Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GLI ISLAMISTI BLOCCANO ISLAMABAD

Occhio per occhio, stupro per stupro

Edhi, il benefattore privato con un occhio alla cosa pubblica

PUGNO DI FERRO DOPO LAHORE

PAKISTAN, STRAGE A PASQUA

NUOVA STRAGE A SCUOLA IN PAKISTAN

IL GRANDE GIOCO IN PAKISTAN

LA GUERRA INFINITA DI PAKISTAN E AFGHANISTAN

Seymour Hersh e la morte di bin Laden

Giustizia per Malala ma non per tutti

L'"ERRORE" CHE HA UCCISO GIOVANNI LO PORTO

PESHAWAR, IL GIORNO DOPO

PESHAWAR, CRONACA DI UN MASSACRO

STRAGE DI WAGAH, NUOVI GRUPPI VECCHIE STRATEGIE 3/11/14

DOMENICA DI SANGUE A KARACHI 10/6/14

LA PISTA LASHKAR-E-TOIBA

Anche se mancano riscontri alle dichiarazioni dell’unico terrorista di cui finora si sappia il nome, Ajmal Amir Kamal, E che ha dichiarato, nelle mani della polizia indiana, di essere un militante della formazione Lashkar-e-Toiba, le indagini puntano verso il gruppo kashmiri

A sin il fondatore della LeT HafizMohammadSaeed (foto tratta dal sito della Bbc)

Joseph Zarlingo

Domenica 30 Novembre 2008

I frammenti cominciano a incastrarsi. Le tessere a comporsi in un mosaico coerente, se non ancora completo. L’intelligence indiana e la polizia del Maharashtra, lo stato di cui Mumbai è la capitale oggi ferita, iniziano a parlare di «prove certe» raccolte sui luoghi degli attacchi terroristici. Prove certe che conducono verso il Pakistan, anche se lì le tracce si disperdono in mille piste.
E’ certo ormai che i terroristi sono arrivati a bordo della MV Alpha, una nave pakistana registrata in Vietnam, fino a poche miglia dalla costa di Mumbai. È certo che hanno intercettato e catturato un peschereccio indiano, il Kuber, di proprietà dei fratelli Hiralal e Vinod Masani, partito dal porto di Por Bandar, nello stato indiano del Gujarat, il 14 novembre. Nelle ultime ore, la polizia indiana ha trovato il corpo del capitano del Kuber, che all’inizio delle indagini si credevano complici dei terroristi. Il corpo del capitato, secondo quanto rivelato dalla polizia di Mumbai, era con le mani legate dietro la schiena ed era stato decapitato. I corpi degli altri quattro membri dell’equipaggio sono stati gettati in mare.
Il secondo insieme di prove in mano agli investigatori indiani sono le registrazioni delle chiamate partite dai cellulari dei terroristi nell’hotel Taj Mahal Palace per studiarne la planimetria. Le telefonate sono tutte dirette in Pakistan. Il vice capo della polizia del Maharashtra, R. Patil ha detto in una conferenza stampa che i terroristi «venivano istruiti dall’esterno su come muoversi nell’hotel». Patil ha escluso che qualche dipendente dell’hotel fosse coinvolto nell’attacco, come invece era sembrato fino a qualche ora fa. «Questi terroristi sono arrivati a Mumbai tra le 8,30 e le 9 di sera dell giorno dell’attacco», ha spiegato Patel.
La pista pakistana, dunque assume consistenza. Anche se mancano riscontri alle dichiarazioni dell’unico terrorista di cui finora si sappia il nome, Ajmal Amir Kamal, che ha dichiarato, nelle mani della polizia indiana, di essere un militante della formazione Lashkar-e-Toiba.
Il Lashkar-e-Toiba è un’organizzazione armata del Kashmir, creata alla fine degli anni novanta, poco prima che tra India e Pakistan scoppiasse la cosiddetta guerra di Kargill, nel 1999. Negli ultimi anni, dal 2002, la situazione in Kashmir si è progressivamente tranquillizzata e molti analisti, fin dalla fine del 2007, sostenevano che la relativa pace in Kashmir sarebbe stata pagata con un’espansione delle attività jihadiste nel resto dell’India e del Pakistan.
Sul sito ufficiale del movimento Jaamat ad-Dawa, considerato il braccio politico del Lashkar-e-Toiba, gli attentati di Mumbai, però, non vengono rivendicati e anzi un articolo apparso ieri, senza firma, li attribuisce agli scontri tra fazioni estremiste hindu che non avrebbero accettato la linea dura adottata dal governo di Manmohan Singh contro di loro. È vero però che Lashkar e-Toiba è considerato responsabile sia dell’attacco contro il Merriott Hotel di Islamabad, in Pakistan, a settembre scorso, sia, secondo alcune fonti, dell’assassinio di Benazir Bhutto. Ed è vero che a gennaio del 2007, in una conferenza nazionale del Jaamat ad-Dawa, così come negli articoli apparsi sulla rivista Ghazwa e firmati da uno dei leader di Lashkar-e-Toiba Abdul Rehman Makki, i terroristi proponevano la jihad come soluzione dei problemi del Kashmir. Di più: in due anni, secondo Makki, Lashkar e-Toiba sarebbe stata in grado di «sottomettere gli hindu e riportare il grande dominio Moghul».
Al convegno di gennaio 2007 c’erano anche alcuni generali pakistani in pensione. Forse è tra i loro fedelissimi che le tessere del mosaico di Mumbai possono trasformarsi in un disegno completo. In cui al centro c’è il disegno di far saltare la pace tra India e Pakistan e incendiare tutta l’Asia meridionale.



Powered by Amisnet.org