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KARADZIC ALL'AJA 31/07/08


Estradato al Tpi dell'Aja dopo l'arresto del 21 luglio l'ex superlatitante. Ora dovrà rispondere a 11 capi d'accusa, tra cui genocidio e crimini contro l'umanità. Oggi alle 16 l'udienza preliminare.

Junko Terao

Giovedi' 31 Luglio 2008

Dopo giorni di indugi che avevano fatto temere un rinvio nell'estradizione dalla Serbia al Tribunale dell'Aja di Radovan Karadzic, ieri notte l'ex super latitante serbo-bosniaco - catturato dopo tredici anni il 21 luglio scorso - è stato prelevato dall'edificio della Corte speciale serba per i crimini di guerra, dove si trovava dal giorno del suo arresto, e portato all'aeroporto di Belgrado. Destinazione: Rotterdam, Olanda, dove l'aereo è atterrato intorno alle 6 e 30. Da lì il super-ricercato, fino a poco più di una settimana fa in cima alla lista nera del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia, è stato trasferito nel carcere di Scheveningen, appena fuori dalla capitale olandese. Pronta per lui una cella di 15 metri quadrati con un letto, uno scrittoio, un televisore con programmi in lingua serba, un bagno e un interfono per comunicare con i secondini. Gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra, violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità, per un totale di 11 capi d'imputazione: a queste accuse dovrà rispondere l'ex leader della Repubblica Srprska nel processo che inizierà formalmente oggi presso il Tribunale internazionale dell'Aja. L'udienza preliminare è fissata per le 16 e Karadzic dovrà comparire davanti ai giudici che gli faranno la domanda di rito sulla sua dichiarazione di colpevolezza o innocenza. L'imputato potrà scegliere se rispondere subito o se rifletterci su, dato che ha trenta giorni di tempo per decidere. Dal giorno della cattura, avvenuta a Belgrado dove Karadzic viveva e lavorava sotto falso nome, ci si chiedeva quanto tempo avrebbe impiegato il governo serbo a concedere l'estradizione al Tribunale internazionale dell'Aja, permettendo così l'inizio del processo. L'avvocato dell'ex-latitante, infatti, aveva subito annunciato un ricorso che però non è mai arrivato. Ieri il legale, Svetozar Vujiacic, ha ammesso che in effetti si trattava solo di un escamotage per ritardare l'estradizione e permettere così ai suoi familiari di fargli visita nel carcere di Belgrado, ma che non il ricorso non è mai stato spedito. Così il ministro della Giustizia, Snezana Malovic, ha proceduto a firmare l'atto di estradizione. Appena poche ore prima, quindicimila sostenitori dell'opposizione nazionalista avevano manifestato per le strade di Belgrado in segno di solidarietà a Karadzic, scontrandosi con la polizia. Quanto ai familiari di Karadzic, che risiedono a Pale, in Bosnia, a pochi chilometri da Sarajevo, potranno riavere i documenti validi per l'espatrio che erano stati loro sequestrati a gennaio. Una misura precauzionale scattata per il sospetto che proprio la moglie, i due figli e il genero fossero il fulcro della rete di protezione che ha garantito la latitanza del ricercato eccellente in questi anni. All'indomani dell'arresto, i Karadzic avevano chiesto formalmente la restituzione dei passaporti per poter far visita al congiunto nel carcere di Belgrado, dato che nel caso di un'eventuale trasferimento in Olanda sarebbe stato per loro impossibile affrontare le spese di viaggio. La risposta dell'alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina, Miroslav Lajcak, è arrivata ieri, a trasferimento avvenuto, ma il governo della Repubblica Srprska, ha già offerto loro aiuti finanziari. La notizia dell'estradizione è stata accolta con sollievo e soddisfazione dalla comunità internazionale e definita dal procuratore dell'Aja, Serge Brammertz. “immensamente importante per le vittime e per la giustizia internazionale”, oltre che una “pietra miliare” nella collaborazione con la Serbia. Apprezzamento per il governo di Belgrado anche da parte della presidenza francese dell'Unione europea, secondo cui si tratta di “una tappa importante del processo di riconciliazione nei Balcani e di avvicinamento europeo della Serbia”. L'Ue ha fatto appello a Belgrado perchè “prosegua su questa strada, localizzando e trasferendo all'Aja anche gli altri due ricercati eccellenti, Radko Mladic e Goran Hadic”. Solo allora il sogno europeista del neo-governo di Boris Tadic potrà dirsi davvero vicino.


Uscito anche sui quotidiani locali del gruppo l'espresso



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