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SEX (ARABO) AND THE CITY 27/8/08

Esce La Prova del Miele, di Salwa el Neimi. Non un romanzo, non un trattato: testo libero sull'erotismo arabo. Per sfatare, anche in questo caso, parecchi miti

Paola Caridi

Mercoledi' 27 Agosto 2008
Gli arabi? Sono “l’unico popolo al mondo per il quale il sesso è una grazia di cui essere riconoscenti a Dio”. Lo dice, per esempio, “l’insigne e prode shaykh Sidì Muhammad al-Nifzàwì – sia pace all’anima sua – che comincia così la sua opera Il Giardino Profumato: “Sia Gloria a Dio, che ha voluto che il più grande piacere dell’uomo fosse la vulva delle donne e che per esse fosse il pene degli uomini. Che la vulva trovi pace, che si plachi, che trovi soddisfazione solo dopo aver conosciuto il pene e viceversa”...”. Non si sente un’eccezione né un’eretica, l’anonima protagonista de La Prova del Miele di Salwa al Neimi, il romanzo erotico arabo che è diventato, nel giro di un anno, un vero e proprio caso letterario. Nelle capitali arabe così come in tutto il mondo, con diritti di traduzione venduti per diciassette lingue. L’anonima narratrice di un romanzo erotico tutto al femminile si sente, anzi, colei che spiega ai contemporanei la grande tradizione della sessualità musulmana. E la spiega in arabo.
La sfida, per Salwa al Neimi, siriana, luogo di nascita Damasco, luogo d’adozione Parigi, è nata da uno dei tanti cliché occidentali che perseguitano il Medio Oriente. “Non si può scrivere di sesso in arabo”, le avevano detto, “perché l’arabo è una lingua morta. Come leggere un testo in latino”. La reazione è stata immediata. “Ho subito pensato che avrei dovuto scrivere, rispondere”, dice Salwa al Neimi, arabista, un lavoro nel prestigioso Institut du Monde Arabe di Parigi. “Perché l’idea di scrivere un libro erotico in arabo è una cosa naturale, con la sterminata eredità che abbiamo in materia. La nostra è una civiltà talmente raffinata sulle questioni relative al corpo e alla sessualità, che quello che è arrivato tradotto nelle lingue occidentali è veramente poca cosa”.
Niente a che vedere con l’immagine sessuofobica che abbiamo dell’islam. Una distorsione stigmatizzata, peraltro, anche da chi si è occupata di donne, velo e identità. Come Fadwa el Guindi, antropologa, egiziana, laica, che sostiene da anni che “l’Islam accetta la sessualità come un aspetto normativo sia della vita ordinaria sia di quella religiosa”. La colpevolizzazione del sesso che il cattolicesimo ha insegnato, dunque, è lontana anni luce dalla tradizione arabo-islamica. Dice anzi Salwa el Neimi: “nella cultura araba non c’è colpa nel sesso: il sesso è libertà. Nella vita sociale di oggi c’è anzitutto uno scarto, una distanza tra la pratica e la legge religiosa”. La questione, però è ancor più complessa: perché – continua la scrittrice - “è la stessa religione musulmana a incoraggiare il sesso”, così come incoraggia – per esempio - lo sport e tutte le pratiche legate al benessere del corpo.
Niente Sex & The City, insomma. Semmai c’è l’ironia sul cult dell’erotismo versione Grande Mela, visto che uno dei capitoli del libro di Salwa el Neimi si intitola “Del sesso arabo nella City”. Perché La Prova del Miele, piccolo testo di un centinaio di pagine che Feltrinelli sta per far uscire nelle librerie, non è una rivolta contro un puritanesimo che non c’è nell’antica tradizione musulmana. Semmai, è una intifada contro le interpretazioni contemporanee della sessualità nel mondo arabo. Contro il puritanesimo dei settori integralisti. Una liberazione attraverso la letteratura? Non proprio. “Non si tratta tanto di una liberazione letteraria”, spiega la scrittrice. “La liberazione esiste già. La letteratura non fa altro che esprimerla. Se guardiamo le società arabe in maniera superficiale, vediamo solo donne velate e religione. Se invece osserviamo più nel profondo quello che sta succedendo, ci accorgiamo che – contemporaneamente – sono le stesse relazioni tra uomo e donna che stanno cambiando. In Libano, in Algeria, in Giordania, ma anche nelle società più tradizionali. E si tratta di cambiamenti radicali”.
