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Soddisfazione generale dopo l'arresto dell'ex leader serbo bosniaco

(nella foto Barroso)

Lettera22

Mercoledi' 23 Luglio 2008

Per i ministri degli esteri dell'Unione europea, riuniti ieri a Bruxelles, l'arresto di Radovan Karadzic “costituisce una tappa importante nella strada di avvicinamento della Serbia con la Ue”. E' tutto in queste poche righe il più importante risultato politico che Belgrado porta a casa dopo che la lunga latitanza del capo della Republika Srpska si è improvvisamente conclusa col suo arresto. E se, per il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, tutto ciò aiuterà le “aspirazioni europee” della Serbia, il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha subito voluto sottolineare che Roma “farà la sua parte” per lavorare alla ratifica dell'accordo di stabilizzazione e associazione tra la Ue e Belgrado. “Il passo successivo - ha detto ancora Frattini - sarà di considerare una Serbia che presenta domanda di adesione alla Ue”.

Le manette all'uomo che più di ogni altro incarna gli incubi della tragedia iugoslava accelerano infatti il processo di avvicinamento di Belgrado a Bruxelles e nel contempo raffreddano le tensioni, tornate al calor bianco dopo l'indipendenza del Kosovo e il suo riconoscimento. L'averlo acciuffato del resto, come ha sottolineato Barroso, dimostra “la determinazione del nuovo governo serbo a raggiungere la piena cooperazione con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia” e dunque con un'istituzione che ha il suo cuore e la sua sede in Europa. Legittimo adesso che Belgrado si aspetti un premio.

“L'arresto è un chiaro segnale che il governo della Serbia è impegnato a rispettare gli obblighi internazionali. E il Parlamento europeo sostiene Belgrado e i suoi sforzi per entrare a far parte della famiglia della Ue”, aggiunge il presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Poettering, mentre per il Commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, la vicenda rappresenta “una pietra miliare nella cooperazione con il Tribunale” ed è dunque “tempo di mettere una pietra miliare anche nelle relazioni tra Ue e Serbia, scongelando l'accordo di associazione con Belgrado». Rinforza il ministro francese Bernard Kouchner, per il quale “il maggior ostacolo è stato rimosso”. E la sua dichiarazione vale doppio visto che Parigi ha l'attuale presidenza della Ue.

Soddisfazione è stata espressa anche da molti governati balcanici: dal premier sloveno Janez Jansa, al presidente croato Stipe Mesic. Grande soddisfazione, ovviamente, in Bosnia. E anche il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha espresso compiacimento per l'arresto dell'ex presidente serbo-bosniaco “Elogio le autorità serbe per questo importante atto di cooperazione con il Tribunale per l'ex Jugoslava”. Anche per lui è una vittoria visto che finora la Nato non era mai riuscita a mettergli il sale sulla coda. (Em gio.)






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