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MEMORIAL RUSSIA, SEQUESTRATE LE MEMORIE DEL GULAG 9/12/08

Operazione di polizia a Pietroburgo nella sede di Memorial, la storica ong per i diritti umani fondata nel 1989, dove un gruppo di storici studia gli anni del Terrore sovietico recuperando da certosini i materiali della repressione politica. Ora si rischia che 20 anni di lavoro, e di Memoria, vadano in fumo (nella foto: Irina Flige del Centro studi storici)

Lucia Sgueglia

Martedi' 9 Dicembre 2008
MOSCA – Il primo timore, alla notizia, è che 20 anni di lavoro finiscano buttati al vento d'un colpo. Poi, rabbia alterna a stupore. 4 dicembre 2008, San Pietroburgo, via Rubinstein, poco fuori dal centro. 7 uomini dell'ufficio del Procuratore generale, armati e "alcuni a volto coperto" fa irruzione nella sede di Memorial, branca cittadina della storica ong moscovita per i diritti umani fondata nel 1989, dove un gruppo di storici agguerriti (molti ex "dissidenti") studia gli anni del Terrore sovietico recuperando da certosini i materiali della repressione politica. Dopo aver scartabellato per ore nei locali del Centro d'Informazione e Ricerca (RIC), i 7 ne confiscano l'intero archivio elettronico: 11 hard disk, cd, 10mila fotografie d'epoca, diari. Documenti sulla storia del GULag coi nomi di più di 50mile vittime, molte della regione di Leningrado, cui il Centro cui faceva da "voce", le testimonianze dei sopravvissuti, i risultati delle perizie sulle fosse comuni. Storia privata contro storia ufficiale, piccole memorie contro biografie dei Grandi. Perché? Motivo ufficiale dell'operazione: Memorial è sospettata di finanziare un quotidiano locale di opposizione, Nuova Pietroburgo, chiuso nel 2007 per aver pubblicato un articolo "estremista". In quella definizione, secondo la legge russa, ricadono una miriade di "reati", dalla critica al potere costituito all'integralismo religioso ai proclami xenofobi.

Ma la ong cosa c'entra? "Assolutamente nulla – ci dice affranta al telefono Irina Flige, direttrice dell'ala storica dell'organizzazione. - A noi pare una cosa prima di tutto insensata. Pra il nostro lavoro è paralizzato". Qualche giorno fa le hanno restituito i documenti cartacei requisiti: " ma non hanno detto se e quando potremo riavere gli hard disk, nulla". Qualcuno spera sia "uno stupido errore o lo zelo eccessivo di qualcuno ai piani bassi", anche perché Memorial gode del rispetto delle autorità nonostante il lavoro "critico" sulla Cecenia. Ma se non è un errore, ha detto Flige allarmata giorni fa, "allora è un tentativo di intimidire la nostra organizzazione, che potrebbe condurre alla sua chiusura". Una pista alternativa la suggerisce Juli Rybak, suo collega: il raid potrebbe essere legato alla proiezione di "Rebellion – the Litvinenko case", un documentario presentato il 20 novembre al centro Sakharov di Mosca, per iniziativa di Memorial, bandito in Russia.

In questi anni, le ricerche del Ric hanno aiutato a stabilire il fato di migliaia di persone scomparse nel Grande Terrore, consegnando alle famiglie almeno una storia da conservare, un resoconto dei fatti. Gli archivi sono stati usati da storici e accademici di tutto il mondo per mettere insieme libri su quei temi e quel periodo: oggi, indignati e preoccupati, firmano una lettera ufficiale di "protesta" indirizzata al presidente russo Medvedev, alla "sindaca" della regione di Leningrado Matvienko, al Procuratore Chaika, ai ministri dell'interno e degli esteri della Federazione, alla Commissione russa per i Diritti Umani. "Un tesoro nazionale" gli archivi di Memorial, per Human Rights Watch. Su questi si basa anche il Museo del GULag creato dall'organizzazione: non fatto di mattoni ma virtuale, sul web dove si può tra l'altro sperimentare un "tour" dei campi di lavoro. Il vero, grande museo che Memorial auspica da anni lo Stato russo si incarichi di aprire per ricordare il Terrore, non c'è. Controversa l'eredità staliniana nella Russia tra Putin e Medvedev, se nelle scuole si discute su un manuale per docenti che definisce il Piccolo Padre "un manager efficiente" che industrializzò l'Urss salvandola dai nazisti; se nel concorso tv per scegliere il personaggio simbolo della storia russa, Josip Dzhugashvili si piazza 3° dopo il principe Nevskj e Pietro il Grande; e il direttore degli Archivi di Stato ieri, in un convegno internazionale di studiosi dello stalinismo a Mosca, ha notato che a tuttoggi un quarto degli archivi dell'era resta "chiuso" in barba alla legge che prevede 30 anni per desecretarli (machiavelliche le procedure burocratiche), e "non esiste ancora una biografia di Stalin scritta da un esperto, mentre centinaia di falsi nelle librerie alimentano il suo mito".

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