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La tregua tra Russia e Georgia sembra tenere. E dopo un’altra giornata di dichiarazioni al vetriolo, nel tardo pomeriggio di ieri qualche passo concreto in direzione di un dialogo diretto tra i due governi è stato fatto

Irene Panozzo

Giovedi' 14 Agosto 2008

La tregua tra Russia e Georgia sembra tenere. E dopo un’altra giornata di dichiarazioni al vetriolo, nel tardo pomeriggio di ieri qualche passo concreto in direzione di un dialogo diretto tra i due governi è stato fatto. L’occasione è stata la telefonata tra il ministro degli esteri di Mosca Sergei Lavrov e la sua omologa georgiana Eka Tkechelachvili, che hanno discusso, ha fatto sapere il ministero degli affari esteri russo, dell’“applicazione pratica dei principi di base” del piano per la pace mediato martedì dal presidente francese Nicolas Sarkozy.
In realtà, nel corso della giornata, erano stati proprio i due capi delle diplomazie di Mosca e Tbilisi ad usare toni molto accesi nei confronti della controparte. Tkechelachvili, in visita a Bruxelles, si è detta “delusa” per la mancata condanna della Ue all’azione della Russia. Più articolate le dichiarazioni di Lavrov, che ha insistito sulla necessità di discutere del futuro status delle due province separatiste georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, nervo scoperto per Tbilisi, e ha ribadito che la Russia ritirerà i propri soldati solo quando la Georgia farà altrettanto.
In serata, giustificandola con la necessità di “neutralizzare enormi arsenali di mezzi militari abbandonati senza alcuna sorveglianza”, il ministro degli esteri russo ha inoltre ammesso la presenza di forze militari di Mosca nei pressi delle città georgiane di Gori e Senaki, rispettivamente vicine all’Ossezia del Sud e all’Abkhazia. Un argomento, quello della presenza russa entro i confini georgiani, che per tutta la giornata aveva tenuto banco nel fuoco incrociato di accuse e smentite tra le due capitali. Particolarmente confuse sono state le notizie riguardanti Gori, dove, secondo quanto denunciato dallo stesso presidente Saakashvili, ieri mattina erano arrivati circa 50 carri armati russi, che avevano attaccato la città violando il cessate-il-fuoco. All’immediata smentita da parte del Cremlino era seguita però la notizia di una colonna di mezzi corazzati di Mosca in movimento da Gori verso Tbilisi. Una ricostruzione corretta più tardi dallo stesso governo georgiano, che per bocca del vice ministro dell’interno ha detto che “un convoglio di carri armati russi ha lasciato Gori ma non è diretto verso la capitale”.
Con la tenuta della tregua, è arrivato ieri anche il tempo dei primi parziali bilanci. Mentre il governo georgiano ordinava lo stop alle operazioni nella gola di Kodori, in Abkhazia, e iniziava, come confermato dal vice capo di stato maggiore russo Anatoly Nogovizin, il ritiro dei suoi soldati dall’Ossezia del Sud, da Tbilisi arrivava il dato ufficiale di 175 morti, tra militari e civili, negli scontri dei giorni scorsi. Dal canto suo, Nogovizin ha annunciato l’intenzione di Mosca di avviare le procedure per lo scambio con la Georgia dei prigionieri e dei caduti, rendendo noto anche il bilancio aggiornato delle vittime militari russe, che è di 74 morti, 19 dispersi e 171 feriti. E si parla anche di guerra virtuale: secondo analisti informatici americani la Russia avrebbe condotto nelle scorse settimane un attacco coordinato al cyberspazio georgiano.

L'articolo e' oggi anche su quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



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