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ANIMALE OMEGA, I LIMITI DELLA CONTAMINAZIONE 11/01/09

Tetro e danza, musica e video, si giustappongono nell'ultimo spettacolo firmato da Caterina Inesi (nella foto) e Francesca Neri Macchiaverna. Che in nome di un'ideologia artistica finisce col rinunciare alla propria vitalità, malgrado l'ottima prova di Villano e Aristegui

Attilio Scarpellini

Domenica 11 Gennaio 2009
Sulle guide di informazione degli spettacoli romani Animale Omega, l’ultima creazione di Immobile paziente (al secolo Caterina Inesi e Francesca Neri Macchiaverna) in gran parte ispirata alle Particelle elementari di Michel Houellebecq, è rubricato alla voce “teatrodanza”. Ma la sua identità è più complessa di un’etichetta che appartiene comunque al mondo e al linguaggio della danza contemporanea: la vicenda gemellare che Francesco Villano (un attore) e Mikel Aristegui (un danzatore) interpretano sulla scena del Rialto Santambrogio, giustappone senza soluzione di continuità non solo teatro e danza, parola e movimento, ma la musica polistrumentale di Marco della Rocca e i video di Francesca Neri Macchiaverna. Ed è in questo movimento incessante, nevrotico ed euforico a un tempo, di contaminazione e di distrazione di un linguaggio nell’altro che lo spettacolo va letto per quel che è: l’esercizio di stile di una poetica del contemporaneo ormai alle soglie del collasso. La sua parte felice sta tutta nel vigore ironico, a tratti intenerito, che Villano e Aristegui, instancabili perfomatori del suo perpetuum mobile , infondono alla relazione asimmetrica tra i due personaggi. Un’emulsione di teatralità dissolve i confini tra i codici convocati sulla scena – ivi compreso quello letterario che informa l’intera operazione – in altrettanti raptus di pura espressività, dove, in un caos di sedie alla Ionesco, chi parla e chi danza si scambiano di posto. Peccato che questa possibilità di fusione venga fiaccata dalla consapevolezza (infelice) di un’estetica che, per timidezza o per superbia, non vuole recedere dai propri presupposti concettuali. La differita video che raggela la scena, vecchio e ormai innocuo insulto alla sua presenza corporale, è un intellettualismo ridondante per una visione che potrebbe risolversi nella semplice, fragrante immanenza di tutti i suoi corpi – fisici, simbolici, musicali. C’è una volontà di racconto in Animale Omega che Caterina Inesi, coreografa in fuga dalla danza, aveva già portato in scena in Tutto di prima, lavoro incentrato su un testo di Murakami Haruki. Ma a dispetto di una maggior coerenza drammaturgica, l’angelo (postmoderno) della dispersione fa vorticare le particelle di Houellebecq in una rarefazione senza rimedio, incrinando la forza poetica che trasaliva dai frammenti dello scrittore giapponese. Il risultato è uno spettacolo che, intimidito dalla propria ideologia artistica, preferisce rifiutare la propria bellezza e comprimere la propria vitalità, pur di non chiudersi nel duro cerchio dell’arte.

questa recensione è comparsa oggi su L'Unità. Su Caterina Inesi vedi l'articolo "Danzando con Murakami" pubblicato su Il sipario strappato l'11/03/08



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