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Verso il 10 dicembre, ricorrenza dei 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Con un presidio alla Rai. Un'iniziativa lanciata ieri a Roma da “Tavola della pace”, “Libera” e “Strada Facendo”

Emanuele Giordana

Domenica 9 Novembre 2008


Tanto per cominciare una marcia pacifica sulla Rai il 10 dicembre per i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ma anche blocchi stradali organizzati da settimana prossima dal “No Dal Molin” a Vicenza. O l'iniziativa di leggere la Costituzione nelle scuole il 17 novembre, come annuncia Stefania Carreri dell'Unione degli studenti.
Sono le idee che vengono lanciate dall'Assemblea nazionale che “Tavola della pace”, “Libera” e “Strada Facendo” hanno tenuto ieri a Roma: occasione di incontro in cui associazioni e reti della società civile italiana hanno provato a “intrecciare percorsi”, partendo ognuno dalla propria esperienza sul territorio, e a suggerire una strategia per “tradurre in pratica il discorso sui diritti umani iniziando a scrivere insieme una nuova Agenda politica”. Ecco perché la Rai, “servizio pubblico che paghiamo – dice Flavio Lotti della Tavola – e da cui dunque possiamo pretendere che l'Agenda di cui si parla non sia solo quella dettata da una politica autoreferenziale”. Appuntamento su cui puntare anche per Roberto Natale, presidente del sindacato dei giornalisti (Fnsi), che lo ritiene una pressione importante per incidere “sull'Agenda stessa della comunicazione in Italia”.
Nonostante il significato della ricorrenza, proprio in Italia, il governo Berlusconi, “unico forse tra i paesi occidentali”, non ha dedicato nemmeno un appuntamento degno di questo nome alla giornata dei diritti umani che ne festeggia i 60 anni. Ricorrenze buone per essere tagliate dalla mannaia Tremonti. Ecco allora il presidio alla Rai per ricordare che esiste un pianeta pieno di “esseri zero, gente che non ha alcun diritto o che ha una cittadinanza di serie B”, a Milano, Roma o Palermo non meno che a Mogadiscio o a Bagdad.
L'incontro di Roma ha chiaramente sottolineato come il tema dei diritti universali (alla salute, all'educazione, a un'eguaglianza divenuta – dice il magistrato Livio Pepini – un “disvalore”) sia anche molto italiano, oltreché evidentemente dei luoghi della povertà o della guerra, da Kabul a Goma ((in proposito Lisa Clark ha riproposto il tema del disarmo ed Eugenio Melandri un appello sul Kivu che si può leggere qui). Tonio Dell'Olio, di “Libera” invita allora a tirare fuori di nuovo le bandiere per appenderle ai balconi: “non solo quelle della pace – dice - ma quelle che volete, purché sventolino a ricordare non un solo pericolo (come fu la guerra in Iraq ndr) ma tutti i pericoli che corrono i nostri diritti”. Joli Ghibaudi, dell'iniziativa “Strada Facendo” ne cita uno, dalla sua diretta e recente esperienza, che fa rabbrividire: duecento rifugiati che, assistiti soltanto da un centro sociale, hanno a disposizione...due soli bagni. Un racconto che le fa tremare la voce.
Riunite nel cinema Aquila, dedicato a Tom Benetollo (il presidente dell'Arci morto nel 2004 e il cui ricordo è stato accolto da un applauso) e rinato dopo la confisca del bene alla banda della Magliana, associazioni e reti che si occupano a tutto campo dei diritti (precariato, immigrazione, disabilità, marginalità e così via) tentano insomma di ridar fiato a una società civile che in Italia è forse una delle maggiori risorse e ricchezze del paese.
Il 10 dicembre si ritroveranno a Piazza Mazzini cercando di esserci, dice ancora Lotti, “come persone che vogliono investire contro la sfiducia, la frantumazione, le contrapposizioni e gli orticelli”. Per essere davvero società civile “responsabile”.

Questo articolo è uscito anche su il manifesto. Commentalo sul blog di Emanuele Giordana



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