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ADDIO AL PATRIARCA, GUARDANDO AL FUTURO 10/12/2008

Al centro del rito il metropolita Kirill, 62 anni: reggente temporaneo, gran sostenitore dell’ecumenismo, riformista è il favorito alla successione. Ma corre voce che il preferito dal Cremlino sia il tesoriere Clement. sostenuto dall’ala più conservatrice del Patriarcato.

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 10 Dicembre 2008
MOSCA - È stato il giorno dell’ultimo addio ad Alessio II, ieri a Mosca, sotto una pioggia battente: per lui funerali solenni e interminabili, in diretta sulle tv di stato. A lutto l’intera città: spente le luci natalizie, sospesi i programmi di intrattenimento nell’etere, bloccato al traffico il centro, 6mila poliziotti schierati, compresi quelli antisommossa. Segno evidente di una Russia dove la fede ortodossa è ormai parte integrante dell’identità nazionale.
Dopo il saluto del popolo, è toccato alle alte gerarchie della Chiesa e della politica. 6 ore di cerimonia, tutti in piedi, nel segno della tradizione: prima la liturgia funebre a porte chiuse nella Cattedrale del Cristo Salvatore, davanti a 200 patriarchi delle chiese ortodosse russe e mondiali in abito bianco, ed esponenti di altre religioni: i cardinali cattolici, musulmani ed ebrei russi, e un ayatollah dall’Iran. Solo con la messa vera e propria appaiono in prima fila il presidente Medvedev e il premier Putin con le mogli. Accanto a loro il serbo Tadic, il bielorusso Lukashenko e il leader dell’Ossezia del sud, che Alessio ha rifiutato di “inglobare” nella chiesa di Mosca dopo la guerra: un gesto di distensione verso il patriarca della Georgia Ilia, presente alla cerimonia. C’è anche Maria Ròmanov, della famiglia imperiale russa: l’ex patriarca santificò lo zar Nicola II. Quasi 100mila fedeli da sabato, in fila per ore, hanno omaggiato l’uomo che ha fatto rinascere la Chiesa russa dopo l’Urss. Ieri in 5mila, han visto la sua bara sfilare intorno alla cattedrale in processione, mentre suonavano a lutto anche le campane del Cremlino, per poi accompagnarlo alla sepoltura nella storica chiesa dell'Epifania, cappella dell’Annunciazione: aperta anche in età sovietica, proprio qui Alessio fu investito nel 1990. Al centro del rito il metropolita Kirill, 62 anni: reggente temporaneo, gran sostenitore dell’ecumenismo, è il favorito alla successione. Nel suo discorso commemorativo ha riassunto l’importanza della figura dell’ultimo patriarca: “Ci ha lasciato con una chiesa diversa: non più debole e ininfluente, ma unita al suo popolo. Milioni di persone, che hanno capito che senza Dio e la sua verità non può esistere una verità umana”. Ma corre voce che il preferito dal Cremlino sia il tesoriere Clement. Sostenuto dall’ala conservatrice del Patriarcato, quella che fa capo al seminario universitario del monastero di Serghev Posad, il «Vaticano» russo a nord di Mosca; in lotta con la corrente riformista dei «pietroburghesi». Kirill può forse contare sull'appoggio della chiesa russa all'estero, più moderna; ma a suo sfavore gioca quella vecchia storia degli anni 90, quando per finanziare la sua Chiesa ridotta al lumicino gli venne l’idea, pare, di importare alcool e sigarette senza dazi.

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