Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PROCESSO MONTECRISTO: LA SENTENZA 28/11/12 (IN INGLESE)

MONTECRISTO HIJACK TRIAL. NEW HEARING IN ROME 26/10/12

CASO MONTECRISTO: LA TERZA UDIENZA CONTRO I PRESUNTI PIRATI SOMALI A ROMA 27/06/12

CASO MONTECRISTO: SECONDA UDIENZA A ROMA 15/05/12

A ROMA IL PRIMO PROCESSO CONTRO PRESUNTI PIRATI SOMALI 23/3/12

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI DEI RISCATTI PAGATI AI PIRATI SOMALI? LA RISPOSTA, PARZIALE, DI CHATHAM HOUSE

PIRATERIA SOMALA: L'UE PENSA A INTERVENTI ARMATI ANCHE A TERRA 11/01/11

LIBERATA LA PETROLIERA SAVINA CAYLYN. DA FEBBRAIO ERA NELLE MANI DEI PIRATI SOMALI 21/12/2011

TRIBUNALE ITALIANO PER I PIRATI DEL CORNO D'AFRICA 24/10/11

I PIRATI DELLA MONTECRISTO IN ARRIVO IN ITALIA 17/10/11

CRESCE IL BUSINESS DEI CONTRACTORS ANTI-PIRATI 12/10/11

LA CARESTIA IN SOMALIA SI AGGRAVA 05/09/2011

IL ROMPICAPO DELLA LOTTA ALLA PIRATERIA 21 APRILE 2011

BUCCANEER LIBERO, MA LA PIRATERIA RIMANE 11/08/09

SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

SUORE RAPITE, NESSUNA NUOVA 12/11/08

Non c'è ancora nessuna notizia sulla sorte di suor Catrerina Giraudo e suor Maria Teresa Olivero, le due religiose italiane rapite nella notte tra domenica e lunedì a El Wak, villaggio alla frontiera tra Kenya e Somalia

Irene Panozzo

Mercoledi' 12 Novembre 2008

Ancora nessuna notizia. È forse questa l’unica novità sul sequestro di suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Olivero, rispettivamente 67 e 60 anni. Le due religiose del Movimento contemplativo missionario Charles de Foucauld di Cuneo sono state rapite nella notte tra domenica e lunedì a El Wak, isolato villaggio del distretto di Mandera, nel nord-est del Kenya, distante solo una manciata di chilometri dalla frontiera con la Somalia. Nessuna rivendicazione e nessuna richiesta di riscatto sono arrivate alla fraternità di cui le due suore fanno parte. “Siamo un po’ in apprensione”, ha detto ieri una loro consorella all’agenzia di stampa missionaria Misna, “perché Maria Teresa e Caterina potrebbero aver bisogno di medicine. Una soffre di pressione alta, l’altra di qualche attacco di ulcera”.
A stare accanto alle consorelle, dimostrando tutta la sua solidarietà e l’affetto per le religiose rapite, da circa trent’anni sul terreno in un angolo del Kenya spesso dimenticato dalle stesse autorità nazionali, c’è la comunità locale, composta in larghissima maggioranza da somali. Le donne innanzitutto, quelle che più spesso frequentano gli ambulatori della fraternità, che fornivano assistenza, come si legge sul sito del Movimento Charles de Foucauld, a “malati di tubercolosi, di epilessia, a mamme e bambini denutriti, a casi di handicappati”. Ma anche gli uomini, a partire dagli anziani, che da subito si sono stretti attorno alla comunità religiosa sia organizzando una protezione per la casa delle missionarie, sia attivando canali informali dall’altra parte della porosissima frontiera, in Somalia, per cercare di sapere di più sul sequestro.
Perché in mezzo a tanti dubbi e molte speculazioni, ciò che sembra certo è che le due religiose italiane siano state portate oltre confine dal commando armato, pare piuttosto numeroso, che le ha rapite. Una ricostruzione parzialmente confermata ieri anche dal ministro degli esteri italiano Franco Frattini, che ha detto che “crediamo che siano state trasferite dalla zona del rapimento”. Sottolineando però la scelta del riserbo più totale da parte della Farnesina e chiedendo a tutti, a partire dai mezzi di comunicazione, di fare altrettanto. “È ovvio”, ha chiarito il ministro, “che sugli spostamenti non dico nulla, come ho fatto in precedenti occasioni”. Non si hanno ancora “precisazioni”, ha continuato, “sull’origine del rapimento, cioè se si tratti di bande criminali comuni oppure di persone legate al fondamentalismo islamico somalo”.
E mentre la procura di Roma ieri ha aperto un’inchiesta per rapimento a scopo di estorsione, la tesi jihadista sembra essere quella velatamente preferita dalle autorità di Kenya e Somalia. Fonti locali somale, riprese dai media kenioti, ipotizzavano ieri che le due suore italiane potessero essere state portate nell’area di Garbahaarey, cittadina a quasi 180 km a nord-est di El Wak che si trova in un territorio controllato dai miliziani di al-Shabab, l’ala estremista delle Corti Islamiche somale. Che proprio ieri ha conquistato la città di Qorioley, nel Basso Scebeli, una notizia registrata come “un brutto segnale perché significa un’espansione del conflitto” somalo dalle organizzazioni non governative, anche italiane, che operano in Somalia.
L’ipotesi del fondamentalismo islamico, però, pare non convincere le consorelle di suor Caterina e suor Maria Teresa. “Di certo non c’è nulla”, dice al Riformista p. Luigi Anataloni, missionario della Consolata raggiunto telefonicamente a Nairobi, dov’è direttore responsabile della rivista The Seed. “Si pensa che i rapitori siano venuti da fuori El Wak sia per la reazione, molto solidale, della gente del villaggio, sia perché sono arrivati a bordo di technicals, i pick-up armati di mitragliatrice tipici della guerra somala”. Detto questo, però, qualsiasi altra ricostruzione rimane solo un’ipotesi. “Le consorelle delle due suore”, racconta ancora Anataloni, “sono sorprese che si parli di una pista fondamentalista. Non è la prima cosa a cui hanno pensato. Anche se considerando casi simili, come l’uccisione di Annalena Tonelli e suor Leonella Sgorbati a Mogadiscio, i dubbi sono legittimi”. È naturale pensarci. “Ma non c’è alcun elemento concreto che li confermi”.


L'articolo è oggi anche su Il Riformista



Powered by Amisnet.org