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LA SVOLTA DI ISLAMABAD 9/12/08

Il Pakistan ci prova: si arresta il ricercato numero uno per i fatti di Mumbai mentre i raid anti estremisti si susseguono, dal Kashmir al Punjab. E mentre Obama si dimostra disposto a credere nel nuovo corso pachistano. Ma intanto i talebani mettono a punto a Peshawar un colpo doppio e clamoroso. Che il Pentagono liquida con una battuta poco credibile

Emanuele Giordana

Martedi' 9 Dicembre 2008

Domenica scorsa Barack Obama lo aveva detto in un'intervista alla catena televisiva Nbc: Il Pakistan di Asif Ali Zardari sta mandando i “segnali giusti”. E nello stesso giorno il segretario di Stato uscente Condoleezza Rice aveva chiesto al Pakistan di dare un segnale rapido, arrestando subito i presunti colpevoli dell'attentato di Mumbai. E se, proprio domenica all'alba - e poi ancora tra la notte di sabato e lunedi - i talebani mettevano a segno un clamoroso attentato contro due installazioni logistiche della Nato in Pakistan, dando fuoco a decine di camion e blindati, Islamabad portava a casa il primo tangibile risultato a dieci giorni dalla strage di Mumbai. Il presunto pianificatore degli attentati a catena nel cuore della capitale finanziaria dell'Unione, Zaki-ur-Rehman Lakhwi, è stato infatti stato arrestato dalle forze di sicurezza pachistane.
Zaki-ur-Rehman Lakhwi, è stato ammanettato domenica nel pomeriggio in un campo di addestramento, che alcune fonti fanno risalire al gruppo Jamaat-ud-Dawa, nella zona Shawai Nullah, alla periferia di Muzaffarabad, la capitale dell'Azad Kashmir, il Kashmir pachistano (l'agenzia Aki sostiene che si sia trattato di un'altra località che i servizi tengono però segreta). Stando a quanto rende noto la stampa pachistana, Lakhwi, che sarebbe stato arrestato insieme a diverse altre persone che si trovavano con lui nel campo (sino a venti secondo alcune fonti ), è uno dei presunti attentatori il cui nome figura nella famigerata lista dei venti ricercati di cui l'India aveva chiesto l'estradizione al Pakistan e che per giorni è stata al centro di accuse e contenziosi. Il suo arresto è stato comunque confermato dalla Jamaat-ud-Dawa. l'organizzazione caritatevole in cui si sarebbe trasformato il gruppo terrorista Lashkar-e-Toiba (LeT) dopo la sua messa al bando in Pakistan nel 2002, in seguito al clamoroso attacco del 2001 al parlamento indiano. Nel campo sono stati sparati alcuni colpi, ma la resistenza sarebbe durata pochissimo. Non è finita qui.
Le forze armate pachistane stanno pianificando nuovi raid nel Punjab per far cadere nella rete altri militanti del LeT, il gruppo terrorista che gli indiani considerano la mente e il braccio delle stragi di Mumbai: ci sarebbero nel mirino le città di Muredkey, Sheikhupura, Faisalabad e altri centri della fertile provincia dei “cinque fiumi”, dicono le indiscrezioni. Manovra insomma a tutto campo. Vero o non vero che la Rice avesse dato un tempo a Zardari (domenica però il capo della diplomazia Usa ha smentito che fosse stata dato al Pakistan una indicazione precisa per dimostrare i risultati delle sue indagini), Islamabad si è mossa in fretta e probabilmente in accordo con l'intelligence americana: Lakhwi sarà infatti interrogato sia da agenti pachistani dei servizi segreti (Isi), sia da uomini dell'Fbi.
Che il Pakistan stia andando nella “giusta direzione” e che non tollererà che atti terroristici “vengano sferrati o pianificati” all'interno del suo territorio, lo ha ribadito anche il ministro per l'Informazione pachistano Sherry Rehman, durante un incontro con la stampa. Ma questa volta alle parole han fatto da contraltare i fatti. Più di un motivo del resto spinge il Pakistan ad agire in fretta e con determinazione: l'Amministrazione Bush sta infatti preparando per Obama i conti di quanto il Pakistan è costato agli Usa (circa 10 miliardi) per la guerra al terrorismo e di come molto di questo danaro sia andato buttato. Ma il documento, citato dal quotidiano Pak Tribune, oltre a toccare il tasto sensibile dei finanziamenti, rimarcherebbe comunque l'importanza strategica del “Paese dei puri”. Cosa per altro di cui Obama, e il suo uomo alla Difesa, (Robert Gates, cui Barak ha chiesto di non lasciare la poltrona del Pentagono) sono convinti.
Intanto si fa il bilancio dalle due clamorose azioni messe in atto tra domenica mattina all'alba e lunedi dopo mezzanotte probabilmente da commando congiunti di talebani pachistani e afgani e che hanno colpito, alla periferia di di Peshawar (la capitale della provincia del NordOvest a un pugno di chilometri dal confine) due campi di servizio logistico per le truppe Nato e americane impegnate nel conflitto afgano. I due ricoveri erano sorvegliati da contractor di cui il commando ha avuto ragione in un batter d'occhio (uno di loro è stato ucciso domenica) . Il bilancio è incerto ma i due attentati avrebbero messo fuori uso, dandoli alla e fiamme, oltre 170 tra veicoli e container tra cui più di 60 blindati tipo Humwee. Al primo raid avrebbero preso parte – scrive la Bbc - 300 miliziani.
Per il Pentagono le azioni di Peshawar avrebbero avuto un impatto “insignificante” sulle “immediate capacità di combattimento” delle truppe occidentali. Ma la dichiarazione pare una risposta assai poco brillante rispetto alla qualità dell'operazione e alla quantità di mezzi date alle fiamme.
Emanuele Giordana

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