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GAZA, STRAGE DI BAMBINI 29/2/08

Intensificati i raid israeliani sulla Striscia. Trenta le vittime. E tra loro otto bambini. Cinque, colpiti mentre giocavano a pallone

Paola Caridi

Venerdi' 29 Febbraio 2008
GERUSALEMME – Almeno trenta morti palestinesi in meno di due giorni. E tra le vittime, otto bambini, compreso un neonato di cinque mesi. È il bilancio parziale dell’ultimo capitolo dello scontro tra esercito israeliano e il governo di Hamas a Gaza. Un capitolo iniziato mercoledì mattina, quando un missile di Tsahal ha colpito un pulmino nella Striscia, uccidendo i cinque militanti di Hamas che si trovavano all’interno. Poi, la reazione dei gruppi armati palestinesi: la pioggia di razzi Qassam su Sderot, la morte di un israeliano nel college Sapir, e ancora i razzi artigianali sparati da Gaza che hanno raggiunto Ashkelon, l’importante cittadina portuale a una decina di chilometri a nord della Striscia.
Oltre ottanta i razzi sparati da Hamas, una pioggia di Qassam partita da Gaza, nonostante il piccolo lembo di terra a ridosso del Mediterraneo sia stato colpito senza sosta dai raid israeliani. Soprattutto ieri, dopo il duro monito da Tokyo del premier Ehud Olmert. Bersaglio dell’aviazione di Tel Aviv, le basi di lancio dei razzi ma anche le postazioni di Hamas: una tattica che non ha, dunque, risparmiato i civili, in un territorio dove vivono, ammassate, un milione e mezzo di persone.
Risultato: quattro bambini tra i 7 e i 14 anni, due fratelli e due cugini, sono morti ieri mentre giocavano a pallone nel campo profughi di Jabalia. Un loro vicino di casa di 12 anni è deceduto poco dopo in ospedale. Decine e decine i feriti, in una situazione disastrosa dal punto di vista sanitario. Aggravata dal fatto che, tra i bersagli colpiti, c’è stato anche il Palestinian Medical Relief Committe di Mustafa Barghouthi, uno dei centri importanti per l’assistenza ai gazani. Distrutto anche un posto di polizia accanto alla casa del premier del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, mentre tra i militanti uccisi c’è anche il figlio di uno dei leader del movimento islamista, Khalil Hayya, scampato pochi mesi fa a un omicidio mirato in cui aveva perso gran parte della sua famiglia.
Il governo israeliano non considera chiusa la partita con i raid delle ultime 48 ore. Anzi, per bocca del suo ministro della difesa Ehud Barak, minaccia una massiccia operazione di terra. Mentre la comunità internazionale cerca di premere perché il conflitto non diventi ancor più sanguinoso. Il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, continua ancora a puntare il dito su Hamas, come il solo responsabile di quello che sta succedendo, ma stavolta esprime anche preoccupazione per l’uso della forza da parte di Israele. La Russia, invece, parla esplicitamente di sproporzione della risposta di Tsahal contro i miliziani palestinesi. E l’Unione Europea si dice profondamente preoccupata per l’escalation di violenza.
L’esercito israeliano, d’altro canto, non colpisce solo Gaza. Negli scorsi due giorni ha intensificato anche le azioni delle unità speciali in Cisgiordania, nella zona di Jenin e Nablus, dove bersaglio degli omicidi mirati sono stati miliziani delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, legate a Fatah. Mentre il presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas, deve fronteggiare la tensione interna crescente in Cisgiordania, dopo le denunce di arresti illegali e torture da parte dei propri servizi di sicurezza.

Leggi la cronaca anche sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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