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PLEBISCITO ANTI PRISTINA SULLA VIA SERBA ALL'UE 17/02/12

LE OMBRE DELLA FIAT A KRAGUJEVAC 25/01/12

BANJA KOVILJACA: PORTA GIREVOLE PER L'EUROPA 19/01/12

AJA, PRIMA UDIENZA PER KARADZIC 1/08/08

KARADZIC ALL'AJA 31/07/08

DOPO KARADZIC, SERBIA PIU' VICINA ALLA UE? 23/7/08

LA LUCIDA FOLLIA DEL PROF. KARADZIC 23/7/08

L'ARRESTO DEL SUPERLATITANTE 23/07/08

DOPO KARADZIC, LA UE A BELGRADO: NON BASTA 22/7/2008

KOSOVO, INTERVISTA A BORISLAV MILOSEVIC 24/2/08

KOSOVO, IL GIORNO DELLE CRITICHE A BELGRADO 23/2/08

PASKALJEVIC: SERBIA UMILIATA, CI VORRA' TEMPO 23/2/08

PROTESTE A BELGRADO, ZAJOVIC: "I PROBLEMI SONO ALTRI" 22/2/08

KOSOVO, MANIFESTAZIONI E SCONTRI A BELGRADO 22/02/08

IL KOSOVO PROCLAMA L'INDIPENDENZA DA BELGRADO 17/2/08

DOPO KARADZIC, LA UE A BELGRADO: NON BASTA 22/7/2008

Dopo l'arresto del superlatitante, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic da Bruxelles: ora l'Europa rispetti le promesse, la Serbia candidata all'Unione entro il 2009.
La Russia non si allinea: Tribunale dell'Aja «di parte»

Lucia Sgueglia

Martedi' 22 Luglio 2008

«Ora l'Europa dia alla Serbia lo Status di candidato». Consegnato il superlatitante, Belgrado chiede che le promesse europee diventino realtà. Lo fa per bocca del ministro degli Esteri Vuk Jeremic, a Bruxelles per incontrare il Commissario Olli Rehn: «L'arresto di Karadzic dimostra che prendiamo molto seriamente gli impegni internazionali, e il nostro piano è ottenere lo status di candidato Ue entro fine anno o metà 2009», ha detto Jeremic ricordando che l'integrazione europea è una priorità per la Serbia. Resta però il "problema Kosovo": Belgrado lo risolverà «con tutti i mezzi della diplomazia», ma «non cederà un millimetro della propria terra e difenderà sempre la propria sovranità e integrità territoriale». Su un punto i 27 concordano: la cattura segna per la Serbia una importante tappa di avvicinamento all'Unione. Per Merkel, con questo passo il presidente serbo Tadic ha «sottolineato la vocazione europea della Serbia». Più cautela dal ministro degli esteri francese Kouchner, che riconosce al governo serbo di aver dato prova di avere un'identità «non nazionalista», ricordando tuttavia l'ancora latitante Mladic, come il collega britannico Milliband. Idem per Washington, con le felicitazioni per la "professionalità" e il "coraggio" dell'operazione. Ma sulla questione adesione, l'unanimità è lontana. A spingere sull'acceleratore del processo di avvicinamento della Serbia alla Ue, che «deve continuare a grandi passi», in prima fila è il capo della Farnesina Frattini, che elogia la «forte volontà politica» del governo filoeuropeo di Tadic e sottolinea «la necessità di fare entrare immediatamente in vigore l'accordo commerciale Ue-Serbia». Ma Olanda e Belgio frenano: vogliono aspettare il parere del Tpi sul grado di collaborazione di Belgrado con l'Aja. A spezzare il coro esultante è Mosca, che mette in discussione la legittimità della Corte di Scheveningen: «Speriamo che Karadzic abbia un processo imparziale». Per il ministero degli esteri russo la consegna all'Aja è un «affare interno serbo». Scettico anche il rappresentante russo alla Nato Rogozin: «Se Karadzic merita di essere giudicato all'Aja, allora accanto a lui sul banco degli imputati devono stare anche coloro che hanno preso la decisione di bombardare i pacifici cittadini morti a centinaia durante la cosiddetta democratizzazione dei Balcani da parte dell'Occidente».

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