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GAZA, ICONE DEL DOLORE 3/3/08

Mohammed al Burei è diventato, suo malgrado, il simbolo degli oltre cento morti di Gaza, causati dall'ultima incursione israeliana durata cinque giorni

Paola Caridi

Lunedi' 3 Marzo 2008
È facile prevedere che tutti, nel mondo arabo, si ricorderanno tra qualche anno di Mohammed al Burei. Così come, a quasi otto anni di distanza, si ricordano di Mohammed al Durra, il ragazzino di 12 anni ucciso dai soldati israeliani durante la seconda intifada, anche lui a Gaza, mentre tentava di sfuggire ai proiettili accanto a suo padre, che gli faceva da scudo.
Il faccino di Mohammed è sereno, nelle foto che ne hanno immortalato la morte. Dormiva, quando l’aviazione israeliana ha lanciato un missile contro il suo palazzo, a Gaza City, alla fine di febbraio, durante l’ultima, sanguinosa incursione dell’esercito di Tel Aviv che in cinque giorni ha provocato quasi cento vittime, e centinaia di feriti. Il viso è rimasto composto nel sonno. Solo sporcato da un po’ di sangue. Il suo corpicino è stato avvolto in una bandiera di Hamas, e Mohammed è stato portato alla sepoltura in braccio a suo padre, giovane, con la barba e uno zuccotto in testa, lo sguardo ingoiato dal cadaverino. Era il suo unico figlio, e le cronache dicono che lui e sua moglie avevano dovuto attendere cinque anni per riuscire averlo. E' morto che aveva solo cinque mesi...

continua a leggere la storia nel blog di Paola Caridi, Arabi Visibili, sul sito della Feltrinelli



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