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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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GIAPPONE, LA CULTURA DEL SISMA 8/04/09


Probabilmente in Giappone, dove la terra trema ogni giorno e le norme antisismiche sono all'avanguardia, un sisma come quello che ha colpito l'Aquila non avrebbe fatto così tante vittime. Ecco come i giapponesi convivono con l'incubo del 'Big One' (nella foto kit di sopravvivenza per bambini)

Junko Terao

Mercoledi' 8 Aprile 2009


Un terremoto come quello che ha colpito l'Abruzzo in Giappone non avrebbe fatto altrettante vittime. E' il refrain che da martedì, giorno di lutto e di polemiche, si sente ripetere in continuazione. E probabilmente è vero. Nel Paese dove si verifica il 20% dei terremoti più violenti che si registrano ogni anno ne mondo, dove se una scossa fa tremare la terra senza però provocare danni non diventa nemmeno argomento di conversazione il giorno successivo, le norme antisismiche nella costruzione degli edifici sono severe e molto avanzate. Questo vale, naturalmente, per gli edifici nuovi. Come accadde nel rovinoso terremoto di Kobe del '95 – le vittime allora furono più di seimila -, la maggior parte degli edifici crollati risalivano a prima dell'81, anno delle prime norme antisismiche ritenute efficaci. Nelle città giapponesi si demolisce e ricostruisce a ritmi per noi impensabili, ma fino a dieci anni fa a Tokyo c'erano ancora un milione e 600mila edifici precedenti all'81. Il check up per controllare la propria casa è gratuito, ma la messa a norma non per tutti è abbordabile. Ad ogni modo la ricerca in questo campo è all'avanguardia e non potrebbe essere altrimenti dato che non passa giorno senza che la terra tremi, in maniera più o meno percettibile, e ogni volta potrebbe essere quella tanto temuta del 'Big One'. Secondo i calcoli dei sismologi, infatti, ogni settant'anni la regione di Tokyo dovrebbe essere colpita da un terremoto devastante, almeno quanto quello del 1923. I giapponesi vivono nell'incubo del ricordo del Grande terremoto del Kanto – la regione in cui si trova la capitale, appunto – che rase al suolo la città di Tokyo provocando la morte di oltre centomila persone, in gran parte per gli incendi conseguenti alla scossa. Se le stime degli esperti sono giuste, il Big one è dunque in ritardo, e più passa il tempo, più il fatalismo dei giapponesi aumenta. La leggenda narra che sotto l'arcipelago del Sol Levante dorma un enorme pesce gatto che ogni tanto si sveglia e muovendosi provoca i moti tellurici con cui ogni giapponese è abituato a convivere fin dalla nascita. Oltre alle severe norme antisismiche, infatti, l'altro fattore decisivo per il contenimento dei danni, sia materiali che in termini di vite umane, è la familiarità della popolazione con i terremoti e, quindi, con le misure di sicurezza. Fin da bambini i giapponesi imparano come ci si deve comportare quando il pavimento comincia a tremare, poche semplici accortezze che potrebbero essere decisive in caso di scosse violente. Nelle scuole, negli uffici, nei grandi magazzini, nei quartieri, tutti partecipano periodicamente alle esercitazioni, obbligatorie, che simulano le diverse circostanze che si potrebbero verificare a causa di un sisma. La più imponente e spettacolare si tiene ogni primo settembre, giorno in cui cade l'anniversario del grande terremoto del Kanto. Il primo ministro in persona, elmetto di sicurezza in testa, annuncia alla tv che un fortissimo terremoto ha colpito la tal regione - ogni anno cambia -, invita la popolazione alla calma e a seguire per filo e per segno le regole del caso. Esercito, vigli del fuoco, guardia costiera e polizia locale: tutti partecipano alla megasimulazione che coinvolge, ogni anno, centinaia di migliaia di cittadini. Nella vita quotidiana, poi, nulla è lasciato al caso. Come ci racconta Matteo Boscarol, giornalista che da anni vive in Giappone e con le scosse quotidiane ha imparato a convivere. “In ogni casa librerie, armadi, tavoli e frigoriferi sono assicurati alle pareti e al pavimento; è sconsigliato tenere oggetti pesanti in punti troppo elevati da terra e obbligatorio tenere in luoghi sicuri e facilmente raggiungibili estintore e kit apposito. Cibo liofilizzato, acqua a lunga conservazione, una torcia, un coltello, delle coperte: dentro c'è tutto l'occorrente per sopravvivere alcuni giorni intrappolati sotto le macerie. In genere, all'indomani di un nuovo terremoto, i kit vanno a ruba nei grandi magazzini”. Per il dopo-sisma, dunque, i giapponesi sono attrezzatissimi, ma è chiaramente sul prima che si stanno concentrando gli sforzi dei sismologi. Se prevedere quando e dove ci sarà un sisma non è possibile, l'Agenzia metereologica nipponica sta mettendo a punto un sistema di allerta che, con un margine di tempo variabile a seconda della profondità dell'epicentro, avverte i cittadini dell'imminente scossa. Di solito quelle più forti sono precedute da scosse preliminari: un migliaio di sismometri, sparsi su tutto il territorio e collegati tra loro, le rileva e invia messaggi automatici a tv, radio e telefoni cellulari tra i dieci e i quaranta secondi prima dell'arrivo del sisma. Un tempo sufficiente a permettere alle persone, perlomeno, di prendere le prime precauzioni.


Uscito su il Riformista



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