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QUANDO LA UE CONSIGLIO' PRUDENZA TBILISI 12/8/08

Parla il senatore Alfredo mantica, sottosegretario agli Esteri

Emanuele Giordana

Martedi' 12 Agosto 2008

“Gli europei hanno sempre invitato la Georgia a un'estrema cautela. Si era detto a Tbilisi, è questa è stata anche la posizione dell'Italia, che ogni questione andava risolta su una strada di dialogo con la Russia. Certo nessuno si nascondeva che sotto la cenere covava il fuoco, ma nessuno si aspettava quel che è successo”. Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica commenta così i fatti di questi giorni nel Caucaso

Forse un'accelerazione in vista del possibile ingresso nella Nato?

La decisione sarebbe stata da prendere entro l'anno ma adesso tutto risulta molto più complicato

Ma non è stato suicida provocare Mosca?

Siamo nel campo delle ipotesi: a molti è parsa un'azione illogica forse messa in atto pensando su un mondo distratto dalle Olimpiadi o anche credendo che si sarebbe creato un ampio consenso da parte europea, Nato, americana Ma l'Europa sa che gli assetti nel Caucaso sono delicatissimi e non c'è solo la questione osseta o abkaza. C'è, per dirne solo una, la delicatissima vicenda del Nagorno Karabakh... Forse Tbilisi pensava anche all'autosufficienza energetica dell'Europa visto che dalla Georgia passa l'oleodotto che da Baku va al Mediterraneo e certo il problema esiste e, nel futuro, l'Europa non può pensare di dipendere solo dalla Russia. Ma è chiaro che ci sarebbe stata una reazione russa, “sproporzionata” certo, come hanno detto gli americani. Che per altro non sono andati molto più in là. A tre mesi dalla scadenza del mandato Bush non vuole problemi e gli stessi candidati a sostituirlo hanno altro cui pensare

La Georgia pensava che sarebbe andata liscia?

Il fatto è che la Russia non è più quella di 15 anni fa E anche se non sono propenso a paragoni del genere Budapest o Praga era abbastanza chiaro che Mosca avrebbe reagito. E' una grande potenza che non sfugge alla logica imperiale

Cosa ha tratto in inganno Saakashvili?

La Georgia vive una sorta di nervosismo e anche per questo è stata sempre invitata alla cautela. Il fatto è che il suo nuovo presidente si è giocato come carta la promessa di un ruolo forte, indipendente, di amicizia con l'Occidente e gli americani. Molte promesse, molte aspettative

Riuscirà la mediazione europea?

Domani alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione si vedranno gli effetti della missione in Georgia e a Mosca. C'è anche un'ipotesi del ritorno allo statu quo ante con una revisione del mandato delle truppe di peacekeeping, attualmente sotto cappello Onu, anche con un'iniezione di forze europee. E in questo caso l'Italia farebbe la sua parte con un suo contingente. Ma mi pare difficile che in questa situazione i russi lo accettino. Certo una presenza europea garantirebbe i georgiani. Ma è ancora presto per dire cosa uscirà dalla mediazione francese

Pubblicato sui quotidiani locali del Gruppo Espresso/Repubblica




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