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Tacciono le armi nel Caucaso, ma i toni al vetriolo mantengono alta la tensione tra Russia e Georgia, rendendo difficile l’avvio di un negoziato vero e proprio tra i due governi

Irene Panozzo

Mercoledi' 13 Agosto 2008

Tacciono le armi nel Caucaso, ma i toni al vetriolo mantengono alta la tensione tra Russia e Georgia, rendendo difficile l’avvio di un negoziato vero e proprio tra i due governi. Nell’annunciare la sua decisione di fermare le operazioni dell’esercito russo, il presidente Medvedev ha detto che “l’aggressore dell’Ossezia del Sud è stato punito”, difendendo così le azioni militari dei giorni scorsi. Che in realtà erano riprese anche ieri mattina, prima dell’annuncio della tregua unilaterale. Bombe russe sono cadute sulla città georgiana di Gori, la più vicina al confine con l’Ossezia del Sud. Nelle stesse ore nella gola di Kodori, l’unica area dell’Abkhazia ancora sotto il controllo georgiano, le truppe della provincia separatista andavano all’attacco, costringendo la Georgia a decidere il ritiro da una valle con grande valore strategico.
Dalla tarda mattinata, però, la parola è passata alle dichiarazioni dei due governi. Da Mosca è arrivato duro il giudizio del ministro degli esteri Sergei Lavrov, secondo cui la Russia potrebbe non aver voglia “neppure di parlare con il signor Saakashvili”, i cui crimini, ha continuato Lavrov, “meritano di essere presi in considerazione dal Tribunale penale internazionale dell’Aja” (Tpi). Per questo il Cremlino ritiene che “sarebbe meglio se lasciasse il potere”.
Un consiglio che però Mikhail Saakashvili non sembra minimamente intenzionato a prendere in considerazione. Parlando ai circa 150mila georgiani scesi in piazza ieri a Tbilisi per protestare contro gli attacchi russi, Saakashvili ha detto che “il Davide georgiano vincerà contro il Golia russo”. E aggiunto anche che la Georgia ha deciso di uscire dalla Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), l’organismo che dal 1991 riunisce le ex repubbliche sovietiche. Ma non basta. Tbilisi ha anche annunciato di aver denunciato la Russia presso il Tpi per pulizia etnica e si è detta decisa a dichiarare Abkhazia e Ossezia del Sud “territori occupati”, ritirando il mandato alle forze di pace russe che verranno invece considerate come forze di occupazione.
E sul futuro delle due province è probabile che i due governi continuino a scontrarsi. Medvedev si è detto pronto a “riconoscere la sovranità della Georgia”. “Ma questo”, ha specificato il presidente russo, “non significa che la parte georgiana possa fare tutto quello che vuole. Bisogna chiedere all’Ossezia del Sud e all’Abkhazia se vogliono vivere dentro un singolo stato con la Georgia”.
Intanto i primi aiuti internazionali hanno iniziato ad arrivare. Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha cominciato ieri la distribuzione di viveri e beni di prima necessità agli oltre 2000 sfollati georgiani. Ed è arrivato anche il primo aereo umanitario dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, i cui materiali dovranno far fronte alle necessità delle circa 100mila persone che si stima abbiano già abbandonato le loro case a causa dei combattimenti.

L'articolo e' oggi anche sui quotidiani locali del Gruppo L'Espresso



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