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ATTENTATO ALLA YESHIVA. I NEGOZIATI ANDRANNO AVANTI 8/3/08

Folla ai funerali degli otto studenti della scuola rabbinica. Ma il governo Olmert dice che i negoziati andranno avanti

Paola Caridi

Sabato 8 Marzo 2008
GERUSALEMME – La folla dei seguaci della scuola rabbinica Merkaz Harav ha percorso ieri mattina le strade di Gerusalemme, per seppellire gli otto studenti uccisi giovedì sera nel primo attentato dal 2004. Era una folla fatta di studenti, di ex studenti, di politici del fronte nazional-religioso, di esponenti del movimento dei coloni. In una Gerusalemme in massimo stato d’allerta, visto che i funerali degli otto ragazzi si svolgevano in contemporanea con la grande preghiera del venerdì musulmano. Accessi alla città bloccati, limitazioni per i fedeli musulmani, pattugliamenti continui.
Sono stati funerali segnati non solo dal dolore per la morte di giovanissimi studenti. A parte un allievo di 26 anni proveniente dalla città di Ashdod, gli altri erano tutti adolescenti, tra i 15 e i 19 anni. Il rettore della Merkaz Harav, rabbi Ya’akov Shapira, ha lanciato anche un monito politico al governo, presente alle esequie solo con un ministro dello Shas, il partito religioso sefardita. “Il tempo è arrivato di avere una leadership buona, una dirigenza migliore, una dirigenza che sia più credente”, ha detto Shapira, figlio dello storico rabbino della yeshiva, che aveva già lanciato strali pesanti, negli scorsi anni, contro l’esecutivo.
Il governo di Tel Aviv, dal canto suo, ha fatto sapere che Israele proseguirà i negoziati di pace con i palestinesi, nonostante l’attentato di Gerusalemme. Un passo simile a quello compiuto due giorni fa da Mahmoud Abbas, che dietro le pressioni del segretario di stato americano Condoleezza Rice aveva ribaltato la decisione di sospendere le trattative con il governo di Ehud Olmert, giunta dopo la sanguinosa operazione dell’esercito israeliano a Gaza.
E proprio le immagini dell’operazione Caldo Inverno, che a cavallo tra febbraio e marzo ha causato 130 morti e 350 feriti tra i palestinesi, potrebbero essere state all’origine dell’attentato. Almeno stando a quanto ha rivelato all’Associated Press la sorella dell’attentatore, un ragazzo di 25 anni proveniente dal paesino di Jabal Mukaber, alle propaggini di Gerusalemme. Alaa Abu Dheim era rimasto scosso dalle immagini di Gaza, ha detto sua sorella.
Le autorità israeliane, che ieri notte hanno fatto circondare Jabal Mukaber e distruggere la casa della famiglia dell’attentatore, dubitano però che Alaa Abu Dheim abbia potuto compiere l’attentato da solo. Intanto, hanno sigillato la Cisgiordania fino a nuovo ordine, e cercano possibili fiancheggiatori all’interno della parte araba di Gerusalemme, dove risiedono oltre duecentomila palestinesi con documenti d’identità che consentono di circolare in Israele.
Uno dei problemi è quello delle rivendicazioni. Hamas si è prima assunta la responsabilità dell’attentato, salvo poi tirarsi indietro e temporeggiare. Al vaglio, poi, c’è ancora la rivendicazione resa pubblica attraverso la televisione degli hezbollah libanesi, Al Manar, e una simile arrivata all’agenzia di stampa palestinese Maan. Si parla, in questi casi, di un gruppo di Combattenti per la Galilea Libera, intitolato a Imad Mughniye, il numero due di hezbollah ucciso a metà febbraio in un attentato a Damasco, di cui il “partito di Dio” incolpa il Mossad.
Il legame con la vicenda Mughniye e con la minaccia di ritorsioni da parte di hezbollah dev’essere stato preso in considerazione dal governo Olmert, se è vero che due caccia israeliani hanno sorvolato lo spazio aereo libanese, arrivando sino a Tiro e poi a nord, sino a Beirut.

Leggi la cronaca anche sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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