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UN AMLETO IN TERRA DI PALESTINA 27/01/09

Va in scena al Teatro Nazionale Palestinese di Gerusalemme un allestimento nato nel 2008 da un workshop dell'Eti e della Cooperazione italiana condotto da Gabriele Vacis e che oggi, per la regia di Kamel El Basha, racconta la storia e le storie dei giovani palestinesi nel solco di quella del Principe di Danimarca

Katia Ippaso

Martedi' 27 Gennaio 2009
La tragedia di Amleto è il Sapere che rabbrividisce giunto al limite dell’umano»: così scriveva il filosofo Karl Jaspers nel suo saggio “Sul Tragico” pubblicato nel 1944, quando l’orrore del Novecento non era stato completamente scoperchiato: le immagini dei campi di concentramento non avevano ancora fatto il giro del mondo, ma i grandi poteri – clericali, politici, economici – si erano da tempo resi complici del genocidio, o direttamente o facendo finta di non sapere. «Il Sapere che rabbrividisce giunto al limite dell’umano»: sono parole che tornano con la potenza terrifica dei fatti, oggi che al Teatro Nazionale Palestinese di Gerusalemme (El–Hakawati) una compagnia di adolescenti sta mettendo in scena l’opera di Shakespeare. On the footsteps of Hamlet (Sulle tracce di Amleto) si intitola lo spettacolo, che, sulla scia di The Rocky Horror Picture Show, mette in scena la tragedia della giovinezza dentro un’altra più grande tragedia che è quella che si sta consumando in Israele. Fino a qualche giorno fa gli artisti del Teatro El-Hakawati non sapevano se sarebbero andati in scena: seguivano la guerra a Gaza con dolore, blindati dentro il loro teatro di Gerusalemme Est, zona apparentemente sicura, ma in terra di Palestina niente è sicuro. Costretti a vivere al di là di un muro alto otto metri che avrebbe dovuto dividere gli arabi dagli ebrei e invece divide solo gli arabi dagli arabi, abituati al supplizio dei check-points, trattati come cittadini di serie B, i palestinesi di Gerusalemme sanno bene cosa significa vivere nella più totale precarietà. E nella paura. Da sorvegliati speciali.
Nonostante il clima esasperato delle ultime settimane, hanno deciso però di fare lo stesso lo spettacolo, che il regista Kamel El Basha dedica «alla memoria dei miei colleghi e amici – Adbel Hamid Elkorti, Ibrahim Elewat, Mazen Ghattas, Yacoub Ismail – che quest’anno sono passati all’altro mondo senza potere completare il loro sogno, e a coloro che stanno ancora lavorando per realizzare questo sogno di pace, e alle precedenti due generazioni che hanno giocato un ruolo importante all’interno del Movimento Teatrale Palestinese: presentiamo qui la quarta generazione, che ci auguriamo possa vivere in condizioni migliori di quelle in cui abbiamo vissuto noi».

Il lavoro su Amleto ha una lunga storia iniziata nell’aprile del 2008. Nato da un progetto dell’Eti-Ente Teatrale Italiano e della Cooperazione Italiana, il workshop si è tenuto tra l’Italia (Polverigi, Venezia) e Gerusalemme, sotto la guida di Gabriele Vacis (regista e pedagogo) che, con il supporto di sei artisti del Teatro Nazionale Palestinese, ha formato trenta allievi attori tra i 14 e i 21 anni, introducendoli alla tecnica della Schiera, una specie di danza ritmica che si è rivelata un’ infallibile pratica di ascolto.
«Amleto è la storia di un Eletto, di un Guerriero di Dio – questa l’idea di Vacis -. Prima pieno di dubbi, dopo aver parlato con lo spettro del padre e dopo aver ascoltato la confessione di Claudio, si convince di possedere la verità e in nome di quella verità compie una carneficina. E’ questa la storia di Amleto ed è sovrapponibile ad una serie di storie che si vivono oggi in Palestina. Per cui tanta gente è convinta di avere la verità ma molti altri si chiedono: cosa diavolo possiamo fare?».
Interrogato, spulciato, vivisezionato, in certi momenti anche rifiutato perché ritenuto troppo lontano dal presente, il testo di Shakespeare diventava, man mano che procedeva col lavoro, un ventre morbido in grado di accogliere inserti di vita vissuta, le storie drammatiche degli adolescenti palestinesi che come tutti gli adolescenti vorrebbero una vita normale e invece devono confrontarsi con i fucili ai checkpoints, i divieti dei padri e i lutti precoci.
Svuotato e poi riempito di nuovo, il testo va oggi in scena quasi integralmente: la lingua di Shakespeare tradotta in arabo classico ha avvinto i giovani attori.
C’è un unico significativo intervento della regia sulla tragedia originale. In questa versione arabo-palestinese di Hamlet, re Claudio non morirà: «La punizione più grande per lui è quella di rimanere in vita - dichiara Kamel El Basha - In questo modo può fare da specchio critico agli spettatori, indurre con la sua sola angosciata presenza a prolungare in chi guarda le domande sulla vendetta, la guerra e la pace».

Tutti i ragazzi saranno Amleto, tutte le ragazze Ofelia, mentre nei ruoli degli adulti reciteranno i tutor: Abed Al Salam (Spettro del Padre), Husam Abu Esheh (Claudio), Reem Talhami (Gertrude).
Ma la guerra nella striscia Gaza ha ulteriormente inasprito divieti e misure di sicurezza. Per cui Abdel Razaq, che avrebbe dovuto recitare il ruolo di Polonio (nonostante i suoi 21 anni), non potrà muoversi da Hebron.
Quest’estate, grazie ad un permesso speciale, aveva visto Gerusalemme per la prima volta dopo dieci anni (ai cittadini che vivono nei Territori Occupati è vietato di entrare nella Città Santa). Difficile dimenticare il suo volto raggiante nei giorni in cui si provava nel Teatro di El-Hakawati: «Lo sai quale è stata la prima cosa che ho chiesto quando sono entrato a Gerusalemme? Di vedere il mare. E l’ho visto. Come ho visto la Cupola d’Oro della Moschea della Roccia, così come ho camminato per le strade di Gerusalemme di notte. Chissà se potrò fare tutto questo una seconda volta». Quello di Abdel era più che un presentimento. Una certezza. Gli hebroniti vivono in cattività, dimenticati da dio e dagli uomini, ostaggi di un esercito che è stato messo a protezione dei coloni ebrei. Cittadini di nessuno Stato. Reietti. Abitanti di un Terzo Mondo.
Senza di lui, allo spettacolo mancherà qualcosa. Se non altro perché, tra tutti, Abdel era l’unico ad avere assoluta padronanza della lingua araba classica: suo padre e suo nonno prima di lui hanno studiata e coltivata, trasmettendola ai più giovani. Eccolo, il Terzo Mondo…

(Dopo aver debuttato a Gerusalemme, On the Footsteps of Hamlet andrà in tournèe a febbraio a Ramallah, Betlemme, Jenin, Gerico, Nablus, Nazareth ed Haifa: per informazioni sul Palestinian National Theatre, www.pnt-pal.org)

questo articolo è uscito sull'ultimo numero della rivista on-line La differenza (www.differenza.org)



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