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LETTERA22.IT PRENDE LE DISTANZE DA LETTERA22.INFO 29/4/08

Pubblichiamo la lettera che abbiamo inviato oggi alla Federazione nazionale della stampa italiana

Lettera22

Martedi' 29 Aprile 2008

Noi Indro Montanelli ce lo abbiamo avuto, come direttore. Come collaboratori, certo, nella breve esperienza della Voce, quando l’ex direttore del Giornale, mandato via con poca eleganza, cercò di continuare il suo lavoro. Sempre e comunque, con l’immancabile Lettera22. E noi di Lettera22 (www.lettera22.it), che allora avevamo pochi anni di vita sulle spalle e due vecchi computer, ci trovammo a scrivere per chi aveva contribuito a fare della mitica macchina dell’Olivetti il simbolo del giornalismo che guarda, osserva e descrive ai lettori. Quello, appunto, che Albert Londres (ne abbiamo preso a prestito il motto) definisce come “la linea ferroviaria”: “l’unica che un giornalista è tenuto a seguire”.
Sapevamo che quel titolo, Lettera22, era ambizioso e ambito. Lo sapevamo già quando l’abbiamo scelto nel 1993 nel costituirci come un’associazione indipendente di giornalisti. Specializzati, soprattutto, in politica estera e in cultura. In questa quindicina d'anni, però, quel titolo ambizioso è stato onorato con un curriculum di tutto rispetto. Nell'arco della sua attività, Lettera 22 ha pubblicato migliaia e migliaia tra articoli e reportage su quotidiani, settimanali, periodici nazionali ed esteri. Un elenco alla rinfusa, sicuramente con qualche defaillance: Espresso, Diario, Famiglia Cristiana, D di Repubblica, Manifesto, Sole24Ore, Unità, Stampa, Sette (Corriere della Sera), Mattino, Secolo XIX, Gazzettino di Venezia, Gazzetta del Mezzogiorno, Sicilia, Nuova Sardegna, Unione Sarda, King, Extra, Anna, Avvenimenti, Carta, Limes, Venerdi (Repubblica), Agl (quotidiani del gruppo Espresso-Repubblica), Gioia, Agenzia ASCA. Sino alle collaborazioni con Rainews24, Rai Radiotre, Radio Popolare Network, Radio della Svizzera Italiana, Radio Radicale. E poi i libri, collettivi, firmati Lettera22. E quelli prodotti dai nostri soci, dai volumi di Emanuele Giordana sull’ Indonesia e l’ Afghanistan, agli Arabi Invisibili di Paola Caridi per Feltrinelli passando per gli studi sull’Africa di Irene Panozzo.
Un cursus honorum evidente, pubblico, che ha fatto di Lettera22 una stimata agenzia indipendente nel panorama editoriale italiano, seguita non solo attraverso i suoi articoli sui giornali ma anche sul sito www.lettera22.it che vanta oggi 40mila visitatori e un milione di contatti al mese. Un contributo alla cultura italiana di questi tempi. Che stranamente non ha impedito a una neonata associazione di scegliere il nostro nome, come se non esistessimo, e con quello presentarsi al pubblico. Per confondere le acque? Per fondare la propria nascita sul fatto che in molti di Lettera22 ne conoscono già un’altra?
All’inizio abbiamo pensato: pazienza, il mondo della comunicazione è pieno di imitazioni, di plagi, di clonazioni. Alla fine, carta canta, e i nostri articoli, il nostro lavoro parlano per noi, sono la nostra corazza. Poi abbiamo pensato che ai nostri lettori qualcosa la dovevamo: almeno la chiarezza, soprattutto dopo che indiscrezioni di stampa (L'Espresso, Dagospia) hanno accostato questa neo associazione – che non ha smentito - a una battuta che circolerebbe a Viale Mazzini: “Siamo gli antemarcia, gli altri al massimo sciarpa littorio”, che rimanda, ci pare, a una periodo assai buio della stampa italiana. Noi non siamo “quella” Lettera22, arrivata buona ultima. Noi siamo qui, nell’editoria italiana, da quindici anni di servizio permanente ed effettivo. Noi siamo indipendenti e non lo siamo per alzare il prezzo della nostra indipendenza. Noi siamo Lettera22.


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