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AJA, PRIMA UDIENZA PER KARADZIC 1/08/08

Sbarbato e con i capelli corti, Radovan Karadzic (nella foto tratta dal sito della Reuters) si e' presentato ieri in aula all'Aja per la prima udienza preliminare del suo processo. E ha subito attaccato gli Usa

Irene Panozzo

Venerdi' 1 Agosto 2008


Vestito blu, camicia bianca e cravatta scura, sbarbato e con i capelli tagliati: il guru della medicina alternativa è sparito, il vecchio Radovan Karadzic, il presunto responsabile dell’assedio di Sarajevo e dell’eccidio di Srebrenica, è tornato. Sguardo fiero e per nulla rassegnato, ma anzi pronto a difendersi da solo e a far sentire la sua versione dei fatti. È così che ieri pomeriggio, alle 16 in punto, l’imputato Karadzic si è presentato di fronte alla corte presieduta dal giudice olandese Alphons Orie, al Tribunale penale per i crimini nell’ex Jugoslavia dell’Aja. Un’udienza preliminare indetta a solo un giorno dall’arrivo di Karadzic in Olanda, dopo la sua estradizione e il suo trasferimento da Belgrado arrivati un po’ a sorpresa mercoledì notte.
Un passo necessario per iniziare un percorso processuale che potrà anche rivelarsi lungo. A cui Karadzic si è presentato con la determinazione, già annunciata alla vigilia e confermata formalmente anche in aula, di difendersi da solo. Dopo aver accettato un processo pubblico, davanti alle telecamere, ha detto alla corte di voler rinunciare all’avvocato d’ufficio. E per questo, alla domanda principale di questa prima udienza, ovvero se si dichiara colpevole o innocente dei crimini che gli sono imputati, Karadzic ha reagito chiedendo il tempo necessario a leggere gli incartamenti, riservandosi di rispondere entro un mese, come previsto dal regolamento del Tribunale.
La prossima udienza è stata fissata quindi per il 29 agosto. Ma intanto qualche cartuccia Karadzic l’ha già sparata. Innanzitutto contraddicendo il presidente della corte sulla data del suo arresto, che secondo le autorità di Belgrado risale al 21 luglio scorso. “Siete stati informati male”, ha detto. “Per tre giorni sono stato rapito da civili che non conoscevo, tenuto non so dove, senza contatti, senza telefono, mentre gli amici mi cercavano tra ospedali e obitori”. Illegale, a suo dire, anche l’estradizione: “avevo un accordo con il diplomatico americano Richard Holbrooke (che ha negoziato gli accordi di Dayton, ndr.) che, in nome degli Stati Uniti, mi garantiva la libertà in cambio della mia uscita dalla scena politica”.
E proprio il presunto accordo con il plenipotenziario americano per i Balcani dell'amministrazione Clinton sarebbe a suo dire la causa della sua latitanza. “Non contesto il Tribunale”, ha detto l’ex leader serbo-bosniaco, “ma voglio spiegare perché sono qui soltanto ora mentre io volevo consegnarmi nel 1996, nel 1997 o nel 1998”. “In quegli anni”, ha però attaccato Karadzic, “mi davano la caccia per liquidarmi, non per catturarmi”. Questo “mi fa temere per la mia vita. Mi chiedo se la mano” di Holbrooke, ha aggiunto, “sia così lunga da arrivare fino a qui”. I rilievi dell’ex leader serbo-bosniaco, ha però sottolineato Orie, non possono per ora essere accettati dalla corte, che non può mettere a verbale nell’udienza preliminare la denuncia dell’imputato. Ma “in futuro”, ha assicurato il giudice, “avrà tutte le opportunità di spiegare le sue motivazioni”.
Nell’ora o poco più di udienza, Karadzic si è dimostrato sicuro di sé, forse un po’ teso all’inizio, dalla battuta pronta in un secondo momento. Dopo aver detto di essere rimasto sempre a Belgrado in questi anni di latitanza, alla domanda di Orie se volesse informare la sua famiglia o qualcun altro sulla sua permanenza all’Aja Karadzic ha risposto con un sorriso e con una gentilezza un po’ ironica. “La ringrazio, signor giudice, ma non credo proprio che ci sia ancora qualcuno che non lo sappia”, ha detto, ben consapevole della grande copertura mediatica che il suo arresto e la sua estradizione prima e il suo processo poi hanno in patria e all’estero. Un’intuizione non difficile, confermata dalla trasmissione dell’udienza in diretta, a reti unificate, in Serbia, dove martedì sera tra le 10mila e le 15mila persone erano scese in piazza nella capitale Belgrado per protestare contro l’imminente trasferimento in Olanda dell’ex presidente autoproclamato della Republika Srbska.

L'articolo e' oggi anche su Il Riformista



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