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NUOVA SCUOLA RUSSIA 8/11/08

Viaggio nella scuola russa: vecchie tradizioni sovietiche resistono in un mondo che oggi vive una grande rivoluzione dopo la riforma avviata nel 2002. E la sfida maggiore è proprio nelle superiori: nei banchi siede la prima generazione cresciuta completamente fuori dal comunismo. Alla ricerca di nuovi miti ed eroi, tra polemiche e un'incredibile vitalità (foto C. Alhus, Invision Images)

Lucia Sgueglia

Domenica 9 Novembre 2008
Mosca, ore 8.00, quartiere Akademicheskaja, enclave dei cervelloni dell’Accademia delle Scienze fin dai tempi dell’Urss. Giù per i gradini della scuola n. 199, sormontati da medaglioni con i volti di eroi sovietici, si affretta Juri, 16 anni, cresta da mohicano, giubbotto col teschio, catene ai fianchi, in mano pacchetti regalo e fiori. Scivola nell’atrio di fresco restaurato sfiorando la security, gli anfibi finiscono in un sacchetto, al loro posto infila un paio di sneakers pulite e il gilet con lo stemma dell’istituto. I fiori, insieme a dolci, canti e balli, sono per Maria Andreevna Komleva, la direttrice. È la giornata dell’insegnante: una vecchia tradizione sovietica che resiste insieme a subbotnik e spedizioni nella natura in un mondo, quello della scuola russa, che oggi vive una grande rivoluzione dopo la riforma avviata nel 2002. “La sfida maggiore è proprio qui, nelle superiori: nei banchi siede la prima generazione cresciuta completamente fuori dal comunismo. Anzi, intrisa di capitalismo dalla testa ai piedi”, spiega Komleva. 56 anni di carriera, un bel pezzo nell’Urss, quando lavorò nel Politburo per l’ultima riforma dell’educazione sovietica. Dal 2004 è Professore emerito di Russia. Nel suo studio una foto la ritrae con Putin: “Mi ha chiesto: cosa la preoccupa? Ho risposto: che i nostri migliori allievi se ne vadano all’estero”. Poi ricorda i 20 anni nelle aule siberiane, “un altro mondo, ieri come oggi, fatto di eroi”.
Passa a salutare Sasha, 17 anni, fresco diplomato. Lui che eroi ha? Tra i russi contemporanei non gli viene in mente nessuno, cita i cantautori dissidenti Visotskj e Tsoj e lo zar Alessandro II, “un grande riformatore”. Dell’Occidente gli piacciono rock jazz e blues, meno il concetto di democrazia: “ogni paese deve trovare la sua strada, noi siamo ancora in cammino”. Adora “tutto dell’Europa” ma non ci è mai stato.
Laboratorio di fisica. Un gruppetto di ragazze si muove con disinvoltura tra boccette e ampolle. I russi vantano ancora una preparazione scientifica superiore alla media europea. Due anni fa fece scandalo una alunna di San Pietroburgo che si appellò a un tribunale per non studiare l’evoluzionismo. La Chiesa Ortodossa dopo decenni di repressione recupera influenza. Nel padiglione dedicato a Darwin Nadja Kokoreva, titolare di biologia, è credente ma fermissima: “il programma è uguale per tutti, io presento le varie teorie senza pretendere che siano vere, ciascuno è libero di accettarle o no”. L’ora di religione? Si chiama Storia delle religioni mondiali. Il Patriarcato ha proposto di istituire un corso di Fondamenti di Cultura ortodossa. “Le nuove generazioni sono a digiuno di religione e non capiscono tradizioni, arte, letteratura e simboli russi che hanno origini ortodosse”, nota Kokoreva. Ma alcuni accademici hanno scritto a Putin invocando il rispetto del laicismo. La Federazione è multiconfessionale: in Tatarstan si insegna cultura musulmana, in scuole bilingui.
“Quando dico ai miei ragazzi che a scuola studiavo marxismo-leninismo e storia del partito comunista, si mettono a ridere - racconta Anna Bocherova, prof di filosofia, 45 anni, la nuove generazione in cattedra a fianco della vecchia. – Mi sono laureata mentre fuori esplodeva la perestrojka. Gorbaciov ha messo fine alle censure, il risultato è una scuola liberata”. Fino agli anni 90 testi e programmi erano ancora quelli sovietici, oggi tutto cambia. La riforma è ancora in corso, “ma ora possiamo scegliere tra diversi metodi e manuali, corsi obbligatori e facoltativi. È finito il rapporto autoritario tra studenti e insegnanti, si lavora insieme: i ragazzi parlano molto, intervengono con domande, sono individui e non più massa”. Resta qualche retaggio: nozionismo, troppi compiti, testi difficili.
Quartiere operaio Elektrozavodskaja, nel piccolo Museo della scuola 446 dedicato alla Grande Guerra Patriottica (il secondo conflitto mondiale), che ogni 9 maggio (Giorno della Vittoria) accoglie le testimonianze dei veterani. Cristina, 13 anni, mostra l’oro appena vinto in Serbia ai mondiali di karate - il suo primo viaggio all’estero. “Dì che sei orgogliosa di aver vinto per il tuo paese” incalza un’insegnante. Sofia sciorina i suoi miti: “Bruce Lee, Schwarzenegger, Van Damme, Uma Thurman in Kill Bill, Mortal Combat” che divora tra internet e tv. La musica dei Rammstein, e il sogno di vedere Tokio. La Russia è Europa o Asia? “Metà e metà, né est né ovest”. Cosa sa dell’Urss? “Un periodo in cui si viveva bene e allegri, e c’erano molte organizzazioni per i giovani”. L’anno scorso ha suscitato un’ondata di critiche un nuovo manuale di storia rivolto ai docenti in cui Josip Stalin è definito “il dirigente più efficace dell’Urss” (un manager efficiente, sintetizzano alcuni); mentre gli anni 90 eltsiniani e liberali vengono dipinti come cupa età del caos. Sposando la tesi cara a Putin che alla Russia serve un potere forte.
“Alla fine è stato adottato a fianco di altri manuali, ma molti colleghi lo ignorano. Il rischio di ideologizzazione però esiste – ammette Andrei Efimovic, prof di storia al Ginnasio umanistico 1567 di Kutuzovski prospekt, il primo in Russia nato nell’89. “Alcuni docenti hanno una propensione al nazionalismo, specie in provincia. Ma il nostro sistema ha sufficienti anticorpi”. Oggi si fa lezione sul ’600: “L’epoca dei Torbidi, un’aspra lotta per il potere prima dell’affermarsi dei Romanov, che riportano la pace” riassume Peter, 9a classe. Nella nuova Russia anche gli zar tornano in auge. Ogni anno escono nuovi manuali, l’ultimo arriva al 2006, vi si legge che il putinismo è “l’epoca del rafforzamento dello Stato”. E oggi? “Il presidente ora è Medvedev. Finora ha copiato molto Putin, ma dicono che se ne distaccherà pian piano” fa Viktoria che come i compagni ha visitato Europa e Usa. La guerra fredda? “Forse l’America ha paura di noi, o è invidiosa perché abbiamo le risorse e siamo tornati forti”. Lavoro dei sogni? “Medico”, “milionario” - niente veline. Se dico Stalin cosa pensi? “Repressione” scatta Anja. “Non solo – obietta Katja - ha sconfitto i nazisti, e con lui la Russia era autosufficiente”. Scioperi, occupazioni? Non capisce la domanda.


