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PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

MESSICO, LA GUERRIGLIA TORNA A COLPIRE 12/07/07

RITORNO A OAXACA 14/12/06

NOMINA NOTTURNA PER CALDERON, OPPOSIZIONE BEFFATA 2/12/06

MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

DIARIO DAL CHIAPAS 4/2/04

Pubblichiamo la prima parte di questo contrbuto che ci arriva dalla Selva Lacandona. Una testimonianza di una giornalista di Radio Sherwood sui municipi "ribelli", un fenomeno che si estende a macchia d'olio. Facendo i conti con la zona più militarizzata del paese

Giovanna Gasparello

Mercoledi' 4 Febbraio 2004
San Cristobal de Las Casas (Chiapas, Messico) - Molto si e´parlato nelle ultime settimane di Chiapas e Zapatismo. Nel 2004, si compiono dieci anni dall’irruzione all’interno del gioco mediatico globale delle popolazioni indigene chiapaneche in rivoplta. Dieci anni. Quelli della guerra, della resistenza, dell'autonomia, della mobilitazione nazionale e intergalattica, dell'installazione definitiva dei popoli indigeni al centro delle decisioni e della coscienza nazionali.Come racconta un vecchio comunicato del subcomandante Marcos, accadde che sulla scacchiera dove stavano giocando i potenti con il destino e la vita di migliaia di persone arriva ad un certo momento un indios e ci scaraventa sopra uno stivale zozzo di fango, e dice :scacco. Ma questo non fa parte delle regole del gioco, protestano allibiti i potenti. Ni modo, rispondono le comunitá indigene: e´proprio che nel gioco sporco del neoliberismo non ci vogliamo entrare. Ora si gioca ad un altro gioco, e le regole le decide la collettivita´...
Ed e´precisamente quello che pubblicamente da dieci anni a questa parte stanno facendo le comunitá zapatisiste in “rebeldia” come si definiscono loro stesse, cosa che implica non semplicemente una lotta di resistenza ma un processo di costruzione di alternative possibili al modello di sviluppo imposto ovunque dal cosiddetto pensiero unico. Una rebeldia che significa controllo del territorio e delle sue risorse, ma un controllo davvero dal basso ed orizzontale; la costruzione e l’autogestione dei servizi di base, che non sono altro che i diritti fondamentali alla salute, all’educazione, all’informazione, ad una vita degna...
Giorno dopo giorno, con un lento processo, le comunitá zapatiste stanno costruendo, a partire dalle particolari esigenze e particolari risorse di ogni comunita´, con forme sempre diverse e sempre nuove, processi di autogoverno ed autogestione. Costruendo secondo le proprie possibilitá e la propria immaginazione percorsi in cui incontrare un miglioramento della vita che sia condiviso a tutta la popolazione.
E’il difficile percorso dell’autonomia, dell’autodeterminazione, un concetto sul quale fior fiore di intellettuali messicani e non solo stanno versando fiumi di inchiostro soprattutto a partire dall’ 8 agosto 2003 quando, con la nomina delle Giunte del Buon Governo, si e´creato un livello superiore e distinto dell’autogoverno, ovvero cinque regioni che comprendono i vari municipi autonomi presenti gia´dal novembre 1994.
Ma se parliamo di lotte per l’autonomia e l’autogoverno non possiamo oramai concentrare l´attenzione solo al Chiapas indigeno. Stanno nascendo in moltissimi altri stati del Messico municipi autonomi, ossia esperienze di autogoverno della gente stanca dei governi locali corrotti e clientelari. E quando parliamo di Messico la corruzione ed il clientelismo vanno immaginati come all’ennesima potenza. Non si tratta di fenomeni isolati, ma di un costume diffuso e congenito in tutti i livelli di governo. Qualche mese fa la comunitá indigena di Suljaá , sulle montagne della sierra dello stato di Guerrero si e´dichiarata municipio autonomo. E un messaggio alle coscienze dei messicani e´ arrivato l´11 gennaio da Tlanepantla, un municipio rurale dello stato di Morelos, ad un’ora di distanza da Cittá del Messico, dove vivono 6000 abitanti,
che a partire dal 2003 ha intrapreso un processo di costituzione dal basso di un governo municipale eletto da assemblee popolari secondo gli usi e i costumi locali. In linea col trattato 169 della Organizzazione
Mondiale del Lavoro (OIT) e come previsto dagli Accordi di San Andrés del 1996 stipulati tra l’EZLN e il governo federale e mai rispettati.
I due mesi scorsi hanno visto sorgere aspri conflitti con il governo dello stato di Morelos e con il sindaco del Pri Diaz Osorio per via del fatto che la sua elezione a presidente municipale é avvenuta in un clima
di irregolaritá e minaccie e con solo tre voti di differenza dal candidato popolare. L’undici gennaio scorso, stanchi di tante aggressioni, gli abitanti di Tlanepantla, costituitisi in consiglio municipale autonomo, bloccarono le strade e prepararono la difesa del municipio dalle aggressioni. Dopo solo tre giorni, la notte del 14 gennaio, piu’ di mille uomini di diverse forze di polizia sono intervenuti per riconquistare il municipio ed insediare il sindaco ufficiale seguito dai suoi fedelissimi. Gli abitanti hanno cercato di respingere l’assalto della polizia, ma sono stati sopraffatti quando questa ha aperto il fuoco indiscriminatamente, ferendo un numero imprecisato di persone e uccidendo un uomo con un tiro alla testa. Successivamente, le testimonianze degli abitanti che erano riusciti a scappare nei vicini villaggi di San José e di Tlayacapan, denunciavano saccheggi, detenzioni arbitrarie, centinaia di persone disperse sulle montagne ed
inseguite a colpi di arma da fuoco. La citta´accerchiata rimane sotto coprifuoco, 40 persone sono desaparecidas, 3500 hanno abbandonato la citta´e si sono rifugiate altrove, tutte le attivitá sono bloccate.
La repressione contro le istanze di democratizzazione che giungono dalla base sociale messicana (organizzazioni indigene,contadine, sindacati, gruppi universitari...), si fa sentire forte anche in questo stato di Chiapas di cui tanto si parla in questi tempi. Militaeizzato, nonostante la propaganda governativa “que ya no hay militrización”, Come e’ risaputo, il Chiapas e’ lo stato con la piu´alta concentrazione di truppe del paese. Sono state create due zone militari, la 38 a Tenosique, Tabasco, e la 39 ad Ocosingo, entrambe al solo scopo di circondare la Selva Lacandona. A queste si sono aggiunte due nuove basi aeree: Copalar e Altamirano. Secondo la nuova dottrina dell'esercito messicano, il comandante dell'area può utilizzare "personale civile militarizzato" per "appoggiare con retroguardie, servire da informatore, mediante ricompense e/o organizzazioni segrete di informazione di guida delle truppe, camuffato o in uniforme militare". E’ la strategia di guerra a bassa intensita´che favorisce e istituzionalizza i moltissimi gruppi paramilitari presenti nelle varie zone dello stato.

(prima parte)



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