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COMUNISTI RUSSI A CONGRESSO: L'OTTIMISMO DELLA CRISI 1/12/08

C’era grande ottimismo al 13esimo congresso del Partito Comunista russo (Kprf), conclusosi ieri a Mosca. Tutti convinti: il futuro sarà radioso. Proprio grazie alla crisi economica, che rilancia in tutto il mondo le idee socialiste e comuniste. E che, si spera, darà una spallata al potere di Putin e Medvedev.

Lucia Sgueglia

Lunedi' 1 Dicembre 2008
MOSCA - “Preparatevi, soffia il vento del cambiamento. La crisi del sistema finanziario mondiale mostra che il collasso del capitalismo è inevitabile. La rivoluzione è vicina”. C’era grande ottimismo al 13esimo congresso del Partito Comunista russo (Kprf), conclusosi ieri a Mosca. Tutti convinti: il futuro sarà radioso. Proprio grazie alla crisi economica, che rilancia in tutto il mondo le idee socialiste e comuniste. A parlare è Gennadi Zyuganov, inossidabile leader della vecchia guardia: “Siamo l’unica vera opposizione in Russia”, si vanta, forte di quel 13% di consensi che assicura al Kprf un posto alla Duma, in pratica solo a contrastare il gigante di Russia Unita. Unico ad aver detto no all’estensione del mandato presidenziale da 4 a 6 anni, voluta da Medvedev, ora attacca frontalmente il governo Putin: “Il Cremlino ha promesso troppo e fatto poco. Solo noi abbiamo la soluzione alla crisi”. Quale? Smettere di dare soldi a chi “ha portato il paese alla bancarotta” (oligarchi), rinazionalizzare i settori energetico e minerario, ristabilire l’elezione “diretta e democratica” dei governatori regionali. A votare per il partito erede del Pcus, mai riformato dopo il crollo dell’Urss, oggi sono pensionati - lo zoccolo duro bastonato dai tagli al welfare, - nostalgici e working class (quella che non va a destra), ma anche giovani radicali, e classe media-intellettuale delusa dai liberali. Qualche anno fa pareva in declino col boom putiniano, oggi punta speranzoso al salto di qualità, a un “socialismo rinnovato per il 21esimo secolo”. Priorità assoluta, svecchiare i quadri ancora gerontofili. Passa una mozione, il 40% dei dirigenti dovranno avere d’oggi in poi meno di 40anni; e 40 anni ha Dmitri Novikov, responsabile per l’ideologia, che dovrebbe diventare il prossimo vice di Zyuganov, confermato segretario.
All’ingresso giovani con la pettorina rossa danno il benvenuto agli ospiti da 83 paesi: Cina, Cuba, i “compagni” dalla Georgia che diede i natali a Stalin siedono accanto a quelli venuti dalle separatiste Ossezia e Abkhazia, ma anche i colleghi americani che sognano la rivincita in patria. Sono l’ala giovanile, per ora pochi ma in futuro si spera di più: i ragazzi di Avanguardia Rossa, Fronte di Sinistra, Antifa che combattono le gang nazionaliste e neonazi, organizzano marce anticapitalismo, colonie estive intitolate al Che, sanno l’inglese, usano Linux e fanno rete coi coetanei nel mondo. Tutti vicini al Kprf, ma non tutti vanno a votare: il prossimo obiettivo.
Sul palco una grande testa di Lenin in bronzo, la falce e martello simbolo del partito, negli stand le medagliette dell’Urss: ma quest’anno i riferimenti nostalgici sono pochi. Sul sito web ricco di notizie si invita a votare per Lenin nel concorso tv Nome della Russia, che entro fine anno sceglierà il personaggio-simbolo della storia nazionale: il padre della rivoluzione attualmente è solo 10°, Stalin 3° dopo Alessandro Nevskj e Pietro I, ma i dirigenti preferiscono legare la propria immagine a lui che al Piccolo Padre. Ma non c’è solo nostalgia. Si sposa la battaglia ecologista del giornalista Mikhail Beketov, picchiato selvaggiamente dopo aver criticato le autorità locali per la distruzione del bosco di Khimki; il foglio The New Worker va a ruba, si elegge Miss Komsomol 2008. Non mancano le contraddizioni: il Kprf di tanto in tanto strizza l’occhio al nazionalismo, e approva la retorica patriottica del Cremlino su certi temi: sì alla guerra in Ossezia che ha “ristabilito il prestigio russo nel mondo”, l’Ucraina nella Nato “pericolo mortale”, ha detto ieri Zyuganov.
A un sondaggio in diretta della radio eco di Mosca, il 63% degli ascoltatori chiede che il partito esca dall’opposizione e diventi di governo, prendendo il potere. Succederà presto, secondo un dirigente sudosseto: nel 2012. "Il socialismo è l'unico rimedio possibile per l'attuale crisi " chiosa Zyuganov, proponendo poi di ricostituire l'Unione Sovietica: “un passo - dice, - oggi non impossibile”.

Oggi sul Il Messaggero



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