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MOZAMBICO, PROVE DI DEMOCRAZIA 28/11/08
La strana storia di Daviz Mbepo Simango. Si presenta come indipendente e stravince le elezioni a Beira, seconda città del paese
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Pietro De Carli
Venerdi' 28 Novembre 2008
Beira - Daviz Mbepo Simango, ingegnere quarantaquattrenne sindaco uscente di Beira, è figlio del reverendo protestante Uria Timóteo Simango, tra i fondatori e vice presidente del Fronte per la Liberazione del Mozambico (Fre.li.mo), quando era esule in Tanzania durante l’occupazione coloniale portoghese del Mozambico. Dopo la conquista della indipendenza, suo padre rimase ucciso a Niassa, assieme alla moglie Celina, leader delle donne del partito, dopo essere stato atrocemente torturato, con l’accusa di tradimento per aver aderito ad idee borghesi e reazionarie.
Questa vicenda ha segnato la sua vita, infatti, alcuni mesi fa, Daviz Simango, mi parlò della odissea della sua famiglia: «Mio padre, Uria Simango, è stato il fondatore del Fronte di Liberazione del Mozambico, quando era rifugiato in Tanzania, organizzando la guerra di liberazione contro i colonialisti portoghesi. Mia madre, Celina Simango, era la presidente del movimento di liberazione femminile. Poi giunsero in Tanzania altri profughi politici, tra i quali Eduardo Mondlane, assieme ai quali mio padre organizzò i vertici del movimento di liberazione. Ben presto però sorsero divergenze sulla natura dello stato che avrebbe dovuto sorgere una volta sconfitta la dominazione portoghese. Mio padre, assieme ai rappresentanti del Fronte che provenivano dal centro-nord del Mozambico, professavano idee liberali e aspiravano alla creazione di uno stato democratico che garantisse la libera iniziativa privata, la libertà religiosa e la libertà di organizzazione. Eduardo Mondlane e Samora Machel, con i rappresentanti del Fronte del sud e di Maputo, aspiravano invece ad un regime social-comunista. I vertici del Fronte giunsero ad una mediazione eleggendo Mondlane presidente e mio padre vice presidente. Nel 1977 il Fre.li.mo si trasformò in partito politico. Nel 1978 avvenne una sorta di golpe interno al partito. Un golpe politico e tribale, ad opera dei dirigenti di Maputo e delle regioni meridionali, contro i dirigenti del Fronte del centro nord. Samora Machel e i suoi seguaci decisero di sbarazzarsi di coloro che erano ostili alla creazione di uno stato alleato dell’Unione Sovietica. Mio padre e mia madre vennero fucilati a Niassa. Gli altri dirigenti che facevano parte della lista nera non fecero mai ritorno vivi dalla Tanzania. Tra le vittime anche il comandante Felipe Samuel Magaia la cui moglie Celine divenne sposa di Samora Machel, fu la sua prima moglie. Oggi il partito della Frelimo si sovrappone con le istituzioni dello stato e questo ha creato una confusione di ruoli e di poteri che contrastano con le regole della democrazia».
Appena ottenuta l’indipendenza dal Portogallo, il 25 giugno 1975, in uno scenario internazionale dominato dalla “guerra fredda” il governo mozambicano, alla ricerca di aiuti per far fronte alla gravissima crisi economica che lo attaglia, si allea con l’Unione Sovietica, che aveva appoggiato il Frelimo durante la guerra di liberazione. Questo evento provoca la nascita della formazione ribelle Re.na.mo (Resistência Nacional Moçambicana) sostenuto dai servizi segreti dell'allora Rhodesia di Ian Smith (attuale Zimbabwe), dal Sud Africa all’epoca dell’apartheid, e dagli Stati Uniti. Il suo primo leader fu André Matsangaissa, un comandante espulso dal Frelimo. Durante gli anni della guerra civile, la formazione ribelle guidata da Alfonso Dhalakama si rese protagonista di efferati atti di violenza con eccidi e arruolamenti in massa di bambini soldato. In aiuto del governo, dominato dal partito unico e dal divieto della iniziativa privata, arrivano truppe cubane. La guerra civile ha provocato la distruzione delle infrastrutture, impedendo lo sviluppo economico e aggravando ulteriormente la tragica situazione di povertà del paese. Una profonda e drammatica ferita sociale e politica che si trascina per quasi un ventennio, fino al processo di pace ratificato dagli accordi di Roma del 1992. Le elezioni del 1994 riconfermano il Fre.li.mo al governo, mentre la Re.na.mo assume il ruolo di principale partito di opposizione.
Il processo di pacificazione, di riconciliazione nazionale e di democratizzazione, ha favorito un graduale sviluppo economico che ha consolidato una crescita in tutti i settori, distinguendo il Mozambico dagli altri paesi dell’Africa Sub-Sahariana, nonostante non si sia avvalso di particolari ricchezze del sottosuolo.
Nel 2004 Daviz Simango viene candidato alla carica di presidente (sindaco) del consiglio municipale di Beira dal partito di opposizione (Re.na.mo) vincendo le elezioni con il 53% dei voti. Nel 2006 la rivista Professional Management Review-Africa lo premia come miglior sindaco dei municipi del Mozambico.
