Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

GUERRA E PEACEKEEPING? PER MARTINO PARI SONO 7/12/03

Un peacekeeper italiano non dovrà essere più sottoposto alla legge penale militare di pace ma a quella di guerra, come già avviene per i nostri soldati in Afghanistan e Iraq. Lo dice il ministro della Difesa Antonio Martino

Emanuele Giordana

Domenica 7 Dicembre 2003
GUERRA E PEACEKEEPING? PER IL GOVERNO PARI SONO.

La distinzione tra militari in guerra o impegnati in operazioni di peacekeeping non ha più senso secondo il ministro della Difesa Antonio Martino e un peacekeeper italiano non dovrà essere più sottoposto alla legge penale militare di pace ma a quella di guerra, come già avviene per i nostri soldati in Afghanistan e Iraq. Martino ha ricordato ieri che una nuova legge penale militare è pendente in Parlamento per adeguare i concetti di pace e guerra alla nuova situazione internazionale e, parlando a Lucca a margine del seminario "L'Italia e gli Stati uniti”, ha detto che “la legislazione attuale risale al 1941 ed è basata sulla distinzione tra guerra e pace, distinzione che non si pone più nei termini in cui si poneva allora”. Quindi, ha aggiunto “abbiamo dovuto tenere conto del diritto internazionale umanitario e dell'esistenza della Corte penale internazionale. E per tutelare i nostri militari è stato necessario novellare l'attuale legislazione”.
La strada è iniziata con la legge 31 gennaio 2002 che modifica la prassi seguita sin dal 1982 (per la missione in Libano) in tutte le operazioni militari all’estero e che prevedeva l’applicazione del codice penale militare di pace. La legge stabilisce che “sino all’entrata in vigore di una nuova legge organica sulla materia (quella in fieri), sono soggetti alla legge penale militare di guerra, ancorché in tempo di pace, i corpi di spedizione all’estero per operazioni militari armate”.
Quest’estate poi, il Consiglio dei ministri ha dato luce verde, su proposta di Martino e benestare di Castelli, al disegno di legge sull'ordinamento militare varato dalla commissione Scandurra (procuratore generale presso la Corte di cassazione) per la riforma dei codici penali militari di guerra e di pace. Come spiegava in un’intervista al Gazzettino di Venezia Sergio Dini, presidente nazionale dell'Associazione nazionale magistrati militari italiani e membro della commissione: “Il codice di guerra non verrà applicato esclusivamente in caso di conflitti mondiali ma fungerà da riferimento anche per le missioni di peacekeeping che vedono impegnate le nostre forze armate assieme ad altri organismi internazionali. Dovunque vi sia un intervento armato dei nostri militari si applica il codice di guerra....in Iraq ed in Afghanistan varranno queste norme....abbiamo recepito le disposizioni contenute nel decreto legge che ha autorizzato la spedizione in Iraq”. “La riforma – aggiungeva Dini - dà finalmente un senso all'esistenza dei tribunali militari.... Tutto ciò che accade in una caserma passerà al vaglio della magistratura militare. Potremo condurre indagini su reati come il falso, la concussione e la corruzione, gli omicidi e le rapine, le violenze sessuali e gli stupefacenti. Quando ci imbattevamo in situazioni simili eravamo costretti a trasmettere gli atti ai tribunali ordinari”.
Ma la nuova legge non ridà fiato soltanto ai tribunali militari che l’eccessiva competenza dei giudici civili metteva in mora, mortificando i magistrati militari. Sembra prefigurare una sempre più pericolosa identità tra azioni di guerra e missioni di pace che fa saltare le differenze tra un’operazione di peacekeeping vera e propria (cioè conforme al diritto internazionale e sotto l’egida di istituzioni multilaterali) e un’operazione di guerra più o meno mascherata e unilaterale come è appunto accaduto in Iraq. Si dirà che in realtà la legge voluta da Martino non fa che fotografare l’esistente: operazioni di guerra camuffate da operazioni umanitarie come per la nostra missione in Iraq. Se così è, più che uniformare la legge penale militare alle convenzioni internazionali (Cpi, Convenzioni di Ginevra etc), il legislatore sembra invece voler avallare un altro principio: quello del diritto al first strike negli stati canaglia, gabellato all’opinione pubblica come un’operazione di pacificazione internazionale.
La confusione sotto il cielo è grande ma nemmeno tanto se, come ha detto l’altro ieri Silvio Berlusconi al New York Times, “le democrazie devono essere preparate ad usare la forza in certi casi...ed è necessario un cambiamento delle leggi internazionali laddove sostengono che la sovranità nazionale è inviolabile”. Noi, in piccolo, cominciamo dal codice militare.



Powered by Amisnet.org