Soltanto che, come già nei tempi che furono, è la dissimulazione la chiave di quello che sta succedendo nella sessualità araba. “È l’ipocrisia a dominare una società della dissimulazione”, dice la Neimi. Ipocrisia e dissimulazione esemplificate dal correttore ortografico della lingua araba del suo computer che – racconta nel libro – sottolinea continuamente in rosso le parole dell’eros. La dissimulazione vuol dire anche una sorta di società parallela, che ha le sue stanze segrete dove le pratiche quotidiane vengono svelate, lontane dagli occhi del mondo. Stanze come lo hammam, un luogo che Salwa el Neimi sceglie per esempio per descrivere il pilastro della civiltà araba al femminile: la complicità tra le donne, quel senso di sorellanza e di solidarietà, spesso lontano dalal dimensione europea. Nello hammam della scrittrice, il maschio è assente e le chiacchiere sono tutte al femminile. Un luogo che invece, un secolo fa come ora, continua a essere il principe dei miti orientalisti. “Quella che passa, in Europa, è un’immagine stereotipata, un’immagine altra delle società arabe”, spiega ancora la Neimi. “Società che sono invece diverse, multiple, complesse. Un esempio per tutti: la donna musulmana, la figura unica della donna musulmana non esiste. Così come non esiste il cliché dello hammam. Per gli arabi, andare allo hammam è normale, come se andassero al caffè. È un gesto della vita quotidiana”. Dice la narratrice della Prova del Miele: “In questo hammàm tradizionale non c’è posto per il folklore. Non ci sono cuscini imbottiti né essenze orientali. Ci sono solo le donne, il pavimento di piastrelle, l’acqua e quest’odore che riconoscerei tra mille”. E dunque, nella privacy dello hammam, la massaggiatrice e la cliente non si scambiano pettegolezzi o sguardi morbosi, ma storie di vita.
Storie tra uomini e donne. Che poi si mescolano, nel flusso del racconto, con la descrizione degli uomini, amanti o meno: il Viaggiatore, il Regista, l’Editore, il Lontano. Ma soprattutto il Pensatore, l’uomo con cui il sesso è stato perfetto, allegro. L’uomo con cui, forse, c’è stato l’amore. Tutto è, il libro della Neimi, meno un romanzo erotico: è un trattato di sessualità, è uno spaccato delle società arabe, tra Viagra e linguistica, starlette della musica mediorientale e ironia sulle idiosincrasie dell’Occidente. Nemmeno la scrittrice, a dire il vero, riesce a inserire La Prova del Miele in una casella ben precisa. “Non voleva essere un romanzo erotico, o un saggio. Voleva solamente essere un testo libero, così come lo erano i testi antichi. È la stessa struttura portante che ho scelto a dirlo, sono gli stessi titoli dei capitoli. Ogni capitolo è una porta che si apre su qualcosa”. Della massaggiatrice e del suo marito adultero, per esempio. Oppure, Della dissimulazione nelle società arabe. O anche, Dell’apprendere e dell’insegnare. “È, insomma, l’invenzione di una forma nuova, in cui la storia personale della protagonista o dei vari personaggi si intreccia con la tradizione dei testi erotici antichi.Volevo scrivere un libro leggero, gioioso, piacevole. Tanto leggero, gioioso, piacevole a leggerlo quanto lo era stato a scriverlo”.

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