il metodo usato e’ suppostamente quello di conservare le risorse biologiche attraverso la creazione di corridoi e aree naturali protette, che non siano più sotto la diretta amministarzione dei governi locali ma di una vaga giurisdizione internazionale che ne permette lo sfruttamento selvaggio.
Da anni sono presenti nella Riserva della Biosfera gli insaziabili statunitensi, che lo scorso dicembre hanno formalizzato il loro controllo sulla zona attraverso il “Programma per l’utilizzo della conca del Rio Usumacinta per uno sviluppo economico con una sostenibilitá ambientale” vigente fino al 2008. Promotore del progetto, che riguarda sia Messico che Guatemala, e’ l’Agenzia Statunitense per l’Ambiente USAID, mentre la direzione e`affidata a Conservación Internacional (CI), che sfoggia un interessante ventaglio di fonti finanziatrici transnazionali come McDonald´s, Ford Motor Company, Intel, Sony, Citigroup o Bank of America e Exxon, mentre all’interno del suo consiglio di amministrazione partecipano rappresentanti di Starbucks, Gap, Hyatt, United Airlines e Cemex. Assieme al fondo delle nazioni Unite per la Popolazione questi alti papaveri si dedicherebbero umanitariamente allo “sviluppo di un piano funzionale per l’utilizzo della Conca del Rio Usumacinta, la riduzione dell’ impatto causato da incendi ed invasioni (la cui colpa e`strumentalmente addossata alle comunitá indigene presenti nella zona per chiederne lo sgombero forzato, ndt.), e la dimostrazione alle comunitá che il turismo e l’uso di risorse forestali non legnose possono essere economicamente ed ecologicamente favorevoli”.
Economicamente favorevole allo sfruttamento indiscriminato delle risorse della zona sarebbe il fatto che i legittimi abitanti sloggiassero velocemente, cosa che gli viene “cortesemente chiesta” da anni, attraverso assalti e minacce da parte della sporca alleanza costruitasi per gestire la cosiddetta “guerra di bassa intensità” , ovvero esercito, polizie varie e gruppi paramilitari appoggiati dai loro omonimi “legali”. Nel documento ufficiale “Azioni prioritarie da realizzarsi nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules” (gennaio 2004), il governo federale fissa assieme al Governo dello stato di Chiapas alcune prioritá, come “attualizzare i procedimenti giuridici-amministrativi per il cambio dell’uso del suolo invaso dalle comunitá (che sono considerate illegali per vivere senza titoli di proprietà all’interno della Biosfera). In caso i titoli di proprietá non esistano, immediatamente verrranno prese altre misure. Non si permetteranno nuove invasioni.” Questo e`l’asse politico che regge il “Piano Integrale di Riordinamento della Selva Lacandona”.

Detto fatto: all’alba del 23 gennaio forze della Marina federale, della polizia statale, delle due agenzie ambientali federali Semarnat e Profepa irrompono nella comunitá di Nuevo San rafael, situata sulle rive del Rio Lacantún, al limitare della Riserva. La comunitá e`costituita da profughi della comunitá El Calvario, nel Municipio di Sabanilla, costretti a fuggire per le minacce dell’attivissimo gruppo paramilitare Paz y Justicia. Sfortunatamente la comunitá aveva scelto come nuovo luogo per stabilirsi la zona a pochi chilometri dalla “Stazione ecologica Boca de Chajul”. Secondo una denuncia della organizzazione ambientalista “Maderas del pueblo” la stazione, fino al 2001 di proprietà dell’Università nazionale Autonoma Messicana é stata trasformata in un “hotel di turismo scientífico : per la modica cifra di 90 pesos al giorno, arrivano qui ricercatori di universitá private straniere per realizzare raccolte di materiali e bioprospezione, senza nessun tipo di controllo. Gli 80 ettari di proprietá del’hotel sono stati concessi in usufrutto per i prossimi 25 anni ad un’altra sedicente “ONG”, Espacios Naturales y Desarrollo Sustentable (Endesu,di proprietá di un ex funzionari del Ministero per l’Ambiente), alla quale lo stesso ministero ha chiesto “appoggio attivo per mantenere vigilanza e controllo nella zona”, oltre all’aiuto per riattivare il secondo hotel per biopirati, che sta sorgendo nella confluenza tra il Rio Tzendales ed il Rio Lacantùn. Il cartello che annuncia che ci si trova di fronte alla “ESTACIÓN TZENDALES per la coservazione delle Risorse naturali della Riserva della Biosfera Montes Azules, Selva Lacandona”, riporta i loghi di “Espacios Naturales” e Ford Motor Company, principale  finanziatore del progetto.

Durante il Vertice di Monterrey su “Finanziamento per lo sviluppo sostenibile” (marzo 2002) il persidente Fox annuncia formalmente la crezione della categoria internazionale dei “beni pubblici globali”e invoca la costruzione giuridica di un ordinamento mondiale che, dice, imponga restrizioni alla giurisdizione degli stati nazionali su certe risorse di beneficio globale citando come esempi l’acqua, i boschi e la biodiversitá perchè sono, conclude, risorse destinate all’uso ed alla sicurezza per tutta l’umanitá. Una maniera diplomatica per legittimare e facilitare lo sfruttamento commerciale dei “beni dell’umanita´” i quali si verrebbero a trovare in una spaecie di limbo giuridico.

