Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GLI ISLAMISTI BLOCCANO ISLAMABAD

Occhio per occhio, stupro per stupro

Edhi, il benefattore privato con un occhio alla cosa pubblica

PUGNO DI FERRO DOPO LAHORE

PAKISTAN, STRAGE A PASQUA

NUOVA STRAGE A SCUOLA IN PAKISTAN

IL GRANDE GIOCO IN PAKISTAN

LA GUERRA INFINITA DI PAKISTAN E AFGHANISTAN

Seymour Hersh e la morte di bin Laden

Giustizia per Malala ma non per tutti

L'"ERRORE" CHE HA UCCISO GIOVANNI LO PORTO

PESHAWAR, IL GIORNO DOPO

PESHAWAR, CRONACA DI UN MASSACRO

STRAGE DI WAGAH, NUOVI GRUPPI VECCHIE STRATEGIE 3/11/14

DOMENICA DI SANGUE A KARACHI 10/6/14

PAKISTAN, FUOCO SUGLI USA AL CONFINE 16/9/08

Nonostante le smentite il fattaccio è successo: i militari pachistani aprono il fuoco su elicotteri americani che avrebbero violato la sovranità territoriale del "Paese dei puri" nelle aree tribali. Un brutto precedente e un pessimo segnale
Nella foto il premier pachistano Gilani: il suo governo è percepito come amico degli Stati Uniti

Emanuele Giordana

Martedi' 16 Settembre 2008

Come per tutte le operazioni “coperte”, la confusione, le smentite, le ipotesi e le mezze verità si inseguono senza dare una quadro di certezza a quanto avvenuto ieri a ridosso della frontiera afgana, in territorio pachistano. Ma quel che è sicuro è che l'alba di questo inizio settimana non sarà dimenticata: ha assistito al primo scontro armato tra truppe del Pakistan e soldati americani, rei di aver violato la sovranità del “Paese dei puri”. Fuoco contro i mezzi militari “amici”, seppur solo per rimandarli indietro. Una notizia che, nonostante le smentite ufficiali, è già un pezzo di storia che a qualche acuto osservatore – sull'autorevole sito asiatico Atimes.com, ad esempio - ha già fatto ricordare i tempi del Vietnam, quando i bombardamenti segreti in Cambogia e Laos, col loro confuso e tragico corollario, segnarono una svolta nel conflitto indocinese.
Militari pachistani “aiutati da elementi armati locali che erano in allerta”, riferivano ieri mattina le agenzie di stampa, hanno aperto il fuoco contro elicotteri americani che prima dell'alba (di ieri) sorvolavano lo spazio aereo pachistano, nelle zone tribali poco oltre il confine. Li costringono a invertire la rotta e tornare verso l'Afghanistan. Più tardi la Bbc riferisce di “nove elicotteri” americani che sarebbero atterrati nello spazio pachistano e l'agenzia News Network International, ripresa poi dalla cinese Xinhua e infine dalle altre grandi agenzie internazionali, cita fonti locali pachistane secondo cui anche caccia statunitensi sarebbero stati avvistati nella zona di Angor Adda. E' quest'ultima un'area particolarmente “sensibile” perché in questo villaggio della tribal belt, nel Waziristan del Sud, si è verificato una settimana fa il primo “sbarco a terra” di truppe americane. Che, in un controverso raid, hanno ucciso almeno venti persone, sollevando un mare di polemiche. Tanto che il capo dell'esercito di Islamabad, Ashfaq Kiyani, aveva detto in un comunicato dai toni durissimi che il Pakistan non avrebbe consentito a truppe straniere di entrare sul suolo nazionale e che la sovranità del paese e la sua integrità territoriale sarebbero state difese a tutti i costi. Detto e fatto dunque, anche se tra le voci “ufficiose”, prevale il racconto di come l'esercito abbia solo sparato in aria. Un avvertimento insomma, ma niente affatto blando.
Non passa qualche ora e arriva però la smentita ufficiale. Sia da Islamabad, sia da Washington. Un portavoce militare pachistano conferma l'incidente alla frontiera tra Pakistan e Afghanistan ma smentisce che i velivoli fossero nello spazio aereo pachistano e che siano stati i soldati di Islamabad a sparare. Contraddice insomma le notizie sulla sparatoria e persino sulla violazione territoriale (tra i 100 e i 200 metri oltre confine). “Gli elicotteri – dice il portavoce Murad Khan - erano sul confine, ma non hanno violato il nostro spazio aereo. Confermiamo che ci sono stati degli spari nel momento in cui sono passati gli elicotteri, ma le nostre forze non sono coinvolte”. Fuoco si, ma diplomaticamente anonimo.
Ormai non è più un segreto il fatto che il presidente americano George Bush ha dato il via diversi mesi fa (i primi operativi datano almeno a gennaio 2006) a un'escalation di raid in Pakistan contro qaedisti e afgani. E che, da settimana scorsa, la violazione della sovranità nazionale non passa più solo per l'aria ma anche via terra. Non di meno anche il Pentagono nega che siano state forze militari pachistane ad aprire il fuoco su due elicotteri americani che stavano sorvolando la zona di confine: “informazioni errate”, dice il portavoce Bryan Whitman.
Insomma è successo tutto ma non è successo niente e, sempre secondo Atimes, non c'è comunque nemmeno una minuta degli accordi che Musharraf prese con Bush per garantire agli americani la possibilità di entrare in territorio pachistano. Che accordi dunque ci sono adesso tra il nuovo governo e il nuovo presidente rispetto alle incursioni Usa sul suolo nazionale? Il Pakistan non è la Cambogia e nemmeno il Laos. E Zardari non è il generale Lon Nol né il principe Souvanna Phouma. Ma la situazione, oggi come allora, potrebbe sfuggire di mano.
La complicazione vera per il nuovo governo pachistano, guidato dal premier Gilani e dal neo presidente Zardari, entrambi in quota al Partito popolare della famiglia Bhutto e con una popolarità decrescente, è proprio la gestione dei rapporti con gli Stati Uniti in una condizione di malumore montante, non solo tra le forze armate. Eppoi c'è la questione del conflitto coi talebani pachistani che danno filo da torcere nelle aree tribali, ormai assai più dei neotalebani afgani o dei qaedisti. Ieri sarebbero stati uccisi 24 guerriglieri nell'operazione condotta dalle truppe pachistane nella tribal belt: nel Bajur, al confine con l'Afghanistan. Un'operazione molto apprezzata a Washington.

Questo articolo è uscito anche su il manifesto. Commentalo sul blog di Emanuele Giordana



Powered by Amisnet.org