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DIETRO LO SCONTRO IL CONTROLLO DELL'ENERGIA 10/8/08

L'opinione di Francesca Gori sul conflitto nel Caucaso

Emanuele Giordana

Domenica 10 Agosto 2008

Un disegno geopolitico che passa attraverso la gestione del monopolio dell'energia più che un sostegno alle mire indipendentiste di Ossezia e Abkhazia. E' questo quel che si consuma in queste ore in cui la guerra dilaga tra Tbilisi e Mosca dai territori dell'Ossezia meridionale sin nella regione occidentale abkaza. Ne è convinta la storica Francesca Gori, tra i fondatori di “Memorial Italia” e autrice di diversi studi e ricerche sull'ex Urss tra cui un saggio a due mani con Elena Dundovich sugli “Italiani nei lager di Stalin” (Laterza) e la cura del più recente “La Cecenia dei bambini. I giovani raccontano la tragedia del Caucaso” uscito per Einaudi
Torti e ragioni si riescono facilmente a definire nel Caucaso?

E' un conflitto complesso che si è rapidamente allargato oltre la questione osseta in sé e per sé e che dimostra tutto il timore dei russi rispetto al nuovo corso georgiano del presidente Mikhail Saakashvili che ha impresso una svolta filoamericana e filo Nato
Ma non sono stati i georgiani ad attaccare per primi?
La reazione dei russi però è stata immediata e durissima e ha puntato subito ad un allargamento del conflitto dimostrando quello che in realtà si sa: ossia che la solidarietà con gli indipendentisti, osseti o abkazi, nasconde in realtà un altro disegno e grandi timori
Quali?
La Russia è un gigante dell'energia che mira al monopolio. E proprio la Georgia è il grande partner del recente oleodotto Baku (Azerbaijan) -Tbilisi (Georgia) – Ceyhan (Turchia) che taglia completamente fuori la Russia da una rotta dell'energia che, dal Caspio, arriva al Mediterraneo. Non è un caso se i bombardamenti russi si sono diretti su Poti, uno degli snodi chiavi di questa pipeline. La Georgia, essendosi schierata con l'Occidente, facendo pressioni per entrare nella Nato, essendo grande amica degli americani, è un protagonista pericoloso: sul piano politico e su quello energetico che a Mosca preme moltissimo
Cosa spera di ottenere Mosca? Rinegoziare le vie dell'energia?
Ormai l'oleodotto c'è. E se anche se gli azeri sono in buoni rapporti con Mosca, è cosa fatta. Ma Mosca non può permettere che i territori dell'ex Urss la ignorino. E nel Caucaso ogni due o tre anni scoppia un conflitto. Pretesti che poco hanno a che vedere con le spinte indipendentiste di questa o quella regione
La questione politica...
Psicologicamente la vicenda del Kosovo ha molto colpito Mosca e poi Saakashvili insiste per entrare nella Nato, così come l'Ucraina. Può contare sull'appoggio americano e su quello di altri paesi europei. Mosca non può tollerare questa eventuale prossimità ai suoi confini
La Germania però all'ultimo vertice Nato a Buscarest ha raffreddato la corsa georgiana e ucraina...
Ma le candidature ci sono ed è questo è quello che conta
La Georgia spera in un intervento della Nato?
Non so cosa Saakashvili abbia in testa. Certo spera in una forte presa di posizione dell'Alleanza. Per adesso Tbilisi non è membro della Nato e dunque Bruxelles non può fare molto ma certo può farsi sentire
Cosa può fermare la guerra?
Una forte pressione internazionale. Anche perché certo Mosca non può dare la sovranità a osseti e abkazi

Pubblicato sui quotidiani locali del Gruppo Espresso/Repubblica



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