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VEGLIA PER ALESSIO II, LA SORPRESA DELLA FOLLA 7/12/08

Si sorprendono gli stessi fedeli, a Mosca, a veder la fila chilometrica accorsa a porgere l'ultimo saluto ad Alessio II. I ricordi di chi c'era, la via alla successione

Lucia Sgueglia

Domenica 7 Dicembre 2008
MOSCA – La fila di fedeli si snoda ad anello tutt’intorno all’imponente Cattedrale del Cristo Salvatore in attesa della salma di Alessio II per la veglia funebre, nella sera moscovita insolitamente tiepida, quando arriva la notizia della nomina a “patriarca temporaneo” del 62enne Kirill, metropolita di Smolensk e Kaliningrad, l’enclave russa in mezzo all’Europa. Quasi un auspicio, quel ponte geografico verso Ovest, per Kirill che è anche favorito alla successione e rappresenta l’ala ecumenica della Chiesa russa, quella che spera in un riavvicinamento al Vaticano; considerato aperto e riformista, compare anche ogni settimana in tv con “Parola di un pastore”.
«Stimiamo molto il vostro Papa, ma dovevamo prima di tutto rafforzare la nostra Chiesa in ginocchio», dice Tamara, 72 anni, vecchia generazione come la maggioranza qui. Si è messa in fila da mezzogiorno, sei ore prima che il catafalco col corpo del Patriarca facesse ingresso nel duomo, tra migliaia di fedeli in una cerimonia solenne. «Un uomo luminoso - dice. - Dopo l’Urss che distruggeva le Chiese ci ha risollevato, facendo dell’Ortodossia una religione di Stato».
Il rapporto coi potenti? «Erano sempre loro che venivano da lui, mai viceversa. Stava dalla parte dei semplici, sapeva parlare a tutti». Ricorda Gorbaciov che aprì alla libertà di culto, ma «non è mai andato in Chiesa». Stalin che al posto di questo tempio costruì una piscina in cui «venivo a nuotare anch’io, Dio mi perdoni» (si fa il segno della croce), ma con la guerra, quando i tedeschi erano alle porte di Mosca, «tirò fuori l’icona della Madonna di Kazan, perché il popolo russo aveva bisogno di credere nella Vittoria». E oggi? Alessio «ha riportato persino i comunisti in Chiesa - ride - chi l’avrebbe mai detto?».
Alcuni nonni tengono per mano i nipoti, i giovani sono pochi ma aumentano col passare delle ore, insieme a famiglie intere, molti portano mazzi di garofani o gigli: «Mi sono avvicinato alla fede quando mia nonna è morta 4 anni fa - Igor, 24 anni, è praticante assiduo - Oggi non potrei immaginare una Russia senza Alessio II. Non è nazionalismo, ma identità». Olga, 38 anni, commossa: «Ero iscritta al Komsomol, allora nessuno sapeva o capiva cosa fosse la religione. Mi sono battezzata a 27 anni». «C’era chi lo criticava per i suoi rapporti intensi col secolo, come quel Diomede (vescovo pauperista scomunicato quest’anno) - incalza Ekaterina fidanzata di Igor - ma la sua era la strada giusta se ha avvicinato noi ragazzi alla chiesa.» La fede dei politici? «Certo, quando Putin salì al Cremlino ci fu la guerra cecena, e la fede ortodossa forse aveva un senso particolare».
Dentro il tempio illuminato a giorno, a stampa e tv è riservato un posto in prima fila di fronte a decine di prelati in bianco. Suonano ripetutamente le campane in cima alla Cattedrale, Alessio riposerà qui fino a martedì. I funerali, come da suo testamento, nella Chiesa dell’Epifania di Elokhovo, dove verrà anche sepolto.

Oggi sul Il Messaggero



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