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PUTIN IN DIRETTA, MARATONA ALLA TV 5/12/08

Botta-risposta coi cittadini russi, stavolta molto preoccupati del futuro, con lo spettro di un ritorno al deficit dei ‘90

Barbara Yukos

Venerdi' 5 Dicembre 2008

MOSCA – La prima domanda la lancia al telefono un giovane padre di famiglia dalla provincia, e non son rose e fiori né i complimenti di un anno fa: “Ho appena perso il lavoro, o due figli, che ne sarà di noi?”. Affronta in diretta tv la prova della crisi economica, Vladimir Putin, in quella che dopo la presidenza ha voluto mantenere come tradizione, anche da premier. Il solito botta-risposta coi cittadini russi, stavolta molto preoccupati del futuro, con lo spettro di un ritorno al deficit dei ‘90. Le domande - un milione e 300mila da tutta la Federazione via mail, sms, fax – previamente selezionate dalla redazione, evitando magari le più spinose. Ma la crisi, inevitabilmente, è al centro. Oleg è uno dei nuovi disoccupati (dal 6,1 al 7% nell’ultimo mese), nella Russia dove ora il Governo Putin ammette il problema, pur dandone la colpa agli Stati Uniti. Per lui c’è il sussidio di disoccupazione, appena aumentato a 4700 rubli: 168 dollari al cambio di ieri, ma vai a sapere se il rublo si svaluterà ancora. L’ex zar giura di no: “Sarà un periodo duro, non lo nego. Ma la Russia ha tutte le chance per superarlo: non è piu il paese degli anni 90, quando avevamo persino problemi di integrità territoriale”. Oggi, coi proventi del gas e del petrolio, ha messo da parte riserve in oro e valuta estera che sono le terze al mondo: “le useremo, oculatamente”. Finora però, fa notare uno spettatore, gli aiuti statali (5 trilioni di rubli) sono andati tutti alle banche e alle big companies, e molti dei beneficiari han pensato bene di metterli in salvo all’estero. Già pronte altre sovvenzioni per le grandi aziende. “Ma forse non basterà” dice Putin: perciò «Lo stato potrebbe entrare nei capitali delle grandi imprese, là dove sarà vantaggioso per lui e i contribuenti”; magari “su grande scala»: l’ipotesi nazionalizzazione.
In studio un signore di Volgograd ricorda che nella città Eroe della seconda guerra mondiale non arriva ancora un’autostrada, poi: “possiamo comprare gli abeti di Natale e festeggiare tranquilli?”. Per gli esperti, l’anno nuovo porterà un brutto dono, nei primi mesi: l’apice della crisi. Putin sorride e tranquillizza. Non dimentica che molta della sua popolarità è dovuta a 7 anni di quel boom, oggi a rischio. Vengono fuori le debolezze della giovane economia russa. Un’azienda agricola nel Tatarstan musulmano soffre della concorrenza estera (la Russia non esporta nulla e importa moltissimo), lui elogia il libero mercato: “non possiamo chiudere le frontiere ai prodotti altrui”. Nell’ospedale di Khabarovsk, l’estremo oriente che confina con la Cina, una dottoressa non sa cosa rispondere al figlio che chiede una piccola vacanza, il volo per Mosca costa 32mila rubli: “ci sentiamo isolati”. Dalla Buriazia la piccola orfana Dasha chiede per capodanno un vestito da Principessa, e si ritrova invitata a Mosca da VVP in persona. Telefonano anche dall’Abkhazia - non proprio “russa”, ma insomma. Ecco Valya, 68 anni da Omsk: “quand’è che le nostre pensioni basteranno per vivere dignitosamente?” I prezzi alle stelle, solo le bollette succhiano metà della sua pensione: 100 euro scarsi. Putin ammette: l’inflazione è peggio del previsto, siamo sul 13%. Tono calmo, solito mattatore per 3 ore e 80 quesiti. La sfera sociale, promette, non sarà toccata, anzi rafforzata. Ma così, notano gli esperti, la coperta da un lato sarà per forza corta. Natalia è in allarme per la casa: le banche han smesso di concedere dilazioni sui mutui e nuovi crediti. Mai impreparato Putin, ma scarica un po’ di responsabilità sulle amministrazioni regionali: un cementificio non paga stipendi da 3 mesi? “Non ne hanno il diritto”.
Morbido a casa, duro coi vicini. “E’ vero che volete appendere Saakashvili per quel punto lì?”. “Perché un solo punto?” ironizza Putin, poi: “deve pagare i crimini verso il proprio e altri popoli”. Il gas? Forniture diminuite all’Ucraina se non salda i debiti (“non possiamo dar via gratis i nostri beni”). Un esempio: “i prezzi del barile ora sono giù, per noi è un danno ma non ci lamentiamo. È giusto: è il mercato”. Da Obama “segnali positivi” ora che la Nato frena sull’adesione di Tiblisi e Kiev. E mentre il presidente Medvedev preferisce comunicare col popolo via web e blog, Putin giura “non voglio tornare presidente”. Almeno “non prima del 2012”, quando scadrà il mandato dell’attuale zar. Al paese ora serve stabilità.




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