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Si faceva chiamare Dragan Dabic e lavorava come esperto di medicina alternativa. Preso dopo 11 anni il superlatitante Karadzic

Junko Terao

Mercoledi' 23 Luglio 2008

L’hanno arrestato lunedì sera a Belgrado, mentre a bordo di un autobus si stava spostando da un quartiere all’altro della capitale serba. Dopo undici anni di latitanza, Radovan Karadzic, ex leader della Repubblica serba di Bosnia con due condanne pendenti del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia e una taglia di 5milioni di dollari sulla testa, è finito dietro le sbarre. Karadzic, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità – è responsabile, tra gli altri, del massacro di Srebrenica del ’95 - era il primo dei tre criminali in cima alla lista dei ricercati dal Tpi. Nascosto dietro una folta barba bianca, capelli lunghi e un paio di grossi occhiali che lo rendevano irriconoscibile, l’ex presidente della Repubblika Sprska si faceva chiamare Dragan Dabic e lavorava indisturbato in una clinica privata come specialista in medicina alternativa. Nella nuova veste di guru della meditazione, Karadzic addirittura collaborava con “Healthy magazine”, una rivista specializzata, e interveniva a convegni. A quanto pare, grazie ai documenti falsi e alla rete di protezione che si era creato, era riuscito a ingannare tutti, anche il padorne di casa che gli aveva affittato la casa nel quartiere di New Belgrado. Il fratello, che l’ha incontrato in carcere, ha fatto sapere che “è pieno di ottimismo, sa in che misura è colpevole e in che misura non lo è”, aggiungendo che Karadzic “non ha fiducia nel Tribunale dell’Aja, ma - ha detto - accada ciò che deve accadere”. Il trasferimento all’Aja, dove l’aspetta una cella di isolamento, dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. “Speriamo al più presto, ma non sappiamo ancora quando - ha dichiarato un portavoce del Tpi - tutto dipende dalle autorità serbe”. Sull’operazione di lunedì sera le autorità non hanno voluto far trapelare troppi particolari, perché altri due ricercati eccellenti mancano ancora all’appello. Sulla lista nera del tribunale dell’Aja ci sono ancora Ratko Mladic, comandante militare di Karadzic, con cui divide gli stessi capi di imputazione e insieme a lui autore della campagna di pulizia etnica contro croati e musulmani, e Goran Hadzic, 49 anni, ex presidente della Repubblica serba auto-proclamata di Krajina, in Croazia. Mladic è scomparso dalla circolazione nel 2001, dopo l’arresto di Slobodan Milosevic, mentre Hadzic vive a piede libero dal luglio 2004, quando il Tpi rese noto l’atto di accusa nei suoi confronti: 14 capi d’imputazione per crimini di guerra e contro l’umanità. All’annuncio della cattura di Karadzic, a Sarajevo si sono scatenati i festeggiamenti: per le strade la gente incredula saltava dalla gioia e i clacson suonavano a festa nella capitale bosniaca assediata per 43 mesi tra il ’92 e il ’95, durante i quali 11mila persone furono uccise. Strade deserte, invece, nella Republika Srpska, dove qualcuno, a bassa voce, ha reagito definendo l’arresto “una tragedia”. A Belgrado, fuori della sede della Corte per i crimini di guerra, un gruppo di sostenitori dell’ex-leader serbo ha protestato inneggiando all’“eroe Karadzic” e accusando il presidente serbo Boris Tadic di tradimento. Quanto ai sopravvissuti di Srebrenica e ai familiari delle vittime del massacro, che hanno accolto come una liberazione la notizia dell’arresto, la loro soddisfazione non sarà mai piena finchè anche l’altro grande colpevole della peggiore atrocità avvenuta in Europa dopo il secondo conflitto mondiale vivrà a piede libero.

Uscito anche sui locali del gruppo l'Espresso



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