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Gravissimo attentato a Peshawar mentre il parlamento del Pakistan sceglie come capo di stato il leader del Ppp. Tesi i rapporti con gli Usa: Islamabad blocca le vie di rifornimento per l'Afghanistan

Emanuele Giordana

Domenica 7 Settembre 2008

Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, la leader del Partito del popolo del Pakistan uccisa in un attentato nel dicembre scorso, è il nuovo capo dello stato del “Paese dei puri”. E' stato eletto a scrutinio segreto dai membri delle due camere del parlamento e dalle quattro assemblee provinciali (481 voti su 702, sufficiente la maggioranza semplice per essere eletti).
Con un'elezione scontata in base alla matematica delle recenti elezioni legislative, Zardari sa di non essere amato dal popolo che, alle politiche, votò il partito di cui è a capo perché era quello dei Bhutto e non certo quello di Zardari, costretto dalla morte della moglie a dedicarsi alla politica. Si trova di fronte un paese squassato da un aspro conflitto interno nelle aree tribali al confine con l'Afghanistan e da attentati, l'ultimo dei quali ha celebrato nel sangue la sua elezione: almeno trenta persone (ma il bilancio potrebbe salire) e decine di feriti sono il bilancio dell'esplosione di un'autobomba davanti a un checkpoint nei pressi di Peshawar, capoluogo della provincia della Frontiera nordoccidentale che si snoda lungo il confine afgano. Territori “ribelli” che, oltre ad ospitare la guerriglia talebana afgana, hanno dato luogo a un nuovo fenomeno islamista armato: i talebani pachistani, cui si attribuisce anche la morte di Benazir.
Molto amato dalla moglie, Zardari è un uomo d'affari o fors'anche un “affarista” (soprannominato mister 10%) prestato obtorto collo alla politica 8anche se durante il governo di benazir aveva già ricoperto un incarico da ministro). I pachistani pensano di lui che abbia abilmente sfruttato, prima, il potere della moglie quand'era premier, e poi il carisma derivatole dal martirio di lei per diventare adesso capo di stato. Quel che è certo è che non rimetterà al suo posto il temuto capo della Corte suprema Chaudhry, già licenziato dall'ex presidente Musharraf e che anche Zardari teme: proprio perché potrebbe, come aveva fatto col suo predecessore, mettere il naso in dossier imbarazzanti per il neo capo di stato.
Si trova davanti molte incognite oltre al terrorismo e ai rapporti difficili con la magistratura (e dunque con la società civile): l'economia sempre più in picchiata e le relazioni, in questo momento tesissime, tra Islamabad e Washington.
Benché infatti Zardari abbia già incassato la fiducia degli europei (il capo della Commissione Barroso è stato tra i primi a congratularsi) e soprattutto di Condoleezza Rice, che l'ha gratificato dicendo di vedere “buone prospettive” nelle relazioni tra i due paesi, sa che una situazione delicatissima da un pezzo, negli ultimi giorni si è fatta incandescente. Due giorni fa un aereo senza pilota americano ha ucciso in Pakistan bambini e donne per errore. Ma qualche giorno prima si era verificato un attacco con una ventina di vittime civili messo in atto da truppe di terra Usa (che hanno detto di non saperne nulla) scese in Pakistan da elicotteri della coalizione a guida americana attiva in Afghanistan. Violazione della sovranità nazionale senza precedenti.
Dopo la reazione durissima del governo (che ha convocato l'ambasciatore Usa) e dell'esercito, ieri Islamabad ha deciso il blocco dell'approvvigionamento di carburante per le forze della coalizione che si trovano in Afghanistan, le stesse responsabili del raid. Una ritorsione grave e che dice molto sullo stato di tensione tra i due paesi. Zardari è ritenuto filo americano. In questo momento la nomea non gioca certo a suo favore.

Uscito anche sui quotidiani locali del Gruppo l'espresso

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