All’interno di questo scenario da battaglia campale arriva ora in pompa magna chi finora aveva fatto ufficialmente la parte del grande assente, l’Unione Europea.

In una conferenza stampa svoltasi lo scvorso 3 febbraio a  San Cristobál de las Casas, le ONG chiapaneche Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de las Casas, la Red de Defensores Comunitarios por los Derechos Humanos, il Centro de Investigaciones Económicas y Políticas, il Consejo de Médicos y Parteras Indígenas y Tradicionales de Chiapas e  Maderas del Pueblo denunciano come “con la firma dell’Accordo con l’Unione Europea, che attraverso l’agenzia governativa tedesca GTZ giá finanziava progetti nel Corredor Biologico Mesoamericano, il circolo di interessi internazionali nella mega vallata dell’Usumacintasi chiude e si divide apparentemente tra due colossi. Da una parte gli Stati Uniti, assistiti tecnicamente dal governo israeliano, che controllano la zona della Riserva Lacandona, i Montes Azules e la selva guatemalteca del Petèn, attraverso la coppia Conservación Intrenacional e USAID (United States Agency for International Development); dall’altra la flesibile Unione Europea  non in tutta la Selva Lacandona ma circondando con la sua zona di influenza la Biosfera in una parte conveniente di periferia che rappresenta contemporaneamente un’accerchiamento della roccaforte statunitense.”

Come sottolineano i rappresentanti di COMPTICH,i l Trattato che l’UE ha firmato direttamente con lo Stato di Chiapas non prevede un grosso flusso di denaro, ed i progetti “sono inizialmente di basso impatto per raggiungere con il tempo una grande copertura della zona”. Infatti tra gli obiettivi il documento ufficiale inserisce “piani strategici per la pianificazione territoriale partecipativa e coordinata”, “sviluppo di sistemi stratgici di produzione sostenibile”, progetti di “accesso all’informazione e innovazione metodologica”. La metodologia e`l’appoggio e la collaborazione diretta con i rappresentanti individuati per le 16 microregioni della Selva interessate dal progetto., un’approccio che utilizzando strumentalmente il concetto di autonomia, indebloscie e spezza la resistenza e la lotta  delle comunitá per il controllo e la sovranitá sulle proprie risorse, in primis la terra. Un’approccio metodologico che del resto trova legittimazione nella gia`citata posizione di Fox riguardo ai beni naturali come beni dell’umanitá. Proprio per questo nella conferenza stampa le ONG sottolineano che “Montes Azules e`una riserva federale, vale a dire dei messicani, per questo esigiamo dalle autoritá federali e statali l’alt a tutte le operazioni isolate nei Montes Azules fino a quando tutti gli attori interessati siano consultati”.

Tra gli attori interessati il documento ufficiale sottolinea”specialmente l’EZLN ed i Municipi Autonomi, che dal 1994 hanno chiesto cambi strutturali che permettano lo sviluppo delle popolazioni indigene, dei contadini ed in generale del paese. Riconoscono gli Accordi di san Adrès firmati nel 1995 come base di questi cambi, nonostante ciò la legge Indigena approvata alla fine dal Senato della Repubblica (dominato dal PRI) ha impedito che si riannodi il dialogo con il Governo Federale. Questi attori possono manifestare opinioni diverse rispetto al progetto dipendendo dalle condizioni che si possono presentare, per questo e`importante al principio prevedere per loro una chiara differenziazione del progetto dal Plan Puebla Panamà (sic!)”. Paura? Sembrerebbe di si, considerando il comunicato dell’EZLN del 20 luglio 2003 che raccomanda a “Luis Ernesto Derbez , Ministro degli esteri, che il rilancio del Plan puebla Panamà sarà un abisso, perche in terre ribelli non si permetterá il menzionato piano.Gli zapatisti posseggono i mezzi e le informazioni necessarie e sufficienti per impedire il detto piano. Che non è una minaccia, ma una profezia.”

All’interno della conferenza stampa che a Cittá del Messico ha presentato il progetto, secondo l’agenzia di informazione del Governo del Chiapas, e`stato segnalato di fronte ai rappresentanti europei lo sforzo del governatore Pablo Salazar “per modernizzare lo stato, rispettando in ogni momento le manifestazioni locali di cultura e tradizioni”. A sua volta lo stesso governatore ha sottolineato come “beneficiarie del progetto saranno le stesse comunitá indigene...” eh si, basta chiederlo agli abitanti di Nuevo San Rafael....

A questo punto la questione inizia a riguardarci direttamente, non solo come solidarizzanti a fianco delle lotte delle popolazioni indigene ma anche come cittadini europei. Campagne di sensibilizzazione ed informazione su questo nuovo “investimento umanitario” dell’Unione sono giá in marcia, a fianco dell’attività di denuncia ed osservazione delle ONG attive in territorio chiapaneco. Importantissima continua ad essere la presenza di osservatori internazionali: lo dimostrano le dichiarazioni pubblicate sul quotidiano “El Indipendente” il 6 febbraio scorso del presidente della Commissione di Ecología del Congresso chiapaneco, Luis Gabriel Sánchez, che chiede l’espulsione in base all’art.33 ”di stranieri che intervengono in questioni interne e che consigliano indigeni dell’EZLN nella regione dei Montes Azules, politicizzando extraterritorialmente la questione”.
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