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ELEZIONI/LA POLITICA ALLA CONQUISTA DELL'UMANITARIO-2 20/3/08

Seconda puntata del viaggio nei difficili rapporti della politica con un mondo complesso. La relazione con i grandi organismi di cooperazione internazionale presenti in Italia riunti nel Cini. Che hanno fatto dieci domande ai politici candidati e non ne hanno ottenuto un granché

Emanuele Giordana

Giovedi' 20 Marzo 2008

A prender per buoni i risultati di un sondaggio del Cini, il network italiano che raccoglie sei pezzi da novanta del mondo non governativo internazionale in Italia, vien fuori che a otto candidati su dieci al nostro parlamento, della cooperazione internazionale non importa granché. Eppure, a far quattro conti, potrebbe convenire.
Il Cini raccoglie un colosso come il Wwf che ha, oltre al panda nel logo, cinquecentomila iscritti, probabilmente in età da voto anche per il Senato. Amref, Ong di matrice africana, ne conta 120mila. Con Action Aid, Terre des Hommes, Save the Children e il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) si va oltre il milione di sostenitori abbondante. E se, come probabile, ci aggiungete Oxfam, ormai in pol position per entrare sul “mercato” italiano, questo numero cresce. Sostenitori che, abbastanza ovviamente, devono essere buoni consumatori di politica ambientale e internazionale e che insomma, potrebbero far gola. Invece no. Il Cini ha spedito un questionario, roba anche facile da compilare, a tutti i candidati premier e ai parlamentari uscenti delle commissioni esteri di Camera e Senato che, in gran parte, sono tutti ricandidati. Gli ha chiesto, in dieci domande facili facili cui rispondere si o no (e persino non lo so), cosa ne pensano della lotta alla povertà, degli impegni in sede internazionale, se bisogna mettere più fondi e contenuti nelle politiche di cooperazione. Cinquanta questionari ma solo nove risposte. Niente male. Risultato: alla politica italiana della cooperazione importa poco. Prova ne sia una legge molto invecchiata che il parlamento si rifiuta di rivisitare o che ama rivisitare con lunghe disquisizioni per non approvarla mai. Un'araba fenice che fa andare in bestia, nel solo mondo delle grandi Ong internazionali, un milione di potenziali elettori.
Tra i candidati premier hanno risposto in tre: prendete nota. Bertinotti, Veltroni, Boselli. Tra i parlamentari in sei: Bonino, Della Seta, Ferrante, Marcenaro (Pd), Siniscalchi (Sa). Menzione d'onore per l'unico uomo di centro (destra o sinistra?) che ha perso dieci minuti per rispondere: Rocco Buttiglione, in quota Udc.
Egizia Petroccione (Amref) e Massimo Zortea (Vis) hanno presentano i dati col distacco che si confà alle persone di mondo ma la delusione, benché attesa, è manifesta. Lamentano l'assenza di partitoni come il Pdl o di formazioni minori ma importanti come la Lega o l'Italia dei valori. Non solo. Le poche risposte segnalano anche che nulla di quanto guadagnato finora alla causa è certo. Un viceministro? Mmm si vedrà. L'aiuto slegato dai traffici commerciali o dalle operazioni militari? Bhe forse, però. Ma soprattutto un'attenzione scarsa di cui le risposte al sondaggio sono solo il segno manifesto.
Gli sforzi maggiori li hanno fatti Partito democratico e Sinistra Arcobaleno. Forse la palma spetta a Bertinotti: già due incontri a Roma e uno a Milano e un altro ancora in agenda con quel variegato mondo che rappresenta in Italia la cooperazione internazionale, che è anche una fetta importante del movimento per la pace. E che segnala un'attenzione del grande pubblico, sempre misconosciuta dalla politica. Anche Veltroni si posiziona: ha indetto a Padova un incontro che, nel foglio d'invito, segnalava che nel Pd la sensibilità c'è e che almeno un'apertura si può registrare.
Cosa c'è che non va tra la politica italiana e questo mondo rappresentato ormai da vere e proprie lobby e da centinaia di migliaia di cittadini di buone intenzioni? “Possiamo solo registrare che questi temi non sono in cima ai pensieri dei candidati”, dice amaro Zortea. Peccato, due righe in più nei programmi dei partiti non avrebbero guastato. E avrebbero fatto contenti almeno un milione di potenziali elettori. (2 – continua)



Questo articolo è stato pubblicato anche su il manifesto

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