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L'OMBRA DELL'IMPEACHMENT SU MUSHARRAF 7/8/08

D'accordo i partiti della coalizione: il presidente mina la democrazia e va giudicato dal parlamento

Em. Gio.

Giovedi' 7 Agosto 2008


La notizia, non solo era nell'aria, ma era data per definitiva proprio per questi giorni. Tanto che l'altro ieri si eran rincorse voci, poi smentite, che il presidente di ferro Pervez Musharraf, a Pechino per le Olimpiadi non sarebbe andato. Ma oggi il generale-presidente, che salito al potere nel 1999 con un golpe incruento si è levato la divisa solo nel novembre dell'anno scorso per poter essere rieletto a capo dello stato, ha dovuto smentire la smentita e ha pensato bene di restare a Islamabad. In mattinata i rumor si eran fatti attesa certa che nel pomeriggio il colpo tanto atteso sarebbe arrivato. E infatti i leader dei principali partiti, che hanno vinto le elezioni in febbraio opponendosi proprio a Musharraf, hanno annunciato quel che già avevano paventato in campagna elettorale: la messa in stato di impeachment del presidente, possibile in base all'articolo 47 della Costituzione e purché ci sia una maggioranza parlamentare dei due terzi. Ma quella maggioranza ci deve essere se ci sono voluti tre giorni di discussioni tra Asif Ali Zardari, leader del Partito del popolo (erede dei Bhutto) e Nawaz Sharif (ex premier a capo della Lega musulmana) per decidere su un annuncio che è anche servito a compattare una coalizione non troppo omogenea e non sempre d'accordo sulla strategia da utilizzare, soprattutto nei confronti del presidente.
I leader della coalizione al governo del paese non gli hanno risparmiato nulla: Musharraf mina la democrazia pachistana, ha fatto male in economia, ha messo le mani nel sistema giudiziario rimaneggiandone il potere e i responsabili a suo piacimento. Con la richiesta di impeachment (per cui è sufficiente la metà dei parlamentari) la coalizione vuole anche rimettere a posto questa situazione: ridare a chi è stato licenziato da Musharraf il posto che gli spettava (tutta la vicenda iniziò con la rimozione del capo della corte suprema Iftikhar Mohammad Chaudhry) e far fare un passo indietro ai fedelissimi del presidente, che Musharraf aveva premiato con un posto di tutto rispetto nel sistema giudiziario.
Gli scenari possibili sono ora sostanzialmente quattro: Musharraf, come i suoi oppositori gli chiedono, si presenta davanti al parlamento per un voto di fiducia. Aspetta che la richiesta di impeachment approdi in parlamento e si dimette prima del voto di fiducia che, dopo che il parlamento ha sentito il presidente e valutato l'addebito, richiede una maggioranza di due terzi all'Assemblea nazionale (camera bassa e senato) e alle assemblee provinciali. Attende il voto parlamentare. Sceglie la strada già imboccata il 3 novembre 2007, quando aveva sospeso la Costituzione e proclamato lo stato di emergenza.

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