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MEDVEDEV, POTERE TEMPORANEO? 7/11/2008

Un quotidiano russo avanza l'ipotesi, affatto nuova, che nel 2009, sulla poltrona di zar, potrebbe tornare il "grande amico" del premier italiano, Vladimir Putin. Più volte smentita dai fatti. C'è da chiedersi come mai sia stata rilanciata proprio ieri.

Lucia Sgueglia

Venerdi' 7 Novembre 2008
MOSCA- Nel giorno in cui Berlusconi va per la prima volta a trovare il presidente russo Medvedev nella sua Mosca, col vertice Italia-Russia che vede fianco a fianco i top ministri italiani e i top manager di Enel, Finmeccanica, Fiat, Pirelli per spingere il pedale sugli affari coi colleghi russi, e ci scappa la "battuta" su Obama, un quotidiano russo avanza l'ipotesi che nel 2009, sulla poltrona di zar, potrebbe tornare il "grande amico" del premier italiano, Vladimir Putin. Che oggi è primo ministro pure lui, e ieri ha invitato a cena "Silvio" nella sua lussuosa dacia.

Un Medvedev pronto a dimettersi per ri-lasciare il posto al predecessore? L'ipotesi non è nuova, è stata ventilata più volte prima delle dimissioni di Putin e più volte, finora, smentita dai fatti; c'è da chiedersi come mai sia stata rilanciata proprio ieri. Ricapitoliamo. Mercoledi, mentre il giovane zar affrontava con piglio deciso il primo discorso da presidente alla Duma riunita, il vecchio zar se ne stava seduto in prima fila un po' contrito. Ad ascoltare come Medvedev vorrebbe prolungare il mandato presidenziale da 4 a 6 anni, per dare più stabilità all'economia e alla politica in Russia; ma anche quello del parlamento, da 5 a 6, per controllare meglio il governo. Un'idea, guarda caso, concepita proprio quando presidente era Putin, dal suo consigliere "alla propaganda" Surkov (quello che si è inventato i movimenti patriottici giovanili). E adesso, secondo Vedomosti - il Financial Times russo - che lo scrive in prima pagina, Vladimir Vladimirovich penserebbe a riprendersi la poltrona. Magari già tra un anno, quando Medvedev potrebbe convocare nuove elezioni per dare effettività agli emendamenti costituzionali ora proposti. Su tali "correzioni", qualcuno (il capo della Commissione Elettorale Centrale Churov), vorrebbe svolgere un referendum; ma per lo staff presidenziale non c'è n'è bisogno, legalmente. Rispunta fuori così un'ipotesi che già circolava prima delle elezioni di marzo, quando Putin non potendosi ricandidare per un terzo mandato lasciò il posto all'avvocato Dmitri: ora sarebbe pronto a tornare al comando, senza infrangere la legge, assicurandosi se possibile anche un secondo mandato. Tirando le somme, fanno altri 12 anni al Cremlino: fino al 2021. Qualcuno dice che la campagna elettorale di Putin è già iniziata: una settimana fa ha inaugurato il suo nuovo sito web (anche in inglese), e il 20 novembre dovrebbe pronunciare un discorso d'impatto al congresso del suo partito, Russia Unita. Pure fantasie, ribatte lui. Per lo staff, "una sciocchezza". Medvedev non vi dà peso. Mercoledi, ancora nel discorso sullo stato dell'Unione, per dare il benvenuto a Obama ha minacciato di piazzare missili a Kaliningrad se lo Scudo americano si farà. In perfetto stile putiniano. Ma ha anche lanciato messaggi di segno diverso: promettendo riforme e aperture liberali, accentuazione di multipartitismo e parlamentarismo. Mescolando i due ingredienti, quasi per far mandar giù una pietanza indigesta ai vecchi occupanti del Cremlino. Pare che alla fine i dignitari presenti siano fuggiti rifiutando di commentare.

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