Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


I FILO RUSSI VINCONO IN OSSEZIA 1/6/09

LA GEORGIA, L'OSSEZIA E L'OMBRA DEL KOSOVO 15/8/08

GEORGIA-RUSSIA, QUADRO CONFUSO AL FRONTE 15/08/08

GEORGIA-RUSSIA, TEMPO DI VALUTARE I CRIMINI 14/08/08

TBILISI-MOSCA, PROVE (STENTATE) DI DIALOGO 14/08/08

VERSO UNA NUOVA GUERRA FREDDA? 13/8/08

GEORGIA-RUSSIA, ACCUSE AL VETRIOLO 13/08/08

TSKHINVALI, CITTA' FANTASMA. PER I MEDIA. 13/8/08

LA RUSSIA ENTRA IN GEORGIA 12/08/08

QUANDO LA UE CONSIGLIO' PRUDENZA TBILISI 12/8/08

DIETRO LO SCONTRO IL CONTROLLO DELL'ENERGIA 10/8/08

RUSSIA-GEORGIA, CONFLITTO APERTO 10/08/08

OSSEZIA DEL SUD, IL CONTENZIOSO CON TBILISI (Scheda) 9/8/08

OSSEZIA DEL SUD, E' GUERRA 09/08/08

L'ONU PARALIZZATA MENTRE INFURIANO I COMBATTIMENTI 9/8/08

GEORGIA-RUSSIA, QUADRO CONFUSO AL FRONTE 15/08/08

Altra giornata di notizie confuse dal fronte russo-georgiano. Anche ieri il fulcro delle tensioni e l’oggetto di ricostruzioni discordanti degli eventi è stata Gori, la città georgiana a pochi chilometri dal confine con l’Ossezia del Sud

Irene Panozzo

Venerdi' 15 Agosto 2008

Altra giornata di notizie confuse dal fronte russo-georgiano. Anche ieri il fulcro delle tensioni e l’oggetto di ricostruzioni discordanti degli eventi è stata Gori, la città georgiana a pochi chilometri dal confine con l’Ossezia del Sud, la cui importanza strategica l’ha messa sulla linea di fuoco di Mosca. Di primo mattino era stato Shota Utiashvili, il portavoce del ministero dell’interno georgiano, ad annunciare che i russi avevano iniziato “a ritirarsi mentre la nostra polizia e le unità speciali dell’esercito stanno riprendendo il controllo di Gori”. Passa qualche ora e lo stesso Utiashvili corregge il tiro, dicendo che i russi “hanno cambiato idea” e che le forze georgiane “hanno interrotto l’ingresso a Gori per evitare scontri”.
La ridda di notizie in arrivo dalla città natale di Stalin è continuata in giornata. Prima con la conferma da parte del ministero della difesa russo della presenza a Gori dei militari moscoviti che “nei prossimi due giorni continueranno a lavorare congiuntamente con la polizia georgiana”, poi con le notizie di violente esplosioni e colonne di fumo sul centro abitato. Che, dice nel pomeriggio Utiashvili, sarebbero l’effetto del minamento di Gori da parte delle truppe russe, a suo dire rientrate in forze in città. Una ricostruzione che non coincide con quanto detto dal rappresentante del comando russo Viaceslav Borisenko, che proprio a Gori si è incontrato ieri con il segretario del Consiglio per la sicurezza georgiano Aleksandr Lomaia. Secondo Borisenko “la maggior parte dei reparti militari russi ha lasciato la città da tempo”. A Gori sarebbero entrati solo alcuni blindati, “per prendere contatto” con le autorità cittadine e garantire la sicurezza degli abitanti.
Il ministero degli interni georgiano denuncia anche l’arrivo di truppe russe a Poti, porto georgiano sul Mar Nero a poche decine di chilometri dall’Abkhazia. Anche in questo caso però il quadro è confuso. Mentre Utiashvili parla di “distruzione totale” da parte delle truppe di Mosca, testimoni citati dalle agenzie di stampa raccontano invece di militari russi “a bordo di carri armati”, ma con addosso “insegne di colore blu”, quelle del contingente di interposizione.
Se la tensione sul terreno è quindi ancora palpabile, lo stesso si può dire per il clima politico-diplomatico tra le due capitali. Mentre il parlamento georgiano ha approvato all’unanimità l’uscita dalla Comunità degli Stati indipendenti, l’organismo nato dopo la dissoluzione dell’Urss, al Cremlino ieri il presidente Dmitri Medvedev ha ricevuto i presidenti “de facto” di Ossezia del Sud e Abkhazia, Eduard Kokoiti e Sergei Bagapsh. Al termine dell’incontro Medvedev ha fatto seguito alle parole del suo ministro degli esteri Lavrov, che in mattinata aveva detto che “si possono dimenticare le chiacchiere sull’integrità territoriale della Georgia”, annunciando che la Russia “non solo appoggerà, ma si farà garante nel Caucaso e nel mondo di qualsiasi decisione verrà presa dai popoli” delle due regioni secessioniste georgiane. Che da Tbilisi, hanno ribadito in conferenza stampa i due ‘presidenti’, vogliono solo una cosa: l’indipendenza.

L'articolo e' oggi anche sui quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



Powered by Amisnet.org