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ADDIO VOLGA 30/10/08

Suona la campana a morte per la mitica Volga, la berlina sovietica oggetto del desiderio e status symbol per più generazioni di burocrati dell'Urss. Dal 1956 a oggi. L'annuncio dalla mitica fabbrica Gaz, di proprietà del magnate russo che più sta perdendo con la crisi mondiale.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 30 Ottobre 2008
MOSCA – Quel design rivoluzionario, il profilo lucido e slanciato, le linee stondate e aperte dopo il rigore staliniano, un nuovo mito in abito nero che chiude l’era del Piccolo Padre, lui che viaggiava su un’auto blindata. L’anno è il 1956: destalinizzazione ad opera di Nikita Krusciov, ma anche guerra fredda. Dalla fabbrica Gorki (Gaz) di Nizhni Novgorod (550 km a est di Mosca sul fiume omonimo) nasce Volga: la Mercedes sovietica, che ha tanta voglia di competere con l’Occidente in quanto a tecnica ma anche in stile, con quel suo cruscotto all’americana e le curve, si dice, ispirate alla Ford Crestline. Accessibile non più solo alla dirigenza del Partito ma a una classe media allargata, la nuova burocrazia degli apparatchnik. Diventa subito status symbol e oggetto del desiderio per molte generazioni: più piccola e agile delle limousine, tutto sommato economica (carburante a parte), icona dell’orgoglio industrial-patriottico dell’Urss. 52 anni dopo, la Gaz annuncio il fermo della produzione: tra due mesi. Segno dei tempi globali ma anche della nuova crisi mondiale, anche se la direzione nega il legame. Gaz poco fa ha messo i suoi operai in ferie obbligatorie non retribuite; mentre il patron dell’azienda, Oleg Deripaska, svetta in testa alla lista degli oligarchi russi che han perso di più dalla tempesta dei mercati.
Ma la campana a morto suonava già da un pezzo. In 20 anni dalla nascita, Gaz sforna un milione e mezzo di esemplari di Volga. La produzione di massa inizia nel 1958: la prima mitica serie, la Gaz-21, è prodotta e venduta in 644mila copie fino al 1970. Usata anche come taxi e ambulanze, mentre gli uomini del kgb ne adottano una versione potenziata. Leonid Brezhnev che adorava le automobili e ne consumava molte per la sua guida a scatti, si fa costruire una Volga con assi sopraelevate per reggere a ogni terreno, gite in campagna incluse. Poi il declino, la qualità cala progressivamente. Per i critici, Volga ha il difetto di basculare come una nave. Negli anni 90 della crisi in cui Volga subisce un tracollo, parallelo a quello dell’Urss: il mercato russo invaso di autovetture straniere, specie giapponesi e tedesche. Boris Eltsin si fa vedere in una Zil “Scorpion” che è una macchina da guerra, modificata per permettere alle sue bodyguard di rispondere con la mitraglietta agli attacchi dei gangster che impazzano nel paese (e vanno pazzi per le Mercedes). In Golden Eye del 1995 però James Bond (Pierce Brosnan) in Russia è al volante di una Volga. Nel frattempo – non a caso - alla periferia di Pietroburgo cresce la “Detroit russa”, dove le ditte automobilistiche occidentali assemblano componentistica. Con la ripresa economica nel 2000 c’è ancora un po’ di spazio per la Signora, che è al quarto modello. Con un contratto firmato con l’Iraq via Onu nel 2001, Gaz spedisce a Baghdad 5mila vetture che oggi ancora girano come taxi.
Oggi l’Ammiraglia sovietica resta oggetto di culto in Russia, dove le sono dedicati vari fan club. Il 29 dicembre scorso hanno lanciato una petizione mondiale contro lo stop alla produzione, indirizzata a Putin in persona: più di 10mila firme. Proprio l’attuale premier russo è uno dei maggiori fan della berlina, anche se gira solitamente in Mercedes, con onta dei puristi: non dimentica, dice, l’emozione dell’acquisto della sua prima auto, proprio una Volga, quando era un semplice funzionario nella ex Leningrado. Nel 2005 accoglie George Bush nella sua residenza a bordo di una vecchia Gaz 21 pefettamente restaurata: gli mette in mano il volante, per poi riprenderselo alle difficoltà del collega col cambio manuale.

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