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LA YESHIVA DEI COLONI 8/3/08

Nata più di ottant'anni fa, la Merkaz Harav è sempre stata la bandiera del sionismo religioso

Paola Caridi

Sabato 8 Marzo 2008
Non era un obiettivo qualsiasi, la yeshiva Merkaz Harav. Anzi, è la conferma che sono i coloni, in questa fase del conflitto israelo-palestinese, il bersaglio della rabbia e della protesta che cova non solo a Gaza, ma in questi giorni soprattutto in Cisgiordania. Prima della scuola rabbinica di Gerusalemme, gli attacchi a colpi di pietre o d’arma da fuoco c’era stati in tutte le aree dove sono concentrate le colonie più ideologizzate, o gli avamposti appena messi su dalle frange più radicali del movimento che vuole una e una sola la terra biblica d’Israele. Cisgiordania compresa.
La scuola di studi rabbinici Merkaz Harav è considerata, dagli stessi sostenitori del movimento dei coloni, il luogo in cui il cosiddetto sionismo religioso è nato. Già dalla sua fondazione, nel 1924, quando a dirigerla c’era Rabbi Avraham Kook. Ma soprattutto dopo la guerra dello Yom Kippur, nel 1973, e la nascita di Gush Emunim, il gruppo da cui partì, nella pratica, la lunga stagione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania che continua ancora oggi. E che non si è fermata neanche con Annapolis.
La yeshiva non ha perso, negli anni, né autorevolezza né peso politico, in Israele. Rappresenta sempre il nazionalismo religioso, e un interlocutore importante per le istituzioni quando in gioco ci sono questioni che toccano non solo le colonie, ma le scelte strategiche israeliane. Il caso più evidente è stato il duro monito lanciato dall’allora rettore della yeshiva, il rabbi Avraham Shapira, contro il disimpegno da Gaza deciso da Ariel Sharon. Shapira, che è scomparso qualche mese fa a 94 anni e i cui funerali sono stati un evento seguito da una folla di seguaci, aveva addirittura chiesto ai soldati di rifiutarsi di eseguire gli ordini di evacuazione. Stessa durezza è stata espressa dai dirigenti della scuola quando sui giornali è uscita la notizia che in discussione, nei negoziati post-Annapolis tra governo Olmert e Anp di Abu Mazen, c’era la divisione di Gerusalemme.
Non è un caso, dunque, se dalle aule della yeshiva sono usciti alcuni dei rabbini considerati più duri sulle questioni relative alle colonie, al rapporto con i palestinesi e alla gestione della Spianata delle Moschee. Come rabbi Dov Lior, il rabbino di una delle colonie più ideologizzate come Kiryat Arba, accanto a Hebron, spesso al centro del palcoscenico per affermazioni molto polemiche e provocatorie.


Leggi la cronaca anche sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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