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E' il congresso della Crisi, anche se si continua a scongiurarla nelle parole, quello svoltosi ieri a Mosca per Russia Unita: due milioni di iscritti, maggioranza assoluta alla Duma. Per molti, un colosso dai piedi d'argilla che si regge solo su Vladimir Putin, guida senza tessera. In sala toni lontani dalla festa di un anno fa, quando si snocciolavano i successi del boom. Fuori, Pavel Verstov: giornalista espulso dal partito per aver raccontato casi di suicidi tra operai licenziati per la crisi (foto:Kommersant)

Lucia Sgueglia

Venerdi' 21 Novembre 2008
MOSCA - E' il congresso della Crisi, anche se si continua a scongiurarla nelle parole, quello svoltosi ieri a Mosca per Russia Unita. Il decimo per il "partito di Putin": maggioranza assoluta alla Duma, due milioni di iscritti, milioni, pare, i sostenitori, la piaga della corruzione che lo stesso VVp denunciò un anno fa. Secondo molti un colosso dai piedi d'argilla, una nebulosa informe e priva d'identità, retta soprattutto dal carisma e la leadership del premier russo, che lo guida senza esservi iscritto. Primo a parlare però è il presidente Medvedev, ospite d'onore, anche lui senza tessera. Discorso breve, toni lontani dalla festa di un anno fa, quando si snocciolavano i successi del boom: "Servono riforme subito, non si può rimandare". Primo, "incentivare la concorrenza politica". Non facile, nel paese dominato dagli Orsi (il simbolo di RU): poco dopo, manco a farlo apposta, i 2mila delegati nell'emiciclo avvolto dal nastro tricolore russo votano la fusione col piccolo Partito Agrario. All'unanimità, come tutte le mozioni presentate.

Poi tocca all'ex zar, un discorso lungo. Apre con "la crisi in Russia", ammettendola per la prima volta, seppur "limitata al settore finanziario". Mentre la borsa e le riserve valutarie russe continuano a calare, per non parlare dei prezzi del barile cui è agganciata l'economia russa, snocciola la sua ricetta antidepressione, fino al 2020, il solito vecchio "piano Putin" per il paese, coi ritocchi dovuti alla crisi. Ai cittadini promette: "faremo tutto il possibile per evitare lo shock del 1991 e del 1998". Un mese fa, l'eventualità era per lui "esclusa". Nonostante la crisi, il governo non rinuncerà al welfare. Anzi, aumenta il sussidio ai disoccupati e le pensioni. Aiuti alle imprese per cui, assicura Putin, la Russia ha risorse sufficienti: altri 2 mld. di dollari per salvare le banche (siamo quasi a 140), 1,7 per l'industria degli armamenti, prestiti in cambio di acquisti e Cina e India, 1 miliardo al Fmi per i paesi poveri. Taglio alla tassa sui profitti. I risparmi dei russi, dice, sono "al 98% al sicuro". Suda a sentire l'elenco spese il ministro delle Finanze Kudrin. Più tardi annuncia: il budget per il 2009 sarà deficitario. È la prima volta dal 2000. La crisi, insiste Putin, è "un'opportunità" per migliorare la competitività. In prima fila ad ascoltarlo, oltre ai ministri, il presidente ceceno Kadyrov e l'ucraino Yanukovich. Assenti le "star" dello spettacolo presenti lo scorso anno.

Intanto, la "Cosa" cerca disperatamente un'identità. "Siamo un partito conservatore di centro, primo valore per noi è il patriottismo" suggerisce il presidente della Duma Gryzlov, invitando poi a "Comprare russo!". Tra gli stand i libri esposti delineano l'ideologia per i nuovi quadri: nei titoli Medvedev rimpiazza Putin, si racconta il "Genocidio Osseto", persino un "Obama per principianti", Arendt e Pushkin, propaganda giovanile. In omaggio per tutti, il lussuoso Fotoalbum "Russia Unita: 7 anni tra 100". Carta patinata, grafica accattivante, splendide immagini che accostano, in un grande tritatutto che parte dal 1908, Nicola II e Medvedev, Arshavin e Breznev con Nixon, operai e contadini, militari scolari e preti, eroi di oggi e di ieri. Fuori sotto la prima nevicata, rimane Pavel Verstov, espulso dal partito: giornalista, aveva raccontato casi di suicidi tra operai licenziati per la crisi.

Oggi sul Il Messaggero



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