L’ELITE, UNA MINORANZA
Nelle aule russe, niente simboli religiosi né politici. Una foto della Regina d’Inghilterra sorride invece nella hall dell’International School of Moscow. Alle porte della Rubliovka tra le ville degli oligarchi, aperta un anno fa, è una delle tante “scuole d’elite” di cui in Russia, dice la vicedirettrice Louise Fatagher, “c’è una richiesta crescente”. Segue il sistema scolastico britannico in tutto e per tutto. Accanto ai figli di diplomatici e stranieri impiegati nelle multinazionali, siedono i rampolli del gotha della politica e del business russo. Ecco Sofia, 12 anni, impeccabile oxford english: “Mio padre è proprietario di una fabbrica a Krasnodar, con mamma mi han mandato qui perché vogliono frequenti un’università nel Regno Unito, così avrò più chance per il futuro. Non gli importa che lavoro farò, basta che guadagni tanto”. Retta annua: 20.500 euro. Sui 500 dollari lo stipendio medio russo.

LA RIFORMA A MOSCA: I NUMERI
La riforma della scuola russa coinvolge 33,6 milioni di giovani, dall’età prescolare ai dottorandi, riguarda 54 milioni di genitori e 5,7 milioni di docenti: 93,3 milioni di cittadini in totale, il 63 % della popolazione della Federazione. Nelle secondarie si mantiene il sistema dei cicli dalla prima all’11esima classe (17 anni). Novità: progetti extracurriculari, nella 7a i ragazzi scelgono un “profilo” tra umanistico, scientifico-matematico, economico-tecnico. Novità: il nuovo programma centralizzato, l’Esame Unico di Stato (EGE) che dal 2008 deve superare chi vuole iscriversi all’università e punta ad accertare standard minimi; dal 2009 sarà obbligatorio per tutti i diplomati. Gli stipendi dei docenti variano da ragione a regione: 8mila rubli in provincia, 35mila a Mosca, il doppio per chi insegna lingue straniere; bonus per gli straordinari. La scuola pubblica secondaria è gratuita per tutti, libri inclusi; talvolta ha sponsor privati (genitori o ex allievi, raramente aziende).

Uscito sabato 8 febbraio su Io Donna, settimanale del Corriere della sera



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