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Finito il clamore delle armi, si passa a considerare i crimini commessi nei giorni della Blitzkrieg russo-georgiana. Notizie allarmanti di saccheggi, incendi a villaggi e abusi vari sono state riportate ieri dall’organizzazione per la tutela dei diritti umani Human Rights Watch

Irene Panozzo

Giovedi' 14 Agosto 2008
Finito il clamore delle armi, si passa a considerare i crimini commessi nei giorni della Blitzkrieg russo-georgiana. Notizie allarmanti di saccheggi, incendi a villaggi e abusi vari sono state riportate ieri dall’organizzazione per la tutela dei diritti umani Human Rights Watch (Hrw), i cui ricercatori presenti in Ossezia del Sud danno conto di “villaggi di etnia georgiana ancora in fiamme per i fuochi accesi dalle milizie sud-ossete”, “saccheggi” e “difficili condizioni in cui versano cittadini sud-osseti scappati di fronte ai soldati georgiani” nei giorni del conflitto. Una denuncia circostanziata, quindi, in cui ce n’è per tutti: esercito russo, milizie sud-ossete, soldati georgiani. E che fa chiaramente riferimento all’elemento etnico, soprattutto nel riportare “le terrificanti scene di distruzione in quattro villaggi che erano abitati esclusivamente da georgiani”.
Le testimonianze raccolte da Hrw si inseriscono in un acceso scambio di accuse tra il governo di Tbilisi e quello di Mosca iniziato già martedì. Quando il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto senza tanti giri di parole che “i crimini commessi da Saakashvili”, il presidente georgiano, “meritano di essere presi in considerazione dal Tribunale dell’Aja”. Parole alle quali però non sono seguiti i fatti, tanto più che la Russia non ha ratificato il Trattato di Roma con cui il Tribunale penale internazionale (Tpi) è stato istituito nel 1998.
Chi invece è passato direttamente all’azione, seppur in maniera un po’ confusa, è stato il governo di Tbilisi. Che sempre martedì, in serata, ha annunciato di aver formalmente denunciato al Tpi la Russia, per aver compiuto atti di “pulizia etnica” nell’Ossezia del Sud. Una notizia vera però solo per metà. Perché in realtà l’esecutivo georgiano ha sì presentato un esposto contro Mosca, ma alla Corte internazionale di giustizia (Cij), non al Tpi. Tutti e due con sede all’Aja, ma con mandati molto diversi, visto che il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite ha il compito di risolvere le controversie tra Stati, mentre il Tpi ha competenza nei processi contro singoli individui.
“Per poter fare ricorso alla Cij”, ha spiegato al Riformista il prof. Carlo Focarelli, docente di diritto internazionale a Perugia e alla Luiss di Roma, “la Georgia ha denunciato la violazione da parte di Mosca della convenzione del 1965 per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, sottoscritta da entrambi i paesi”. E in cui la discriminazione è descritta in termini molto ampli, il che potrebbe effettivamente permettere alla Cij di ammettere la sua competenza e iniziare un procedimento contro la Russia. E viceversa, se anche il Cremlino dovesse decidere di seguire l’esempio georgiano e replicare usando le stesse accuse.
Ma le testimonianze raccolte da Human Rights Watch in Ossezia del Sud negli ultimi giorni potrebbero lasciare spazio anche a un’altra azione, quella del Tribunale penale internazionale e del suo procuratore Luis Moreno Ocampo. Che proprio martedì, mentre la tregua tra Russia e Georgia si andava delineando, da Dakar dov’era in visita ha fatto sapere che il Tpi ha “cominciato a ricevere informazioni e vi è la possibilità che venga avviata un’inchiesta preliminare”. A iniziare il procedimento basterebbe la decisione di Ocampo stesso, se il procuratore dovesse ritenere che negli scontri di questi giorni siano stati commessi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e/o atti di genocidio, i reati per il cui il Tpi è competente. “Quella del genocidio propriamente detto, secondo la definizione della Convenzione del 1948, è un’ipotesi molto remota”, sottolinea però Focarelli. Più plausibili, ma comunque difficili da dimostrare, i crimini contro l’umanità, “che prevedono un certo grado di pianificazione. L’ipotesi di accusa più probabile”, conclude Focarelli, “rimane quindi il crimine di guerra, ovvero la violazione del diritto internazionale umanitario”. Quali sono gli attacchi ai civili e alle loro proprietà denunciati ieri da Hrw.

L'articolo e' oggi anche su Il Riformista



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