Daviz Simango mi ha spiegato con le sue parole le ragioni del suo successo: «Siamo riusciti ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, liberandoci degli enormi indebitamenti che impedivano al Municipio di funzionare. Abbiamo pagato tutti i creditori. I dipendenti del Municipio non ricevevano i salari da molti mesi, persino le bollette della luce non erano mai state pagate, nessuna manutenzione era stata fatta agli edifici municipali, la città era fatiscente. Abbiamo risanato zone paludose della città per contrastare la malaria che provoca un numero ancora elevato di popolazione. Abbiamo attivato una manutenzione costante delle strade cittadine. Ci siamo adoperati per risanare l’ambiente urbano migliorando la raccolta dei rifiuti. Abbiamo acquistato ambulanze per consentire alla popolazione che vive nelle le zone più distanti e marginalizzate di fruire dell’assistenza fornita dall’ospedale centrale cittadino, dal momento che l’ospedale fruiva solo di una ambulanza, chiaramente insufficiente per far fronte a tutte le esigenze. Ma il Municipio può solo contribuire alla soluzione di alcuni problemi nei limiti dei suoi poteri. Le politiche più incisive derivano dalle scelte e dalle capacità del governo nazionale, che purtroppo non stanno producendo i risultati proclamati. Credo che il risultato più importante che abbiamo raggiunto sia quello di aver offerto alla popolazione di poter riacquistare la propria fiducia nei rappresentanti delle istituzioni locali, dimostrandogli che chi li rappresenta cerca di onorare gli impegni che si è assunto quando gli ha chiesto il loro voto. I cittadini hanno incominciato a sentirsi artefici nel determinare un’alternanza democratica. E’ maturata una coscienza critica e un dibattito più dialettico che va al di la dei confini dei partiti».
Ma ecco che si verifica una situazione imprevedibile. Daviz Simango è certo di essere ricandidato dalla Re.na.mo, ed il suo leader Afondo Dhlakama glielo conferma. D’altra parte, Beira, città con quasi 412.588(1997) abitanti, è l’unica roccaforte che il partito può vantare. Eppure gli intrighi di potere, probabilmente dovuti al timore che il successo del sindaco della seconda città per importanza del Mozambico, possa mettere in ombra la leadership nazionale, induce Dhalakama a prendere una decisione kamikaze. All’ultimo momento, decide di candidare un uomo di sua fiducia, Manuel Pereira, nonostante non goda della simpatia dei suoi concittadini, cercando così di far fuori il presunto avversario.
Ma Dhalakama non sa con chi ha a che fare. Daviz Simango non si lascia sopraffare e decide di candidarsi come indipendente. La Re.na.mo reagisce con la sua espulsione dal partito ma, invece di emarginarlo ed isolarlo, provoca una emorragia di quadri e di iscritti, che restituiscono la tessera. Una vera e propria voragine che esplode con le proteste popolari di fronte alla sede della Renamo di Beira, accompagnate da scontri e feriti con la polizia. Daviz Simango conduce una campagna elettorale (che dura appena 15 giorni) con poca visibilità sulla stampa, ma con una meticolosa presenza nei bairros popolari (quartieri), di grande efficacia.
I dati parziali disponibili delle elezioni del 19 novembre, che si basano sul 72% delle schede scrutinate, danno i seguenti risultati:
Daviz Mbepo Simango, candidato indipendente, 54.449 voti, pari al 60,7%
Laurenço Bulha, candidato del Fre.li.mo, 32.692 voti, pari al 36,3%
Manuel Pereira, candidato della Re.na.mo, 1.531 voti, pari all’1,7%
Altri candidati di piccoli partiti (PDD e GDB), 1.024 voti, pari al 1,3%
Simango va ben oltre il 53% dei voti ottenuti nel 2004, conquistando voti anche alla Fre.li.mo, mentre la Re.na.mo, che ha rinunciato a candidarlo, subisce una sconfitta clamorosa, vedendo scomparire il suo bacino elettorale.
In un sistema partitico bloccato da 14 anni a questa parte, grazie ad un clamoroso calcolo politico della Re.na.mo, le due forze che si contendevano tradizionalmente, hanno partorito una situazione del tutto nuova, che arricchisce lo scenario di questa giovane democrazia africana, ancora dominata da un centralismo. Infatti, mentre le principali città il presidente del consiglio municipale viene scelto attraverso libere elezioni che rafforzano la rappresentanza effettiva della funzione istituzionale, le cariche dei governatori provinciali (paragonabili alle nostre regioni) avvengono per nomina del governo centrale e quella degli amministratori dei distretti (paragonabili alle nostre province) avvengono per nomina del governatore. Nella quasi totalità dei municipi del paese il Fre.li.mo. ha conquistato la maggioranza assoluta, mentre Beira rappresenta una eccezione, di grande interesse. Le parole di Daviz Simango «é maturata una coscienza critica e un dibattito più dialettico che va al di la dei confini dei partiti», trovano una significativa conferma con il suo successo elettorale.
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