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BALLANDO COI MOSTRI 22/4/08

Singolare esperimento nel carere filippino di Cebu: la danza come strumento di riabilitazione. Trovata pubblicitaria? Forse, ma i risultati ci sono e dicono che...

Paolo Affatato

Martedi' 22 Aprile 2008
Nel carcere si danza per non morire. Per scaricare emozioni e frustrazioni. Forse per dimenticare la cruda realtà ed entrare in un paradiso sognato. O per esorcizzare, grazie alla musica e al movimento, l’inferno che si vive dietro le sbarre. E’ una storia di sudore e redenzione, di inattesi successi e nuove speranze, quella del carcere provinciale di Cebu city, centro turistico sull’omonima isola, al centro dell’arcipelago delle Filippine. E’ la storia di Byron Garcia, abile e cocciuto consulente dell’istituto di pena, e dei 1500 detenuti che Garcia ha convinto a faticare, provare e riprovare passi e coreografie per diventare – primo esperimento al mondo, nella storia della criminologia – il corpo di ballo di una prigione.
Stupratori, omicidi, spacciatori e criminali d’ogni risma hanno trovato, grazie alla danza, nuovo senso alla loro giornata, nuove motivazioni nel forzato soggiorno fra le mura del penitenziario. Scoprendo perfino inattese prospettive per il futuro, divenuto un po’ meno scuro del solito.
I “mostri” si sono trasformati in provetti ballerini. E quale poteva essere l’esibizione di esordio, se non il video di Thriller, indimenticato successo di Michael Jackson? In un originale medley fra allegoria e simbolo, in una straordinaria esperienza di realtà che oltrepassa e reinventa la fiction, in una geniale performance meta-teatrale, i detenuti hanno danzato, nelle loro sgargianti divise arancioni, impersonando gli zombi del videoclip più famoso della storia. Omaggio a quel brano e quel long plain che proprio nel 2008 ha celebrato il suo 25° anniversario.
Garcia, 47 anni, ha portato con convinzione nel carcere di Cebu il suo approccio quanto meno originale alla rieducazione dei detenuti e alla gestione degli istituti di pena. La danza è per lui “un ottimo mezzo di riabilitazione, uno strumento con capacità educative, di disciplina, di relazione di gruppo”. E la performance, l’ebbrezza dello spettacolo e del risultato finale è, nella psicologia di un detenuto, un piccolo grande traguardo conquistato con sudore, impegno, sacrificio. Ci ha creduto fino in fondo Garcia e, dopo le prime difficoltà, è riuscito ad arruolare coreografi e convincere i prigionieri a cimentarsi, fino a risultati strabilianti.
Con una ciliegina posata sulla torta grazie alle moderne tecnologie. Garcia infatti ha filmato il tutto l’ha inserito in un post su youtube. La rete, con il suo poderoso effetto moltiplicatore, ha ben presto trasformato il video dei prigionieri di Cebu in un successo di caratura internazionale, persino più vasto del video originale. In pochi mesi il video di Garcia ha scalato le hit parade ed è risultato, a fine 2007, fra i dieci più visti dell’anno in assoluto. Cliccato più di 10 milioni di volte (per vederlo basta inserire su youtube il nome dell’autore, “byronfgarcia”). Citato sui grandi network della stampa internazionale, come Time magazine, Herald Tribune, Bbc, Cnn.
I detenuti di Cebu sono stati catapultati all’improvviso nello star system. Invitati ad esibirsi al “Sinulog Festival” di Cebu, la maggiore manifestazione culturale locale. Scritturati come veri artisti. Reclamati da curiosi e turisti. Tanto che, sull’onda dell’entusiasmo (e della pubblicità), il carcere ha ora disposto performance mensili aperte al pubblico.
Secondo Garcia “non si tratta di un fenomeno da baraccone. E’ invece parte di un approccio innovativo alla rieducazione, basato su disciplina, fitness, lotta alla corruzione, decongestione preventiva. Ho visto un netto miglioramento nei detenuti. La danza aiuta a sviluppare autostima, contribuisce a un graduale cambiamento nella percezione di sè. Intanto la comunità civile ha ricominciato ad apprezzarli in quanto persone, ed essi hanno l’occasione di guadagnare un po’ di denaro per le loro necessità. Infatti i turisti che assistono agli spettacoli pagano un biglietto e il denaro ricavato finisce in un fondo comune a beneficio delle condizioni di vita dei carcerati”. E allora avanti con altre performance, sulle note di Grease, Ymca, Radio Gaga, Sister Act.
La danza nel carcere di Cebu, però, non ha trovato solo consensi. Organizzazioni per i diritti civili e militanti per i diritti umani hanno storto il naso. Garcia non è certo un re mida, dicono. Le carceri filippine versano in condizioni insostenibili: strutture rudimentali, carenze di cibo e assistenza sanitaria, sovraffollamento, brutalità, maltrattamenti, sono all’ordine del giorno. Il codice penale nazionale risale agli anni ‘30, mentre il sistema carcerario è improntato a una logica essenzialmente punitiva. Numerosi penitenziari sono plurisecolari, costruiti dai colonizzatori spagnoli a partire dal sec. XVI. Per non dire della totale assenza di carceri minorili (non previsti dalla legge): la mescolanza di adulti e ragazzi rende più facili gli abusi sessuali sui minori. Si aggiunga, poi, che il 96% dei detenuti (60mila in totale) proviene dagli strati più poveri della popolazione e che la corruzione è endemica fra guardie e funzionari: ne consegue un diffuso traffico di droga, prostitute, alcolici. Insomma, un quadro a tinte fosche. Il video di Cebu, allora, deve servire a puntare i riflettori sull’inferno che l’ex detenuto Raymund Narag (sette anni in prigione per un crimine non commesso) ha descritto, in un racconto impietoso quanto dettagliato, nel best-seller “Freedom and death inside the jail” (ed. Rod P. Fajardo, Filippine 2005).
Sul Thriller di Cebu si addensano, poi, altre ombre. Sembra che Garcia non abbia esitatao a usare metodi violenti e brutali per disciplinare i detenuti. Inoltre è un uomo con solidi agganci politici. Sua sorella Gwendalyn è governatore della provincia di Cebu e suo padre è un noto uomo politico, che siede nel Parlamento nazionale. Specchio fedele di un consolidato sistema di oligarchie che nelle Filippine gestiscono il potere politico ed economico: il crony capitalism, ovvero “capitalismo di famiglia”. Garcia sta costruendo la sua notorietà e la sua ascesa politica sulla pelle dei detenuti di Cebu? Potrebbe essere così, ma può darsi che la sua originale idea abbia fatto breccia e possa tornare comunque utile per un cambiamento di mentalità e di strategie nella riabilitazione dei carcerati. Segnali ce ne sono. Nella provincia di Quezon 425 detenuti del carcere di Pagbilao hanno vinto un premio televisivo ballando sulle note di Papaya dance, noto motivo pop filippino. La danza è contagiosa.

L'articolo è uscito anche sul numero di aprile di "Ventiquattro", magazine del Sole24ore



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