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POLITKOVSKAJA, PORTE APERTE: PICCOLA VITTORIA IN ATTESA DEL PROCESSO “VERO” 18/11/08

Annuncio inatteso persino per legali, familiari e amici della giornalista assassinata il ottobre 2006. Un processo su cui pesano ancora moltissime incognite, a cominciare dal mandante, ed entrerà nel vivo solo nel 2009. E l'accusa vorrebbe chiamare a testimoniare il presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Intanto, un giornalista russo è in fin di vita in ospedale a Mosca dopo una brutale aggressione: Mikhail Bekhetov aveva denunciato le mire degli speculatori sulla foresta di Khimki, piccolo polmone verde nel sobborgo alle porte della capitale.

Lucia Sgueglia

Martedi' 18 Novembre 2008
MOSCA – Porte aperte al pubblico per il processo Politkovskaja. La decisione, annunciata ieri dal Tribunale militare distrettuale di Mosca nella prima udienza preliminare del procedimento, coglie di sorpresa persino chi per quel risultato minimo si era battuto da mesi, con poche speranze di successo: i legali dei familiari, i colleghi di Novaya Gazeta, il quotidiano per cui lavorava la giornalista, e persino alcuni avvocati della difesa.

Contro chi voleva serrare i cancelli per la presenza, tra gli imputati, di un ufficiale dei servizi segreti, Pavel Rjaguzov – indagato per aver fornito ai killer l’indirizzo dela giornalista. Richiesta respinta, dice il giudice Zubov: «Ma se noteremo tentativi di fare pressioni sulla giuria, allora chiuderemo le porte». 11.30 di mattina a Mosca. Davanti al tribunale c’è una piccola folla: giornalisti russi e stranieri, molti come il Commissario della Federazione Russa per i diritti umani Pukin non riescono a entrare nella minuscola aula. La notizia rimbalza subito sui siti di associazioni, ong e media più vicini alla giornalista, assassinata il 6 ottobre 2006 nell’androne di casa sua in via Lesnaja: quel piccolo network di “società civile” che parte da Memorial per arrivare agli “oppositori” di Altra Russia, che dopo la sua morte ha tenuto desta l’attenzione intorno al caso, facendo presa sull’opinione pubblica occidentale. 
 E la notizia è ripresa con enfasi anche dai media ufficiali, incluse le tv di Stato.

Un indagine monca, quella intorno al delitto, cui mancano ancora movente e nome del mandante. E restano molte domande aperte: perché dei 10 arrestati in relazione all’omicidio, nell’agosto 2007, solo 3 sono finiti alla sbarra? Tutti e tre ceceni. Per la Procura, esecutore materiale sarebbe Rustam Makhmudov, fuggito in Europa. E poi quella curiosa coincidenza col compleanno di Vladimir Putin. L’attuale premier russo, presidente all’epoca, che ieri in qualche modo Ilya, il figlio della giornalista, ha scagionato in un’intervista alla tv filocremlino Russia Today, dopo che la famiglia Politkovskaja ha presentato al processo una richiesta di risarcimento per danni morali per 10 milioni di rubli (285mila euro): “Non credo sia stato il governo a ordinare l’assassinio”. Il network ha subito titolato sostituendo al governo "Cremlino", ma tant'è. Ilya aggiunge: “All’estero mi chiedono sempre dei legami tra l’omicidio di mia madre, il ‘regime’ di Putin e il Kgb…a volte mi metto a ridere”. Come a dire, forse, che dietro c’è una trama molto più complessa.

Lo stesso, con chi pensa che il caso abbia fatto troppo male all’immagine di Putin per vedervi un suo coinvolgimento diretto, pare suggerire Karina Moskalenko, tra gli avvocati della famiglia. Divenuta celebre, a metà ottobre, per il sospetto avvelenamento al mercurio subito a Bruxelles, che si temeva legato al suo ruolo nel processo - rivelatosi poi fasullo (pochi media occidentali hanno riferito la smentita). Ieri, Karina ha dichiarato che vorrebbe vedere comparire alla sbarra come testimone Ramzan Kadyrov: il presidente ceceno, ex guerrigliero, poi al potere nel periodo in cui Politkovskaja lavorò nel Caucaso, per molti il manovratore occulto dietro l’omicidio. Critiche dirette o indirette alla sua autoritaria reggenza, appoggiata dal Cremlino, erano contenute negli articoli di Anna che raccontavano le violazioni dei diritti umani dei civili ceceni anche dopo la seconda guerra con Mosca: torture, processi sommari, sequestri, violenze fisiche e psichiche. Moskalenko ha fatto notare in aula che il leader di Grozny, oggi 32enne, è spesso citato nel fascicolo eppure "non è stato interrogato dagli investigatori", nonostante ciò sia "importante per il caso".

Ad accogliere con soddisfazione la decisione della Corte anche l’Unione dei giornalisti di Russia, che si è sempre battuta per fare luce sulla vicenda. E che ieri, ha anche chiesto a gran voce di trovare i colpevoli per la brutale aggressione subita giovedi scorso nella provincia di Mosca da Mikhail Beketov, caporedattore al quotidiano La verità di Khimki: aveva denunciato più volte il progetto di distruzione della foresta della cittadina da parte degli speculatori, per costruirci un’autostrada ad alta velocità. Già vittima di attacchi e minacce nel 2007, è stato trovato ricoperto di sangue con varie fratture al corpo vicino casa, ha perso una gamba e ora è in coma in ospedale.

Intanto, il Caucaso che Politkovskaja aveva tanto a cuore continua a ribollire. Preoccupa soprattutto la lunga catena di attentati con vittime di questo autunno tra Inguscezia e Daghestan. Poco fa, il presidente russo Medvedev ha silurato per manifesta incapacità il leader di Nazran, Murat Zyazikov: sospettato anche di collusioni con l’omicidio del reporter d’opposizione Yevloev, era un uomo di Putin. Piccoli segnali di apertura, nella nuova era Medvedev? Pochi giorni fa un altro tribunale, a Chita, ha giudicato immotivata la punizione inflitta al già galeotto Mikhail Khodorkovsky per aver concesso un’intervista all’Esquire russo.

Siamo alle fasi tecniche, il processo Politkovskaja entrerà nel vivo solo nel 2009. Intanto, verrà trasferito in un’aula più spaziosa.

Oggi sul Il riformista



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