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TURCHIA, L'AKP ATTENDE IL VERDETTO 29/07/08

La Corte Costituzionale turca ha iniziato ieri le sedute per decidere se mettere o meno al bando l’Akp. Una mossa tutt’altro che indolore, visto che il partito islamista moderato turco è quello di maggioranza relativa nel paese

Irene Panozzo

Martedi' 29 Luglio 2008


In attesa di giudizio. È così che l’Akp, il partito Giustizia e Sviluppo turco, vivrà nei prossimi giorni. E con lui, l’intero paese, sotto shock per il feroce attentato che nella tarda serata di domenica ha fatto almeno 18 morti e 154 feriti in un quartiere popolare di Istanbul, il Gungoren, situato nella parte europea della città.
Ieri mattina, a meno di dodici ore dalle bombe di Istanbul, la Corte Costituzionale turca ha iniziato le sedute per decidere se mettere o meno al bando l’Akp. Una mossa tutt’altro che indolore, visto che il partito islamista moderato turco è quello di maggioranza relativa nel paese, grazie al 47% dei voti ottenuti alle ultime politiche, e che due suoi esponenti di spicco, Recep Tayyp Erdogan e Abdullah Gul, sono rispettivamente primo ministro e presidente della repubblica. Ma rischiano, se la Corte Costituzionale accoglierà la tesi dell’accusa, di essere interdetti da qualsiasi carica pubblica per cinque anni insieme ad altri 69 membri del partito.
A chiedere misure così drastiche è stato il procuratore capo della suprema corte d’appello turca, Abdurrahman Yalcinkaya, che ha accusato l’Akp di “misure anti-laiche” per aver cercato, lo scorso febbraio, di fare passare un emendamento costituzionale che eliminava il divieto di indossare il velo islamico negli uffici pubblici, a iniziare dalle università. L’emendamento è stato poi ritirato, ma ormai il sasso era stato gettato nello stagno dell’eterna lotta tra laicità e religione che la repubblica turca ha vissuto fin dalla sua fondazione. Perché, dice l’art. 4 della Costituzione, già proporre delle modifiche costituzionali su tali temi costituisce una violazione della carta fondamentale. Yalcinkaya ha quindi agito di conseguenza e la palla è passata alla Corte Costituzionale.
Che ora si trova a dover gestire un problema davvero spinoso. Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano filo-Akp in lingua inglese Today’s Zaman, il presidente della Corte Costituzionale, Haşim Kiliç, ha promesso che qualsiasi decisione degli undici giudici supremi sarà fatta tenendo in debito conto sia il rispetto del secolarismo che quello della democrazia. Ma trovare una via di mezzo tra le leggi turche, che tutelano con forza la laicità dello stato, e la volontà popolare che ha eletto con una maggioranza schiacciante l’Akp sarà tutt’altro che facile. Tanto più che il clima in cui le sedute della Corte Costituzionale sono iniziate ieri mattina è di emergenza nazionale, dopo le bombe di Istanbul.
La coincidenza temporale è troppo evidente per poter parlare solo di caso. E quindi ieri commentatori e osservatori si sono sbizzarriti sulle possibili spiegazioni e interazioni tra le due vicende. Esponenti nel governo, Erdogan compreso, hanno dato per certo che dietro le bombe di domenica ci sia la “solita” mano del Pkk, il movimento indipendentista curdo, che avrebbe così risposto all’intensificarsi nei giorni scorsi delle operazioni dell’esercito turco contro le sue basi nel Kurdistan iracheno. Ma è stato lo stesso Pkk, ieri, a smentire categoricamente qualsiasi suo coinvolgimento nell’attentato di Istanbul. “Si tratta di un incidente dai contorni oscuri”, ha affermato il capo della sezione politica del Pkk ed ex deputato Zubeyir Aydar, che “non ha nulla a che vedere con la lotta per la libertà portata avanti dal popolo curdo”.
Se non si tratta di Pkk, allora chi c’è dietro? Nessuno ha rivendicato l’attentato. Come i curdi, anche gli ultra-laici potrebbero essere interessati a destabilizzare il paese. Guarda caso proprio venerdì scorso è stata presentata la richiesta di incriminazione ai danni della cupola dell’Ergenekon, una sorta di Gladio turca accusata di essere stata la mente di tutti i più duri attacchi al cuore dello stato degli ultimi anni. A trarre vantaggio dalla strategia della tensione potrebbe però essere, avevano già nei mesi scorsi paventato i giornali ultra-laici, lo stesso Erdogan. Nella speranza di scongiurare così, per evitare un’ulteriore crisi del paese, la messa al bando del partito.

L'articolo e' oggi anche su Il Riformista



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