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MOFAZ LASCIA, LIVNI E' PIU' SOLA 19/9/08

Il concorrente battuto di misura si prende una pausa di riflessione, e il ministro degli esteri israeliano comincia i contatti per il nuovo governo

Paola Caridi

Venerdi' 19 Settembre 2008
GERUSALEMME – Doveva essere il giorno della vittoria, per Tzipi Livni, eletta presidente di Kadima, il partito di maggioranza relativa in Israele, con un successo molto risicato e una conta notturna sino all’ultima scheda. E invece, smentendo tutte le aspettative, è stato il giorno di Shaul Mofaz, ex ministro della difesa, il concorrente più temibile nella corsa per la presidenza di Kadima. Battuto per soli 431 voti, Mofaz ha accettato subito la sconfitta di misura, ha rinunciato ad appellarsi a un’azione legale, e si è congratulato con la Livni. Non ha, però, rinunciato a lanciare la sua bomba mediatica dentro la politica israeliana, già scossa dal caso di corruzione che ha costretto il premier Ehud Olmert a fare un passo indietro.
Ieri sera, a sorpresa, Mofaz ha deciso di prendersi una pausa di riflessione, e ha cancellato l’incontro ufficiale con la Livni, previsto per oggi. “Non sto cercando un ruolo o una posizione nel governo oppure nella Knesset. Rimarrò un membro di Kadima e farò il meglio per il mio partito”, ha detto ai suoi sostenitori, rimasti interdetti dall’annuncio a sorpresa. Nessun ministero degli esteri per lui, come prevedevano invece molti osservatori, che avevano già parlato di un possibile governo a due velocità: il potenziale premier Livni deciso a portare a casa un accordo coi palestinesi, e Mofaz accanto a fare la parte del falco.
La defezione di Mofaz, però, lascia Tzipi Livni da sola, a gestire uno dei periodi più delicati della storia politica del paese, in cui sono anche arrivati i contraccolpi della crisi finanziaria americana. E la posizione della Livni appare indebolita rispetto alla vittoria a valanga prevista dai sondaggisti nazionali, i veri sconfitti delle primarie. Per lei, un passato nel Mossad, una carriera politica velocissima, una fama di incorruttibile, i paragoni si sono sprecati. Sia quello più semplice, con l’unico primo ministro donna d’Israele, Golda Meir. Sia con le donne di potere oltrefrontiera, da Hillary Clinton a Sara Palin. Sia con il fenomeno Barack Obama. Ma i paragoni non bastano a proteggerla dalle insidie della politica nazionale, pronta a condizionare l’ingresso nella coalizione alle richieste di ogni singolo partito, rafforzato dalla sua vittoria debole alle primarie.
La macchina delle consultazioni per formare il nuovo governo, intanto, è già partita. La Livni ha incontrato ieri sera il capo del partito religioso sefardita, lo Shas, che vuole sostegni economici importanti per le famiglie numerose del settore ortodosso. E nei prossimi giorni si muoverà per capire come formare una nuova coalizione, mentre il leader del partito di destra Likud, Benyamin Netanyahu, già chiede elezioni anticipate.
I tempi, in effetti, stringono. Olmert si dovrebbe dimettere domenica, alla prossima riunione dell’esecutivo. Poi toccherà al presidente Shimon Peres aprire le consultazioni e affidare l’incarico, quasi sicuramente alla Livni, che avrà circa un mese di tempo per formare un nuovo governo. Proprio quando Israele camminerà a scarto ridotto per le lunghe settimane delle principali festività ebraiche. Il prossimo governo israeliano, dunque, rischia di entrare in carica poco prima delle elezioni americane.

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