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CASO BEKETOV, LA RUSSIA CHE S'INDIGNA 19/11/08

Per il russo medio, la foresta di Khimki, sobborgo alle porte di Mosca, è molto più vicina della Cecenia di Ramzan Kadyrov. E non è solo questione di distanze geografiche. Sarà per questo, che la brutale aggressione subita giovedì 13 da Mikhail Beketov, caporedattore de La verità di Khimki che aveva denunciato il progetto di taglio del bosco adiacente alla cittadina per far posto all’autostrada alta velocità Mosca-Pietroburgo, ha innescato una mobilitazione a ritmo rapido. Con quali risultati, è da vedersi.

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 19 Novembre 2008

MOSCA – Per il russo medio, la foresta di Khimki, sobborgo alle porte di Mosca, è molto più vicina della Cecenia di Ramzan Kadyrov. E non è solo questione di distanze geografiche. Così nella capitale cresciuta in modo tentacolare in 8 anni di boom putiniano dove non c’è più posto per uno spillo, uno degli ultimi polmoni verdi rimasti può diventare un simbolo. Nello stesso momento in cui in Russia (nemesi del destino?), la crisi impone lo stop ai palazzinari selvaggi che hanno imperato finora. Sarà per questo, che la brutale aggressione subita giovedì 13 da Mikhail Beketov, caporedattore de La verità di Khimki che aveva denunciato il progetto di taglio del bosco cittadino per far posto all’autostrada alta velocità Mosca-Pietroburgo (le infrastrutture viarie russe sono disastrose) che ci dovrebbe passare in mezzo, ha innescato una mobilitazione diffusa tra web e radio cittadine a ritmo rapido, rimbalzata poi su tutti i media nazionali. Ridotta certo, ma pur sempre significativa per chi, in Russia, ancora s’indigna. Complice anche la coincidente ripresa del processo Politkovskaja, forse. Grazie a ben organizzati comitati di quartiere d’eredità sovietica, i russi si attivano in fretta e bene quando si tratta di questioni che li toccano da vicino, meno (per non dire zero), si sa, sulla politica. Il successo di tali iniziative, certo, è ben altra faccenda. Ma la storia delle ruspe che minacciano gli alberi, palazzinari contro famiglie e bambini, inquinatori contro ecologisti, globalizzazione contro difesa ambientale, quei 5 chilometri e mille ettari di alberi e animali tra il megastore Ikea e Auchan, sulla via per l’aeroporto Sheremetevo, è facile da capire e "cammina".
Non criticava il Cremlino ma difendeva la natura Beketov, ora in coma in ospedale dove ha ricevuto ancora minacce. Già noto per aver denunciato, ad aprile 2007, l’esumazione illegale dei corpi di piloti caduti nella seconda guerra mondiale dal bosco sulla Leningradskoe Shosse, spostati per far posto a nuovi centri commerciali, nella Mosca che ne conta già troppi. Scandalo, profanazione. Aveva dato la colpa alle autorità comunali di Khimki, chiedendone le dimissioni per quello che, alla popolarissima radio Eco di Mosca, definì “un’ingiura per il paese, la nostra storia e memoria”. Il giorno dopo la sua auto era stata data alle fiamme da ignoti. Giovedì scorso ignoti sulla via di casa lo han lasciato con le ossa rotte in un lago di sangue. Per Oleg Mitvol, vicedirettore del Servizio Federale di Ispezione per l’uso delle Risorse Naturali, così come per Greenpeace Russia, è scontato il legame con i suoi articoli. Beketov non era solo nella sua battaglia. Dal 2006, avvio ufficiale dei lavori per l’arteria più volte bloccati dai tribunali competenti, si era formato un Movimento per la Difesa della Foresta di Khimki. Picchetti, una tendopoli di protesta, un appello firmato da 2500 persone inviato nel 2007 al Ministro delle Risorse natuali e al procuratore di Mosca, a settembre una manifestazione nel centro di Mosca. E un sito web (www.ecmo.ru) molto ben fatto e ricco di link ad altre minacce di “catastrofi ecologiche” nella grande Russia odierna, in home page un motto di Pietro il Grande, e slogan indignati: “Dici no! Non molliamo il bosco ai burocrati! Ecologia sotto il controllo dei cittadini! Corruzione contro ecologia? La Russia deve attenersi alle norme Ue”.
Ora su internet circola una petizione a sostegno di Beketov: tra i firmatari Comitati di quartiere, gruppi ecologisti più o meno radicali, anarchici, comunisti, sindacalisti. A ricordare che oggi la società civile russa, benché sparuta, non è solo Kasparov & co. C’è anche il Partito Verde russo, ricordo sbiadito di quello che negli anni 90 deteneva seggi alla Duma, risultato delle battaglie antinucleariste iniziate con la perestrojka. Il 29 nuova manifestazione a Khimki. Mitvol ha chiesto al presidente Medvedev di occuparsi personalmente della vicenda. Intanto la Camera civica russa (filo-Cremlino) annuncia l’apertura, nel 2009, di un Centro per la Difesa dei giornalisti: lo dice Pavel Astakhov, l’uomo che inventò i club “Per Putin”.

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