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Il segretario di stato USA vede egiziani, israeliani e palestinesi. Ma l'ombra dell'ultima operazione di Tsahal a Gaza ancora incombe

Paola Caridi

Mercoledi' 5 Marzo 2008
GERUSALEMME – Pace possibile entro l’anno. Nonostante Gaza, le operazioni militari israeliane, gli oltre 120 morti palestinesi che hanno spinto Mahmoud Abbas a sospendere i negoziati a data da destinarsi. George W. Bush da Washington, e il suo segretario di stato Condoleezza Rice dal Cairo, sono convinti che il tempo ancora ci sia. Per arrivare a un accordo entro il 2008.
La realtà sul terreno, però, dice altro. E a Condi Rice lo hanno detto per primi gli egiziani, nella tappa d’apertura, ieri, del suo ennesimo viaggio in Medio Oriente. Israele ha fatto un uso eccessivo della forza militare bombardando i civili senza distinzione, ha ricordato il ministro degli esteri del Cairo, Abul Gheit. Anche se l’argomento principe dei colloqui, che si sono poi estesi al presidente Hosni Mubarak, era la situazione di Rafah e la gestione del confine tra Gaza ed Egitto.
Le immagini sanguinose di Gaza sono troppo fresche. E nessuno si aspettava che il segretario di stato USA riuscisse a ricucire lo strappo di questi ultimi giorni. I palestinesi di Ramallah non possono ancora tornare al tavolo delle trattative, nonostante la Rice spinga, e getti su Hamas l’intera responsabilità dell’acuirsi recente del conflitto.
Hamas non ferma gli attacchi con i razzi sulle città di confine (anche ieri, Qassam sono stati lanciati verso il Negev), Israele ha il diritto di difendersi, e l’obiettivo del movimento islamista è proprio quello di distruggere i negoziati tra Abu Mazen e Olmert. Dunque, bisogna tornare quanto prima alle trattative, dice la Rice. Che ha dovuto affrontare, all’inizio del suo tour, anche l’uscita di una lunga inchiesta di Vanity Fair sulle operazioni segrete di Washington tra 2006 e 2007 per buttare giù il governo di Hamas. Inchiesta che accusa direttamente proprio lei, Condoleezza Rice.
Abu Mazen, dal canto suo, chiede una tregua che non comprenda solo Gaza, ma si estenda anche alla Cisgiordania. Dove le retate compiute da Tsahal sono quotidiane. Israele, però, non intende recedere, a giudicare dalle dichiarazioni dei suoi dirigenti. E’ soprattutto il ministro degli esteri, Tzipi Livni, che paventa la possibilità, per Israele, di rioccupare Gaza. Mentre Ehud Olmert e Condi Rice erano a cena insieme, a Gerusalemme, i carriarmati israeliani sono entrati di nuovo nella Striscia. Stavolta, a sud, verso Khan Younis, dove si sono avuti scontri a fuoco con miliziani di Hamas. Il tavolo negoziale, per ora, può attendere.

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