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KOSOVO, ALTA TENSIONE TRA ROMA E BELGRADO 21/01/08

Convocato oggi il Consiglio dei ministri per riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Ma la Serbia non ci sta e promette di rompere le relazioni diplomatiche con il nostro paese.

Gabriele Carchella

Giovedi' 21 Febbraio 2008

Il braccio di ferro sul Kosovo rischia di far saltare le relazioni diplomatiche tra Roma e Belgrado. In un'intensa giornata di incontri, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha delineato ieri la strategia dell'Italia: “L'indipendenza del Kosovo è un esito inevitabile. Il Kosovo non può rimanere per sempre sotto amministrazione internazionale e i kosovari non vogliono tornare sotto la Serbia”. A sostegno della sua tesi, D'Alema ricorda che “la decisione della transizione verso l'indipendenza è stata presa all'unanimità dall'Europa”, che ha approvato la proposta dell'inviato Onu Marti Ahtisari.
Presto è arrivata la rabbiosa replica di Belgrado: “Il giorno in cui l'Italia riconoscerà il Kosovo, quello sarà il giorno in cui richiameremo il nostro ambasciatore da Roma”, ha tuonato il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic. Con altri paesi, la Serbia è già passata dalle parole ai fatti: ieri ha richiamato i suoi rappresentanti in Austria e Germania, dopo che lunedì aveva ritirato l'ambasciatore in Francia. Jeremic ha proseguito definendo “una proposta indecente” quella dell'Italia. Proposta che prevede il sostegno alla Serbia per l'ingresso nell'Ue in cambio del via libera sull'indipendenza kosovara. La Serbia, precisa il ministro, non può accettare una forma di “compensazione” o di “scambio” per la sua sovranità.
Toni duri, da scontro frontale, smorzati più tardi dallo stesso D'Alema: “È comprensibile che questo sia un momento difficile e che ci sia amarezza a Belgrado. Confido nel fatto che questo momento possa essere superato e che si possa ritrovare la via di un dialogo, in particolare tra Pristina e Belgrado”. Anche il presidente Giorgio Napolitano ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Rispondendo alla lettera inviatagli dal presidente serbo Boris Tadic sul Kosovo, Napolitano ha espresso “sentimenti di profonda e antica amicizia verso la Serbia e conferma l'impegno dell'Italia a sostenere la prospettiva europea di tutti i paesi dei Balcani occidentali”. La Farnesina ha poi fatto sapere che, con ogni probabilità, l'ambasciatrice serba a Roma tornerà a Belgrado per consultazioni. A decidere la posizione dell'Italia sarà il Consiglio dei ministri convocato oggi alle 9.00, a cui seguirà un altro Consiglio il prossimo 27 febbraio. Sarà questo organo a sancire, a meno di sorprese clamorose, il riconoscimento del Kosovo.
La Farnesina spiega la decisione anche con la necessità di tutelare le truppe italiane in Kosovo. Secondo D'Alema, senza il riconoscimento all'Italia non resterebbe che ritirare i propri uomini dall'ex provincia serba. “Non esiste una terza via”, ha detto davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato. L'Italia schiera in Kosovo 2.600 militari e si accinge a inviare 200 funzionari civili. Un piccolo esercito che può operare in sicurezza solo se può contare su buone relazioni con Pristina. D'Alema ha poi ricordato che l'Ue ha valutato il Kosovo un “caso speciale che non determina alcun precedente internazionale”. Un concetto che sarà difficile da far digerire, anche dalle nostre parti. Proprio ieri, il capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, Mario Borghezio, al grido di “Padania libera!”, ha dichiarato che l'indipendenza del Kosovo è “una concreta applicazione in Europa del principio di autodeterminazione dei popoli, sancito dalla Carta dell'Onu”.


Pubblicato oggi sui quotidiani locali del Gruppo Espresso.



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