Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

MESSICO, LA GUERRIGLIA TORNA A COLPIRE 12/07/07

RITORNO A OAXACA 14/12/06

NOMINA NOTTURNA PER CALDERON, OPPOSIZIONE BEFFATA 2/12/06

MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

DIARIO DAL CHIAPAS 5/2/04

Pubblichiamo la seconda parte di questo contrbuto che ci arriva dalla Selva Lacandona. Una testimonianza di una giornalista di Radio Sherwood sui municipi "ribelli", un fenomeno che si estende a macchia d'olio. Facendo i conti con la zona più militarizzata del paese

Giovanna Gasparello

Giovedi' 5 Febbraio 2004

San Cristobal de Las Casas (Chiapas, Messico) - Parlando di militarizzazione, la zona di Ocosingo é la tana del lupo...ovvero la sede della 39º zona militare dell’esercito federale, creata appositamente per circondare la zona della Selva Lacandona, la cosiddetta”zona di conflitto”. Qui lungo la strada che porta alle rovine maya di Toniná sorge un enorme complesso residenziale...destinato agli ufficiali, e passandoci di fronte durante il viaggio di ritorno, la sera, ci imbattiamo in un gruppetto di soldati in compagnia delle loro prostitute, mentre l’odore delle ”sigarette” accese nelle mani di un paio di loro che entra dal finestrino dell’auto é quello inconfondibile della marijuana... I tre municipi piu´militarizzati del Chiapas, secondo recenti denunce della rete di Difensori Comunitari di Diritti Umani e del Centro fray Bartolomé de Las Casas sono Ocosingo, Chenaló e Tila, situati tutti nella zona norte. Le comunitá di questa zona nelle ultime settimane si stanno mobilitando con forza contro la capillare presenza militare, e rendono pubbliche quasi quotidianamente denunce di minacce e rappresaglie contro le basi d’appoggio zapatiste da parte di organizzazioni spalleggiate dal governo o dal Partito Rivoluzionario Istituzionale. In particolare gli abitanti dell’ejido Emiliano Zapata, dove sorge una grande base militare, costruita Il 7 settembre 1995, occupando un terreno di circa 5000 metri quadri senza il consenso dell’ejido Emiliano Zapata. Dopo vari giorni di manifestazioni qualche giorno fa gli abitanti della comunita´ hanno dato l’aut-aut all’esercito, manifestando la situazione insostenibile di violenza e soprusi a cui sono sottoposti.

Recentemente abbiamo percorso in automobile la strada che, partendo da Palenque, circonda dall’esterno tutta la zona della Selva Lacandona. Precisamente nella zona norte dove e´piú duro portare avanti il progetto politico zapatista. Ma sorprende la sua forte visibilitá: la strada che percorriamo é ritmata da cartelli che, molto formalmente, avvertono l’ignaro viaggiatore che “Lei é in territorio zapatista in ribellone. Qui il popolo comanda e il governo obbedisce. E’ proibita la vendita di bevande ubriacanti e di droga ed il commercio di legname prezioso.” Colpisce il grande sforzo compiuto dalle comunitá zapatiste per rendere pubblica la loro lotta, e restiamo impressionati dalla forza e dal radicamento nel territorio che pur deve avere alle proprie spalle una realtá tanto appariscente. Da sempre il movimento zapatista ha sparato comunicati invece che raffiche di mitra e usato la comunicazione. E’ l’effetto sorpresa come arma nei confronti di un mondo che pretendeva di incasellare la lotta per i diritti universali di “democracia, libertad, justicia” nella riduttiva definizione di “guerriglia latinoamericana”; la loro risposta a chi immagina un gruppuscolo di uomini armati nascosti sulle montagne. Invece le comunitá dispiegano un tappeto di parole lungo le principali vie di comunicazione che attraversano il loro territorio.
Da Ocosingo dirigendosi al nord veso Palenque ci si imbatte in un´enorme arco bianco che sorge a lato della strada, una costruzione anch’essa un tempo residenza di qualche grande proprietario terriero, una doppia fila di colonne portano dall’arco ad un grande caseggiato dipinto: é la comunitá Patria Nueva, capolugo del Municipio Autonomo Primero de Enero. Sulla stessa strada, solo pochi chilometri dopo, si incontrano i primi due posti di blocco militari della giornata: nel paesino di Temó e vicino all’incrocio Xhanil, base militare quest’ultima installata appena due anni fa, proprio durante la euforica e fantascientifica sparata dell’ allora neoeletto presidente Vicente Fox che "se retiró el Ejército de Chiapas".
Superando Palenque dopo qualche chilometro si imbocca una strada sterrata alla volta del Carcol “Que habla para todos”, ossia la comunitá di Roberto Barrios, sede della Giunta di Buon Governo della Zona Norte. La bellezza naturale del luogo ha risvegliato gli appetiti di alcune imprese staunitensi, come in altre zone della “Riserva della Biosfera dei Montes Azules”. Ci sono progetti di sfruttamento turistico (chiaramente presupponendo la scomparsa delle comunitá che qui vivono): invece dei campi di mais a Roberto Barrios ci starebbe bene un bel campo da golf... In realtá tutta la zona della Riserva dei Montes Azules é soggetta a forte pressione da parte delle autoritá statali e dell’esercito: da alcuni anni ormai piú di trenta comunitá indigene presenti in questa parte della selva vivono sotto minaccia di sgombero forzato, poiché rappresentano un´ostacolo allo sfruttamento delle abbondanti risorse (petrolio, acqua, giacimenti di uranio e altre materie prime).
La comunitá di Nuevo San Rafael sorgeva al limitare della riserva sulle rive del Rio Lacandón, fondata solo poco meno di due anni fa da un gruppo di sfollati della comunitá del Calvario, nel municipio di Sabanilla, costretti a fuggire per la pressione dei paramilitari nella loro comunitá d’origine. Continueranno peró a far parte dei ventimila profughi interni presenti in Chiapas: lo scorso 22 gennaio la Marina militare e l’esercito hanno sgomberato la comunitá appiccando il fuoco alle case delle 23 famiglie che la compongono. Il poblado di Nuevo San Rafael di fatto e’ da quasi un’anno sotto ripetute minacce di sgombero, ed ora la zona si trova completamente assediata e irraggiungibile.
La cosa divertente e´che nonostante tutte queste nobili azioni del governo messicano e delle sue forze armate per migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini,in particolare di coloro che vivono nella Selva Lacandona, poche settimane fa e´stato siglato un accordo tra l’Unione Europea e lo stato di Chiapas che prevede il versamento di 31 milioni di pesos in 4 anni. L’Unione Europea ha apprezzato lo sviluppo di un buon governo, la trasparenza nell’uso dei fondi che saranno utilizzati “per ridurre la povertá e la disuguaglianza”, cosi’ come per “ridurre la pressione socioeconomica sulle risorse naturali e le aree protette della selva”. In una conferenza stampa tenutasi a San Cristobal de las Casas lo scorso 3 febbraio, cinque ONG hanno denunciato come il “Piano integrale di riordinamento della Selva Lacandona” (all’interno del quale sono coinvolte universitá messicane e statunitensi, organismi privati di ricerca statunitensi e tedeschi e l’agenzia statunitense per l’ambiente USAID) tenti di trasformare la zona in un grande mercato di servizi ambientali: lo sfruttamento indiscriminato dei boschi, dell’acqua, della biodiversitá...

(seconda parte. La prima è stata pubblicata ieri)



Powered by Amisnet.org