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UNA TRAPPOLA DI NOME KALASHNIKOV

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RECORD UE: MOLTE ARMI MOLTO ONORE 2/2/14

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COME REGOLAMENTARE IL MERCATO DELLE ARMI 18/4/13

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TUTTE LE ARMI DEL (EX) PREMIER 14/5/12

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NUOVE ARMI: "AGENTI SEGRETI" INVISIBILI 12/5/10

IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

L'ITALIA E IL COMMERCIO DELLE ARMI 9/4/08

Analisi di una scelta nazionale: nel 2007 un livello record di export militare italiano, che segue il notevole incremento del 2006 rispetto all’anno precedente. L'analisi di

Luciano Bertozzi

Mercoledi' 9 Aprile 2008

Nel 2007- secondo i dati ufficiali resi noti in questi giorni dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – è stato registrato un livello record di export militare italiano, che segue il notevole incremento del 2006 rispetto all’anno precedente.
L’anno scorso le armi fornite sono state pari ad un ammontare di 1.274 milioni di euro (+ 31% sul 2006) mentre i nuovi contratti hanno registrato un valore di 2.369 milioni (+9% sul 2006).A questo considerevole flusso sono poi da aggiungere le esportazioni temporanee connesse a numerose coproduzioni militari (Eurofighter, ecc) pari a 1.807 milioni (+50% sul 2006)
Con il Governo Prodi, quindi, i top manager dell’industria militare brindano per i lusinghieri risultati ottenuti, i migliori dagli anni ’90.
Ecco la top ten per i nuovi contratti: al primo posto il Pakistan con 472 milioni relativi a missili antiaerei Spada, seguono Finlandia con 150 milioni, Turchia con 175, Regno Unito con 142, USA con 138, Austria con 120, Malaysia e Spagna con 119 e soprattutto l’Iraq al nono posto con 84 milioni ed al decimo la Francia.. Con importi minori sono da segnalare Arabia Saudita con 65, Libia con 57, Oman con 55, Emirati Arabi Uniti con 37, Australia con 33, Kuwait con 29,Singapore con 27,India con 24, Egitto con 14, Corea del Sud con 11, Indonesia con 10, Perù con 4, Sud Africa con 3,7, Taiwan con 1,6. Nell’elenco ci sono sia pure con importi assai modesti anche Marocco con 800.000 euro, Israele e Cina con circa 400.000 euro.
Per quanto riguarda le armi fornite, invece la classifica è la seguente: al primo posto Emirati Arabi Uniti con 205 milioni , seguono Regno Unito con 109, Grecia con 87,USA con 76,Spagna con 69, Pakistan con 60,Germania con 59, Svezia con 46,Turchia con 44 e India con 39 milioni. Con importi minori sono da evidenziare Arabia Saudita e Sud Africa con 20, Nigeria con 16 ed Egitto con 9 milioni.
E’ sufficiente leggere questa lista per capire come la legge 185 del 1990 che disciplina questo delicato settore sia considerata, di fatto, lettera morta. Tale norma vieta le esportazioni di armi ai Paesi belligeranti o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani Forse per il Governo Prodi Washington e Londra che hanno scatenato l’inferno sui Iraq ed Afghanistan non sono in guerra, forse l’Iraq è un posto dove andare in vacanza ed il Pakistan un Paese in cui fare alpinismo. Evidentemente l’attuale Esecutivo, che pure ha affermato nel suo programma elettorale 2006 il puntuale rispetto della citata legge 185, è subalterno ai voleri di Finmeccanica, l’holding nella top ten dell’industria militare mondiale e di cui il Ministero dell’economia è azionista di riferimento. Particolarmente eclatante è il caso dell’Iraq. I contratti di armi “made in Italy” rappresentano, forse, una sorta di “dividendo della guerra”, la compensazione economica per aver mandato i nostri soldati nel Paese mesopotamico.. Allo stesso tempo non si capisce perché rafforzare, con le nostre armi le forze armate turche che da tempo cercano di risolvere il problema della guerriglia del PKK colpendo le sue basi in Iraq, alimentando i venti di guerra. Inoltre in Arabia Saudita la tutela dei diritti umani non è molto diversa da quella afgana al tempo dei talibani:le donne non possono neppure guidare l’automobile! Mentre la Libia è chiamata a svolgere il “lavoro sporco” nel contrasto all’immigrazione clandestina, negando a tanti profughi africani il diritto di asilo in Italia ed in altri paesi europei.
La società civile ha preso posizione su un documento che dimostra la scarsa cultura della pace dell’Esecutivo.”Se è positivo che il Governo abbia mantenuto l’impegno annunciato lo scorso anno aprendo un confronto con le associazioni come le nostre attente al controllo del commercio di armamenti, afferma Francesco Vignarca coordinatore della rete Disarmo, il trend di crescita dell’export è invece alquanto preoccupante” Lo stesso Vignarca ha poi sottolineato che fra i principali clienti vi siano Pakistan Turchia i due Paesi per i quali la Rete Disarmo, in considerazione delle tensioni interne e delle politiche militari dei due Paesi, aveva esplicitamente chiesto al Governo italiano una sospensione delle esportazioni di armi.
Le principali aziende esportatrici, relativamente ai nuovi contratti 2007 vedono una prevalenza di società Finmeccanica e sono state nell’ordine: MBDA con 443 milioni, Intermarine con 245, Fincantieri con 192 , Agusta con 190, Oto Melara con 168 e Galileo Avionica con 161.





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